Barcellona, presentazione team

Barcellona abbraccia il Tour, sotto gli occhi di Indurain

03.07.2026
6 min
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BARCELLONA (Spagna) – E poi spunta lui. Tra i tanti vip, dirigenti e ospiti eccolo troneggiare con la stessa classe che aveva in bici: Miguel Indurain. In un’area sotto al palco delle presentazioni, all’ombra, nel vero senso della parola, della Sagrada Familia, Miguelon si gode lo show con una birra in mano. Che sorseggia tra una richiesta di selfie e un’altra ancora.

Barcellona si offre al Tour de France che è venuto qui come al solito portandosi dietro, e forse persino preceduto, dalla sua grandeur. Tutto è gigantesco, tutto è caotico, tutto è organizzato: passaggi, transenne, controlli. Ma una cosa resta piccola: la mixed zone. Per fare le interviste si sgomita neanche fosse una volata.

I corridori iniziano a sfilare sul palco e poi a scendere nell’area dei giornalisti. Di buono c’è che siamo all’ombra. Anche a Barcellona fa un caldo tremendo. Man mano che arrivano le squadre più importanti si alzano i decibel della piazza. Va detto che qui il pubblico è molto competente e gli applausi sono per tutti. Ma quando arriva lui, Tadej Pogacar, viene giù il mondo. E proprio Pogacar potrebbe raggiungere Indurain pareggiando il numero dei Tour de France vinti: cinque.

Barcellona, presentazione team, Indurain
Miguel Indurain (classe 1964): il Navarro, ha vinto cinque Tour de France. Pogacar potrebbe eguagliarlo
Barcellona, presentazione team, Indurain
Miguel Indurain (classe 1964): il Navarro, ha vinto cinque Tour de France. Pogacar potrebbe eguagliarlo
Miguel, al Tour ci sono sempre i migliori corridori del mondo, ma quest’anno il livello sembra incredibile.

Sì, veramente. Si migliora ogni anno. Peccato che in Spagna non abbiamo un livello altissimo al momento e che manchino corridori come Carlos Rodriguez, Enric Mas e Mikel Landa.

Però c’è Ayuso e lui può fare molto bene…

Questo è vero. Ayuso ha cambiato squadra e può essere uno stimolo in più. All’inizio dell’anno è caduto e, secondo me, quell’incidente ha rallentato il suo percorso di avvicinamento. Gli manca ancora qualcosa per essere al livello dei migliori, ma è un vero lottatore. Sarà lì.

E poi, Miguel, lo hanno presentato poco fa: ci sarà un altro vincitore di cinque Tour de France a Parigi?

Eh… (ride divertito Indurain, ndr). Pogacar sta bene. Lo abbiamo visto tutti quello che ha combinato nelle gare disputate finora. Ha il morale alto, una squadra fortissima e davvero potrebbe entrare nel club dei cinque Tour.

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Tadej Pogacar è parso molto sereno. Curiosità: tantissimi corridori si sono presentati a Barcellona con i capelli a zero o quasi. Sicuramente per via del caldo
Barcellona, presentazione team
Tadej Pogacar è parso molto sereno. Curiosità: tantissimi corridori si sono presentati a Barcellona con i capelli a zero o quasi. Sicuramente per via del caldo
Ma chi è il vero rivale di Pogacar, secondo te?

Il suo rivale è il Tour. Completare un Grande Giro, un Tour poi, è sempre difficile. Possono esserci inconvenienti: una caduta, momenti di gara che non vanno come vorresti, complicazioni dettate dal meteo. La strada è lunga. E poi c’è Vingegaard, ma non soltanto lui. Ci sono corridori fortissimi e molto attenti che, se Pogacar dovesse avere qualche problema, sarebbero prontissimi ad approfittarne.

Cosa ti piace di Pogacar? Ammesso che ti piaccia…

Sì, Pogacar mi piace. Mi affascina la sua mentalità, questo suo essere sempre in forma e sempre combattivo. Questo è importante, anche per il pubblico.

L’altro faro del Tour, almeno dal punto di vista mediatico, è Paul Seixas. Pensi che sia troppo giovane oppure è giusto che sia qui?

E’ giovane, ma ormai lo sport è così. Mi spiego: stiamo vedendo quello che succede nel tennis, nel calcio e nella Formula 1. Oggi i giovani arrivano prestissimo. A volte forse troppo presto… ma prima di parlare dobbiamo vedere come andrà. Se Seixas saprà reggere mentalmente e moralmente, allora è giusto che sia al Tour de France anche se ha questa età.

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Paul Seixas (classe 2006) è la grande e attesa incognita di questo Tour. Barcellona lo ha accolto con un grande fragore
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Paul Seixas (classe 2006) è la grande e attesa incognita di questo Tour. Barcellona lo ha accolto con un grande fragore
Cosa ti è sembrato il Tour de France nella tua Spagna?

E’ una cosa incredibile, davvero. Ho vissuto tutto questo nel 1992 quando la Grande Boucle partì da San Sebastián e io ero corridore. Poi l’ho rivisto a Bilbao qualche anno fa e ora a Barcellona. In Spagna l’affetto e l’interesse per la bicicletta sono sempre stati importanti. Qui forse è diverso perché le altre partenze erano in città più piccole, nei Paesi Baschi, mentre Barcellona è una città del mondo. In ogni caso, in Spagna il ciclismo si vive intensamente.

E si vede… Invece, Miguel, cosa ci dici del ciclismo italiano? I tuoi rivali erano quasi tutti italiani…

Chiappucci, Bugno… ma non solo loro. C’erano tante squadre italiane e tante gare in Italia. Cosa dire? Che oggi, come in Spagna, mancano sponsor forti. E’ un momento di crisi. I giovani vanno nelle squadre più grandi, che ormai sono internazionali. Va detto anche che oggi non esiste più il ciclismo di poche Nazioni: ormai è un ciclismo mondiale e i giovani corrono nelle squadre di tutto il mondo.

Torniamo al presente. Dove si deciderà questo Tour de France?

Difficile dirlo. Ci sono così tanti punti decisivi… Io lo seguirò dalla televisione! Senza dubbio è un Tour difficile. Inizia subito con la montagna, con i Pirenei, e c’è un finale molto duro. Potrebbe succedere come una volta: chi arriva troppo in forma rischia di calare nel finale, mentre chi arriva un po’ più tranquillo potrebbe avere più energie nelle ultime tappe.

Come hai detto, Miguel, il finale è durissimo. Si va due volte sull’Alpe d’Huez. Che ricordo hai di quella salita?

Che mi ha battuto due volte Bugno! Non ho mai vinto lassù. E quando non c’era Bugno ci ha pensato Marco Pantani a staccarmi. Tutti italiani…

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A Barcellona tifosi da ogni parte del mondo. Qui Andres Johannessen
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A Barcellona tifosi da ogni parte del mondo. Qui Andres Johannessen

Del Toro, un fan ti cerca

La festa intanto continua. I sudamericani sono tra i più rumorosi, come nel loro DNA del resto. E’ incredibile il calore che riscuote ancora Egan Bernal, convocato all’ultimo momento in sostituzione di Onley. Ma anche Carapaz viene accolto con grandissimo entusiasmo. Va detto, però, che anche i norvegesi si sono fatti sentire.

Proprio nella mixed zone c’è stato un bel siparietto con alcuni corridori della Uno-X. Quando sono arrivati i “vichinghi”, il drappello di tifosi ha fatto partire la coreografia ormai diventata celebre ai Mondiali di calcio: il gesto della remata accompagnato da un urlo potente. Anders Halland Johannessen si è avvicinato e l’ha eseguito insieme a loro.

Barcellona, presentazione team
Il mondo del ciclismo in festa. Barcellona ha regalato un vero spettacolo
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Il mondo del ciclismo in festa. Barcellona ha regalato un vero spettacolo

Ma c’è una scena che vogliamo assolutamente raccontarvi. C’erano tantissimi messicani per le vie di Barcellona. Uno di loro era un bambino di sei o sette anni, carnagione olivastra e una somiglianza incredibile con Isaac Del Toro. Sventolava un cappellino della UAE Emirates mentre sedeva sulle spalle del papà. «Torito, Torito…» urlava in continuazione. La sua voce acuta riusciva a farsi sentire sopra il frastuono della folla. Fino a trasformarsi in un vero grido quando davanti a lui è passato il suo idolo. Del Toro, però, non si è fermato. Vogliamo pensare che, nella bolgia, non lo abbia visto.

Il volto del bambino è cambiato in un istante. Gli occhi pieni di gioia e di speranza per un cenno del suo beniamino, si sono spenti. E ha iniziato a piangere. Il papà, forse spinto anche dall’incoraggiamento della gente attorno che ha visto la scena, ha provato a inseguire Del Toro, sempre restando fuori dalle transenne. Non sappiamo come sia andata a finire perché poi i due si sono persi nella folla di Barcellona e Isaac è scomparso lungo la passerella riservata ai corridori. Ma ci piace pensare che, in qualche modo, quel bambino sia riuscito ad avere il momento che sognava.