BARCELLONA (Spagna) – La cronosquadre di ieri non è stata soltanto l’apertura della Grande Boucle 2026, ma anche il debutto al Tour de France di cinque italiani. Tutti giovani, o giovanissimi, che per motivi diversi si sono ritrovati al via della corsa più importante del mondo.
Parliamo di Lorenzo Germani, Marco Frigo, Antonio Tiberi, Stefano Oldani e Davide Piganzoli. Cinque nomi che abbiamo analizzato insieme a Giuseppe Martinelli. Lo storico direttore sportivo ci aiuta a capire che cosa significhi, per questi ragazzi, essere al via del Tour e quale corsa possano disputare.


Davide Piganzoli
Giuseppe, partiamo forse dalla sorpresa più grande. Piganzoli è stato inserito nella lista della sua squadra praticamente all’ultimo. Tra questi cinque sembra quello con il ruolo più particolare…
Secondo il mio punto di vista hanno valutato il fatto che questo ragazzo va davvero forte. Voglio dire che inizialmente non era nei piani portarlo al Tour. Però lo hanno visto al Giro d’Italia e qualcosa è cambiato. Lo hanno fatto recuperare un po’. Certo, è andato alla Route d’Occitanie, che ha vinto, ma non credo abbia speso tantissimo. A quel punto, secondo me, in Visma-Lease a Bike avevano già deciso di portarlo al Tour.
Magari lo hanno mandato proprio all’Occitanie per capire come stesse dopo il Giro, tra recupero e condizione…
Sicuramente. Visma non è una squadra che decide all’ultimo minuto. Magari glielo hanno comunicato solo alla fine per lasciarlo tranquillo e sereno.
E come andrà?
Non dico che resterà davanti al Tour come ha fatto al Giro, però potrà fare bene e si è visto anche nella crono di ieri. Loro hanno fiducia in Piganzoli. Come ripeto, non è una squadra che fa le cose per caso. Forse vogliono anche avere un’arma in più per mettere un po’ in difficoltà la UAE Emirates o almeno per difendersi dal suo squadrone. Probabilmente in salita non hanno poi tutti questi scalatori di alto livello in rosa. Così lo hanno inserito nel gruppo, come è capitato anche a me qualche volta.
Come glielo avresti proposto?
Dici al ragazzo: «Fai esperienza, inizi a conoscere il Tour». «Se riesci a stare davanti in qualche giornata tanto meglio». Ma nel suo caso c’è anche il fatto, come dicevo prima, che va oggettivamente forte. E poi è giovane, ma non giovanissimo in termini di esperienza.
Cosa vuoi dire?
Anche se ha 23 anni, un po’ di esperienza l’ha maturata alla Polti. Non stiamo parlando di un corridore del tutto in erba. Inizia già a saper gestire i problemi nell’arco dei 21 giorni. Certo, dovrà affrontare tutto con serenità.
Piganzoli avrà il ruolo di aiutante di Vingegaard in salita. Ma, conoscendo il Tour, cosa significa per lui vivere il primo Tour accanto a un corridore che potrebbe anche vincerlo?
E’ un’esperienza che gli rimarrà scolpita nella testa. Poi il Tour ti stritola. Sei dentro un calderone e alla fine non hai neanche il tempo di pensare dove sei, perché dalla mattina alla sera vivi dentro un tritacarne incredibile. Piganzoli deve avere il coraggio di fare le cose come gli vengono e affidarsi completamente alla squadra.


Stefano Oldani
Passiamo ai cacciatori di tappe. Stefano Oldani: cosa combinerà il tuo corregionale?
Stefano viene da un paio di stagioni un po’ così. Adesso è alla Caja Rural-Seguros, una squadra spagnola. Se una formazione spagnola porta un italiano a correre il Tour vuol dire che quel corridore va forte. E lui sa andare forte. Me lo ricordo quando passò alla Lotto e poi vinse quella tappa al Giro d’Italia. Quel giorno dietro tiravano fortissimo e non riuscirono a riprenderlo.
Che Tour sarà quello di Oldani?
E’ in una squadra invitata. Lui e i compagni dovranno provare ad andare in fuga e a farsi vedere. Lo scopo della Caja Rural sarà entrare nella fuga di giornata, anche se al Tour riuscirci è difficilissimo. Non ti lasciano andare. Devi avere la gamba anche solo per prendere la fuga, altrimenti ci provi ma resti nel gruppo. Per questo dico che se lo hanno portato al Tour è perché lo merita.
Alla fine è un team di lottatori e al Giro di Slovenia è andato forte…
Esatto. In una squadra così ci sarà stata una selezione importante e avranno portato i migliori. Poi Oldani è un corridore che ha già disputato diversi Grandi Giri ed è relativamente esperto. Avrà il compito di mettersi in mostra e magari riuscire anche ad arrivare fino in fondo.


Lorenzo Germani
Da un cacciatore di tappe a un altro, che però potrebbe anche essere un uomo squadra: Lorenzo Germani…
Il fatto che una squadra francese abbia portato un italiano al Tour significa tantissimo, anche se Germani arriva praticamente dal loro vivaio. E’ alla Groupama-FDJ ormai da diversi anni. Ha un contratto a lunga scadenza, quindi vuol dire che credono in lui. Tutto quello che farà, nel piccolo o nel grande, verrà amplificato in una squadra profondamente francese come la Groupama. E’ una formazione storica: quando arrivi al bus ti conoscono tutti. Se farà anche solo una fuga diventerà quasi un francese d’adozione. Lorenzo ha un’opportunità incredibile per farsi vedere… nel mondo.
Tra l’altro lì lo stimano tantissimo. E potrebbe aiutare capitan Gregoire…
Torno a quello che dicevo: ormai sembra un francese adottato. Finora Lorenzo non ha ottenuto risultati clamorosi, ma se è rimasto tutti questi anni significa che qualcosa di importante per quella squadra lo ha fatto.
E’ anche molto amico di Romain Grégoire, con cui divide la stanza. E Grégoire ha la maglia di campione di Francia…
Anche per Grégoire sarà una grande occasione con la maglia tricolore francese. Loro ci tengono tantissimo e sicuramente proverà a inventarsi qualcosa. Magari uscirà anche di classifica, visto che quest’anno è molto corta. Se puoi arrivare sesto o settimo senza vincere una tappa va bene, ma vincere al Tour con la maglia di campione di Francia sapete cosa significa?


Marco Frigo
Passiamo al quarto debuttante italiano. Un altro battitore libero, almeno quando non dovrà lavorare per Girmay: Marco Frigo. Cosa ci dici di lui?
Frigo, secondo me, deve ritrovarsi. E’ in una squadra garibaldina dove potrebbe anche non avere un compito specifico. Credo sia il vero battitore libero. Deve andare in fuga come faceva al Giro d’Italia e alla Vuelta. Ce l’ha nelle gambe. Ha la forza per essere protagonista in più di una tappa.
Quindi Martinelli crede molto in lui?
Sì, perché questo ragazzo è davvero forte. Ha un motore incredibile, però non ha ancora raccolto quello che merita. Il Tour è il posto più difficile dove fare risultato, ma se vai forte diventa anche quello più facile. Facile tra virgolette, naturalmente. Perché se hai la gamba al Tour resti davanti. Sicuro.
A volte è stata sfortuna, tra infortuni e tattiche sbagliate: forse per questo Frigo ha raccolto meno di quanto poteva?
Sì, ma tante volte le tattiche le fanno le gambe. Perciò io mi aspetto che sia della partita. Vale lo stesso discorso di prima: se in una squadra che non ha un uomo da classifica lo hanno portato al Tour è perché va forte. In questi team, al contrario delle grandi squadre che hanno il velocista o il capitano per la generale, c’è una selezione durissima. Gli otto scelti devono essere in grado di reggere i ritmi del Tour. Prendiamo Fortunato alla XDS-Astana, per esempio. Come fai a non portarlo? Se non lo porti è perché c’è qualche problema, magari fisico.
Rispetto agli altri, Frigo è quello che può vivere il Tour con maggiore leggerezza?
Sicuramente sì.


Antonio Tiberi
Infine resta Antonio Tiberi. Anche sul suo Tour ci sono parecchi interrogativi. Il capitano designato era Lenny Martinez, ma ha annunciato che non punterà alla classifica. Toccherà quindi al laziale?
Questo ragazzo ha 25 anni e sembra che ne abbia 30, perché è una vita che corre tra i professionisti e anche per il modo in cui si pone. Forse ci aspettiamo sempre qualcosa di troppo da lui. Mi sembra che tempo fa avesse detto di voler andare al Tour per fare classifica. Forse questa è la volta buona. Però, se mi chiedeste cosa potrebbe fare, risponderei un po’ di tutto… ma deve deciderlo una volta per tutte.
Lo vedi ancora indeciso?
Sono d’accordo sul fatto che spesso decidano le gambe e gli avversari, però secondo me lui è ancora alla ricerca del vero Tiberi. Quel quinto posto al Giro dell’anno scorso, che senza il problema di Oropa poteva tranquillamente essere un podio, lo sta ancora rincorrendo.
Se fossi il suo direttore sportivo, cosa gli diresti di fare?
Gli direi di provare davvero a fare classifica. E’ difficile perché gli avversari sono tanti, ma se vai forte non è impossibile: basta correre con i migliori e dare tutto quando esplode la corsa. Anche perché vincere una tappa è difficilissimo. Facciamo due conti: Pogacar quante tappe può vincere? Quattro o cinque. Vingegaard? Un paio. Poi ci sono i velocisti, le cronometro… e alla fine restano pochissime occasioni per gli altri. Per uno come Tiberi, secondo me, la classifica è l’obiettivo ideale.
In effetti Antonio sembra un po’ in un limbo…
Per questo gli farei fare classifica davvero. E’ la strada più semplice per cesti aspetti. Almeno per come deve fare classifica lui e per come di conseguenza dovrebbe correre..
Però è anche vero che nelle ultime due corse a tappe, Romandia e Svizzera, non ha brillato…
Magari le ha disputate senza avere il massimo della brillantezza perché pensava già al Tour. Non dimentichiamo che aveva deciso già dall’inverno di preparare questa corsa senza passare dal Giro. Vuol dire che ha lavorato bene per questo obiettivo. Adesso vediamo cosa riuscirà a fare.