Verso il Tour de France. Matxin, l’Auvergne che cosa ti ha detto?

Verso il Tour. Matxin, che cosa ti ha detto l’Auvergne?

21.06.2026
5 min
Salva

Il Tour de France si avvicina e chiaramente ogni corsa che si disputa in questo periodo va a proiettarsi su quel che sarà. E’ stato così anche il Tour Auvergne-Rhone Alpes, l’ex Giro del Delfinato che di emozioni non ne ha certamente lesinate, tra fughe bidone, cadute rovinose e rimonte prodigiose. Alla fine, da tutto questo bailamme è venuto fuori il nome di quello che sta diventando un “solito noto”, Isaac Del Toro capace di abbinare la corsa francese alla Tirreno-Adriatico, un’accoppiata nello stesso anno che non era riuscita a nessuno, neanche a Cannibali vecchi e nuovi…

Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour

L’uomo più pericoloso? Resta sempre Seixas…

A fare un po’ di luce su tutto quanto è successo è Joxean Matxin, che ha sostenuto fino all’ultimo metro la “remuntada” di Del Toro in una corsa che certamente non si era messa bene, non come si prospettava alla vigilia. Ma nel guardare la corsa transalpina, il suo occhio interessato, proprio pensando alla Grande Boucle era rivolto a uno dei grandi rivali di Pogacar sulle strade transalpine: Paul Seixas.

«Al netto delle cadute, o forse proprio basandosi su quelle, abbiamo visto un super Seixas che va proprio forte, più di quanto pensavamo e non guardo al risultato finale ma al suo comportamento. Io lo considero uno dei principali ostacoli sulla strada del pokerissimo di Tadej. La caduta della quale è stato vittima ci dice che non è forte solo di gambe ma anche caratterialmente, non si arrende, altrimenti quella rimonta clamorosa di 4 minuti non la faceva».

Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Che cosa significa in ottica Tour?

Che va assolutamente tenuto in considerazione anche in funzione della classifica anche se un Grande Giro non l’ha mai affrontato, ma quando mostri certe cose non puoi aver paura neanche di una corsa di tre settimane. Io lo considero alla stregua di Jonas Vingegaard e di quel che il danese ha fatto vedere al Giro. Non possiamo davvero sottovalutare nessuno.

Alla fin fine però è una maglia UAE quella che è salita sul gradino più alto all’ex Delfinato…

Beh, penso che anche noi abbiamo dato un bel messaggio, abbiamo fatto vedere che la condizione di Del Toro in vista del Tour c’è. Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non si è mai scoraggiato, non ha mai perso di vista l’obiettivo finale, neanche in considerazione della fuga che aveva un po’ sconvolto la classifica nelle prime giornate.

Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all'ultima tappa. Ora l'attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all’ultima tappa. Ora l’attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all'ultima tappa. Ora l'attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all’ultima tappa. Ora l’attende il Tour
Isaac è emerso proprio nel finale, conquistando la maglia all’ultima tappa. Avete mai avuto il dubbio che potesse non farcela a vincere, soprattutto nella sfida con Ayuso?

Ma non è tanto la sfida con Ayuso che ci dava pensiero, sono le situazioni che tante volte si vengono a creare in corsa. L’evoluzione della prova non è stata semplice, con una fuga che ha preso tanti minuti. Recuperare non è facile, rimettere insieme i pezzi, dipende da com’è il tuo livello, come dipende anche dai tuoi rivali. Ma tu puoi controllare solo le tue energie, la tua gestione e provare a riaggiustare la corsa. A due tappe dalla fine eravamo oltre 3 minuti da Tuckwell che aveva saputo sfruttare al meglio la fuga. Sapevamo che ovviamente Isaac è un corridore fortissimo e poteva recuperare ma dovevamo metterlo in condizione di farlo.

Del Toro lo scorso anno aveva quasi vinto il Giro d’Italia, quest’anno sarà al Tour in aiuto a Pogacar. Secondo te, rispetto allo scorso anno è maturato anche nella gestione di un grande giro e potrebbe anche correre il Tour come capitano?

Sì, certo, la qualità che ha gli consente di ambire a qualsiasi cosa. A me la parola capitano non è mai piaciuta molto anche se è chiaro che in un grande team ci devono essere delle gerarchie. A me interessa sapere che Isaac ha tutte le possibilità per emergere, il che significa che possiamo affrontare il Tour tenendo in tasca un piano B. Lui è conscio che è all’altezza di vincere un grande giro, questo conta.

Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
A tuo parere il Tour sarà con Pogacar, Vingegaard, Seixas ed Evenepoel un gradino sopra gli altri?

Sulla carta sono sempre questi i nomi. Ma poi è la corsa a mettersi in maniera di far emergere questo piuttosto che quello il che significa che ci saranno anche altri corridori da considerare. Lo stesso Ayuso mi ha impressionato al Tour Auvergne-Rhone Alpes, è andato forte, potrebbe essere un fattore. Ciò non toglie che i favoriti sono quelli.

Nel 2024 Tadej era arrivato al Tour dopo la vittoria al Giro d’Italia, questa volta tocca a Vincegaard arrivare dopo la corsa rosa. Pogacar invece ha corso Romandia e Svizzera. E’ un modo diverso di avvicinarsi al Tour. Secondo te qual è il migliore, quale aiuta di più, soprattutto all’inizio?

Non credo ci sia un modo migliore, nel senso che se te vuoi correre o affrontare un Giro d’Italia, adegui il resto del calendario. Ma fai lo stesso se non vuoi precedere il Tour con un’altra corsa di tre settimane. Dipende tutto da come strutturi la preparazione per l’evento principe della stagione.

Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
La corsa in Francia sembrava aver preso una piega diversa con la fuga che aveva cambiato la classifica. Può succedere qualcosa di simile al Tour?

Sì, sempre. Lo abbiamo visto anche al Giro con Eulalio a lungo in maglia rosa. Ovviamente il Tour è una corsa dove c’è uno stress grandissimo e dove tutte le tappe sono importanti, dove tutti i corridori vogliono essere protagonisti e dove c’è più tensione che in ogni altra corsa. Vogliono essere tutti sempre davanti il che rende la corsa sempre più nervosa. Per questo è la più difficile di tutte.