«Se potessi tagliare la maglia in 31 pezzi – dice Gregoire – lo farei. Dico da tanto che il titolo nazionale era un sogno e oggi ce l’ho fatta. Ma faccio fatica a parlare della mia vittoria in questo momento, perché è stato un lavoro di squadra e devo questa maglia interamente a loro. Sono orgoglioso di ciascuno dei mie compagni perché so quanto questo simbolo rappresenti per la squadra».
Lui è Romain Gregoire, 23 anni, giovane talento della Groupama-FDJ United. La faccia da bambino si è leggermente sfumata dietro un cenno di barba, ma si percepisce chiaramente la sua età. Qualche anno fa era ritenuto l’astro nascente del ciclismo francese assieme al compagno Lenny Martinez, al punto da mettersi addosso delle pressioni non comuni, poi le loro strade si sono divise e non si può dire che non abbiano ottenuto grandi risultati, ma l’arrivo di Paul Seixas ha reso tutto molto relativo.


Cinque squadre, un solo capitano
Quando l’altro giorno a La Tour du Pin ha conquistato il tricolore francese battendo Lapeira, qualcuno magari si sarà chiesto se sia corretto partire con 31 compagni di squadra. La filosofia del campionato nazionale è che ciascun corridore possa lottare per vincerlo, per cui non si può imporre un numero ai partecipanti a patto che non si facciano strategie a causa delle quali qualcuno deve sacrificare le sue chance per un compagno. Ma ovviamente questo non accade mai e la Groupama-FDJ Unites si è ritrovata con un simbolo che mancava dal 2023, quando lo vinse Valentin Madouas.
«Non è andata proprio come ci eravamo immaginati a metà percorso – ha raccontato Gregoire – perché ci siamo ritrovati con più di due minuti di distacco. Non era proprio la situazione ideale, perdere terreno su un percorso così duro, con questo caldo, non è mai un buon segno. Ma avevo una squadra fortissima. Eravamo più di 30, e si sono dimostrati all’altezza. Hanno lavorato instancabilmente per ribaltare la situazione e mettermi nella migliore posizione possibile per il finale. Quindi, alla fine, è andata più che bene».


La vittoria più calda…
Un anello di 16,3 chilometri con due strapponi impegnativi e un caldo torrido che ha costretto gli organizzatori a ridurre i chilometri. Trenta professionisti che inseguono una fuga equivale al lavoro di cinque squadre che tirano per lo stesso capitano: anche i rivali di Gregoire saranno stati contenti di vedere così tante maglia alla partenza, come pure di contare i 27 corridori della TotalEnergies, che però ha dovuto accontentarsi del terzo posto con Delbove.
«Senza dubbio – ha detto Gregoire – è la migliore vittoria della mia carriera. Dopo la vittoria al Tour de Suisse (Gregoire ha vinto la seconda tappa a Locarno, ndr) ho detto che al momento avevo qualche vittoria da professionista, ma le avrei scambiate volentieri tutte per un titolo di campione nazionale francese. Esserci riuscito è fantastico. Sono anche riuscito a sopportare il caldo e non credevo che avrei trovato una giornata più calda di quella di Locarno. Ma in Svizzera la corsa era di 150 chilometri, ai nazionali erano 225, circa due ore in più».


Ritorno al Tour
E ora col tricolore di Francia sul petto, il giovane Gregoire si accinge a correre il terzo Tour de France, ma questa volta con la maglia tricolore addosso: la realizzazione del suo sogno più bello.
«Il campionato nazionale è una corsa che ho sempre avuto in mente – ha raccontato ancora Gregoire – in ogni caso sin dall’inverno era uno degli obiettivi principali della stagione. Ho cominciato a prepararlo dopo la Liegi, lavorando per la combinazione fra campionato nazionale e Tour de France, che rappresenta il blocco più importante dell’anno. Dall’inizio di maggio, tutta la mia preparazione è stata focalizzata su questo. Ogni mattina, mentre andavo ad allenarmi, pensavo al campionato e al Tour de France.
«Non riesco a immaginare cosa rappresenti correrlo con la maglia di campione francese. Penso che il Tour sia già di per sé incredibile, così sarà ancora più straordinario. Cercherò di sfruttare la maglia al massimo e di farla brillare sulle strade del Tour».