In questi giorni Simone Velasco è al Tour Auvergne-Rhone Alpes e a prescindere dal suo andamento, mai una corsa ha avuto un sapore così dolce in barba ai suoi risultati. Mai ha potuto partecipare con la mente sgombra perché un grande traguardo finalmente lo ha tagliato. Prima di partire infatti, Velasco ha ottenuto meritatamente la laurea in Scienze Motorie (nella foto di apertura con la moglie Nadia e la figlia Diletta) e un ciclista in attività (ma saremmo portati a dire uno sportivo in generale) che riesce a laurearsi è sempre qualcosa che fa notizia.
Questa volta quindi l’intervista riguarda un po’ meno watt e arrivi, pedalate e campioni ma verte su un altro tipo di attività perché la prima domanda che tutti si sono posti, vedendo i suoi post sui social è: ma come ci è riuscito?


«Io avevo iniziato quando sono passato professionista, appena uscito dalla maturità, poi ho mollato perché come tanti avevo la testa impegnata su altro, ma alla fine mi dispiaceva lasciare questo cammino a metà, quindi due anni fa ho reiniziato e finalmente l’ho portata al termine».
Nel tuo caso però c’è anche la famiglia con le sue necessità e i suoi tempi. Come si fa a portare avanti l’attività di studio tra ciclismo e affetti?
E’ tutta questione di organizzazione dello studio, alla fine con un po’ di buona volontà si trova anche il tempo. Il problema è riuscire a organizzarsi tra le trasferte, gli esami e via via discorrendo, perché gli esami hanno delle date specifiche, noi la quasi totalità delle volte siamo via a correre o in ritiro con la squadra, quindi è quella la parte più difficile da gestire, ma una volta che uno trova la sua quadra, poi cerca di fare al meglio possibile.


L’università ti è venuta incontro per i tuoi impegni?
Io ho scelto un’università telematica proprio per poterla meglio conciliare con il mio lavoro di ciclista, quindi avevo più sessioni. Diciamo che mi sono un po’ adeguato io anche tramite il tutor universitario, che mi ha aiutato nell’organizzare meglio quelli che erano gli impegni e gli esami e alla fine concludere questa esperienza.
I compagni che cosa ti dicevano del fatto che tu magari poi passavi le serate a studiare o magari cercavi di trovare anche il tempo nelle trasferte per poterti mettere sui libri?
Sinceramente non ho mai esposto molto quello che era il mio percorso universitario. Cercavo di sfruttare i tempi quando ero in camera o sul bus. Alla fine però sono stati contenti quando mi sono laureato: eravamo in altura, io sono dovuto scendere qualche giorno prima apposta per la discussione della tesi. E’ stata una bella soddisfazione per me e per chi mi è stato vicino durante questo percorso, famiglia in primis.


Che tema hai scelto per la laurea?
Io ho scelto un tema attuale visto che adesso anche in Italia è stato liberalizzato l’uso della tenda ipossica. Ho improntato la mia tesi sull’allenamento ipossico intermittente che adesso è molto in voga e quello che poi era tutto il contorno di benefici e di riequilibrio ormonale che seguiva appunto questo allenamento ipossico intermittente.
Tanti ragazzi lasciano la scuola prima di fare anche la maturità per dedicarsi al ciclismo. Tu che hai fatto questo percorso fino al suo culmine, che cosa ne pensi?
Credo che sia profondamente sbagliato perché l’istruzione serve per tutto il cammino di vita, il ciclismo è una parentesi. L’istruzione è un mezzo di passaggio per raggiungere i propri obiettivi e anche per creare un lavoro. Alla base di tutto ci deve essere un’istruzione, quantomeno fino al diploma superiore e poi chi vorrà magari specializzarsi o sarà interessato potrà continuare anche con un percorso universitario come ho fatto io, pensando al futuro. La carriera non è poi così longeva e un domani comunque bisogna essere pronti a non farsi trovare impreparati a quella che è la vita reale.


Pensi che questa sia una delle principali storture del ciclismo di oggi?
Magari è una cosa della quale non si parla neanche tanto, ma coinvolge in maniera sbagliata i ragazzi, fa vedere qualcosa che non è. Io lo metterei come obbligo: se vuoi passare professionista devi avere almeno un diploma di scuola superiore, perché comunque non puoi basare tutte le tue speranze e aspettative solo sulla tua forza fisica e su quello che può essere il tuo percorso sportivo perché non si sa mai cosa può accadere nella vita. Toccando ferro può esserci un incidente in età giovanissima e se non sei un ragazzo comunque preparato e pronto a reinventarsi ti ritrovi con un pugno di mosche in mano.
Come sta andando lì in Francia?
Corsa dura, come sapevamo alla vigilia, che sta mettendo in difficoltà anche i grandi favoriti. Io era dalla Liegi che non correvo e alla Liegi, tra l’altro, ho avuto una giornata storta, quindi ho tirato un po’ il fiato. Ho fatto un percorso di avvicinamento alla corsa francese, tra altura e tenda ipossica e adesso si deve un po’ rodare il motore e poi ci dovremmo essere. Ieri intanto sono andato in fuga, significa che le cose iniziano a funzionare…