E’ piuttosto certo che a ottobre del 2024, quando rilasciò questa intervista a bici.PRO su cosa non funzionasse (e ancora non funzioni) nel ciclismo contemporaneo, Luca Guercilena non immaginasse che di lì a due anni sarebbe diventato responsabile della direzione dell’area ciclismo di RCS Sport.
«Il ciclismo – disse Guercilena – è uno sport legato ai controsensi. Prima di pensare di introdurre cap e limitazioni, bisognerebbe mettere mano al modello di gestione in generale. Se analizziamo quali sono gli sport che hanno un cap, vediamo che sono riconducibili a delle leghe professionistiche. Significa che le parti sono all’interno di un’unica società che produce profitto per tutti. Un sistema in cui i proventi dei diritti – televisivi, commerciali, merchandising e quant’altro – vengono suddivisi secondo dei criteri ragionati tra tutte le parti del movimento».
Come glielo dici a RCS Sport che un modello più virtuoso imporrebbe loro – e a tutti gli altri attori sulla scena, incluso il Tour – di mettere sul tavolo i propri profitti, per dividerli con il resto del movimento affinché il sistema – secondo l’idea di Guercilena – viva un nuovo equilibrio e ci siano più sostanze per tutti? Quanto siamo lontani dalla contrattazione collettiva dei diritti televisivi (stabiliti nel calcio dalla Legge Melandri) per impedire che un attore prevalga sull’altro?


I diritti da dividere
Nelle scorse settimane abbiamo indugiato sulla querelle tra la Federazione e la Lega Ciclismo, senza considerare il ruolo del principale organizzatore italiano di corse. Un ruolo che in seno alla Lega Ciclismo Professionistico deve essere giustamente importante, ma che negli ultimi anni ha prodotto qualche scossone, a partire da quando a fine giugno del 2022 Mauro Vegni venne eletto alla sua presidenza, provocando la ribellione degli organizzatori più piccoli. Il ricorso successivo portò infatti all’annullamento dell’elezione e, il primo novembre dello stesso anno, al commissariamento della Lega.
Forse significa banalizzare lo svolgimento degli eventi, ma è difficile non ricordare quello che accadde alla fine di agosto 2022, quando venne alla luce il caso dei presunti fondi irlandesi, che la Federazione avrebbe dovuto versare a una società irlandese come provvigione per aver procurato degli sponsor. Si arrivò per questo alle dimissioni di Norma Gimondi dal Consiglio federale e anche se quei soldi non furono mai versati, la semplice ipotesi bastò perché la Gazzetta dello Sport avviasse una campagna serrata (e anche motivata) chiedendo spiegazioni al presidente Dagnoni.
Il presidente ammise delle mezze responsabilità, ma nonostante le risposte non date, di lì a due mesi la FCI pubblicò il bando per l’assegnazione dei Giri d’Italia U23 e Donne e il pressing mediatico si interruppe. I requisiti richiesti per partecipare alla gara escludevano le società che li avevano organizzati fino a quel momento, spalancando la porta a RCS Sport che grazie alla sua solidità si trovò senza rivali. Perdere il Giro Donne e i relativi diritti televisivi determinò la fine dell’esperienza di PMG Sport, la società che lo organizzava e che parallelamente diffondeva le immagini televisive di una fetta significativa di gare italiane.
Neppure il Tour per anni si è fatto problemi nel drenare risorse sui territori e fare incetta di sponsor, ma quando si rese conto che prendersi tutto non fosse propedeutico per il movimento, iniziò a dirottare parte dei suoi sponsor sulle squadre francesi che per questo sono rifiorite. Il Giro questo non lo fa, incassa contributi che privano i piccoli organizzatori e i piccoli team di risorse vitali, tutela i suoi interessi e ha puntato su Guercilena per darsi una guida tecnica di primissimo ordine (la foto di apertura è del 2023 e mostra Paolo Bellino con Roberto Pella, non ancora presidente della Lega, alla firma dell’accordo tra RCS Sport e ANCI, foto La Presse)


Il ruolo di Guercilena
Il manager milanese, che in questi ultimi giorni da team manager al Tour potrebbe avere anche il modo per confrontarsi con il futuro collega Christian Prudhomme, si troverà a gestire la parte tecnica del ciclismo di RCS Sport e probabilmente non gli sarà neanche richiesto di entrare in certi ambiti.
«L’ingresso di Luca Guercilena – ha dichiarato Paolo Bellino, CEO di RCS Sport – rappresenta un passo strategico per il rafforzamento dell’area ciclismo del nostro gruppo. La sua competenza, unita alla profonda conoscenza del movimento internazionale, ci consentirà di compiere un ulteriore salto di qualità sia sul piano organizzativo sia nello sviluppo futuro. Siamo certi che il suo contributo sarà determinante per consolidare il nostro ruolo di riferimento nel ciclismo mondiale».
«Sono orgoglioso di entrare a far parte di Rcs Sport – ha detto invece Guercilena – in un momento di grande evoluzione per il ciclismo. E’ una sfida entusiasmante che affronto con grande motivazione e senso di responsabilità. L’obiettivo sarà valorizzare ulteriormente le competenze già presenti, rafforzare il dialogo con istituzioni e squadre e contribuire allo sviluppo di nuovi progetti internazionali, portando il ciclismo a livelli sempre più alti».
L’arrivo di Guercilena è certamente il perfetto colpo di mercato per gli organizzatori del Giro d’Italia. Siamo curiosi di vedere in che modo il milanese eserciterà le nuove funzioni, per capire se la prospettiva di quell’intervista di due anni fa sia per ora congelata o se sarà possibile agire dall’interno per portare il ciclismo davvero a livelli sempre più alti.