Giro d'Italia 2026, fuga di Milano, Mirko Maestri Martin Marcellusi

Milano, quei 3 cazzotti di Marcellusi sul manubrio

12.06.2026
4 min
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I tre cazzotti di Marcellusi sul manubrio nella tappa di Milano sono l’ultimo souvenir che il romano della Bardiani CSF Saber si è portato via dal Giro d’Italia. Nei giorni successivi, complici la fatica e la durezza delle tappe, per lui non ci sono più state fughe, come invece era stato per cinque occasioni in precedenza.

Hai pensato di poter vincere quella volata?

Sono sincero, ho visto subito che quello della Uno X pedalava bene da come dava i cambi. Andavamo veramente forte, dalla tivù forse non si capiva bene, ma anche nel circuito stavamo volando. E lui sembrava che non facesse neanche un minimo di fatica, quindi avevo già percepito che quel giorno potesse essere imbattibile. Però non lo conoscevo, non sapevo se fosse veloce o meno, e speravo che non avesse quel picco di watt. Poi sapevo che Mirko (Maestri, ndr) era veloce e forse se fossi partito un po’ prima, lui magari lo passavo. Però comunque quello che ha vinto era imbattibile.

Martin Marcellusi ha 26 ani ed è pro' dal 2022: a Roma per lui il Premio Fantagiro
Martin Marcellusi ha 26 anni ed è pro’ dal 2022: a Roma per lui il Premio Fantagiro
Martin Marcellusi ha 26 ani ed è pro' dal 2022: a Roma per lui il Premio Fantagiro
Martin Marcellusi ha 26 anni ed è pro’ dal 2022: a Roma per lui il Premio Fantagiro
Hai ricominciato ad allenarti dopo il Giro?

Mercoledì. Ho ricominciato due giorni fa con allenamenti più mirati. Prima ho riposato il più possibile, ma ci ho messo un po’ a recuperare il Giro. Dicono che siamo andati più piano, ma secondo me soprattutto l’ultima settimana è stata intensa.

Hai fatto cinque fughe, anche a lunga gittata: solo quella di Milano, forse la meno adatta, è andata all’arrivo. Era questo l’obiettivo del Giro per Marcellusi?

Inizialmente no. Però nella prima settimana facevo più fatica del previsto, quindi ho ripiegato su quegli obiettivi. Invece dalla seconda ho cominciato a stare meglio, quindi ho continuato a guardare le fughe, ma con più criterio. Diciamo le fughe che potevano andare più lontano, anche se poi, dopo Milano, non ci sono più riuscito.

Una fuga per giunta su un percorso che non era proprio adatto a te…

Milano è stato un caso, diciamo. Siamo partiti a tutta, tant’è che dopo poco, diciamo 15 chilometri, ho chiesto a Mirko se non fosse il caso di mollare. Alla fine non so se non mi abbia sentito oppure abbia preferito non rispondermi, però abbiamo continuato con quel ritmo sino alla fine. In gruppo si sono lamentati delle moto, ma sono stati sfortunati perché quel giorno hanno trovato quattro che pedalavano bene.

Il Giro 2026 ha visto Marcellusi e la sua De Rosa in fuga verso Cosenza, Napoli, Fermo, Corno alle Scale e Milano
Il Giro 2026 ha visto Marcellusi e la sua De Rosa in fuga verso Cosenza, Napoli, Fermo, Corno alle Scale e Milano
Il Giro 2026 ha visto Marcellusi e la sua De Rosa in fuga verso Cosenza, Napoli, Fermo, Corno alle Scale e Milano
Il Giro 2026 ha visto Marcellusi e la sua De Rosa in fuga verso Cosenza, Napoli, Fermo, Corno alle Scale e Milano
Non potevate mollare, vi avrebbero preso…

E per questo siamo andati forte. Di solito capita che su quattro ce ne siano sempre due che quel giorno sono mezzi cotti, invece nella tappa di Milano spingevamo tutti forte.

Sei riuscito a dirti altro con Maestri?

No, è stata la prima fuga in cui non ho parlato con nessuno. Giusto qualche battuta veloce, ma solo perché siamo andati veramente forte per tutto il giorno. A 53-54 all’ora, anche parlare diventa difficile.

Che cosa ti ha lasciato questo Giro?

Ve lo dico al Giro di Slovenia, dove ci sono tappe molto adatte. Posso provare a fare qualcosa, a sfruttare un po’ la condizione del Giro: se c’è, perché in allenamento non te ne rendi conto. Di solito dopo tre settimane di corsa vado bene.

Che cosa ti ha detto il Giro 2026 su Martin Marcellusi?

Mi ha detto di più il Giro dell’anno scorso. Quest’anno sono partito sotto tono, non sono molto soddisfatto. Sono partito un po’ fiacco, mi sono ripreso nella tappa di Milano, però nei giorni successivi non c’era più molto spazio per un corridore come me.

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Perché l’arrivo sotto tono? Può essere il fatto che la rincorsa ai punti nel primo anno del triennio sia stata meno pressante? Oppure un fatto di preparazione?

Secondo me è stato proprio l’avvicinamento al Giro. Abbiamo corso tanto, poi sono andato in altura da solo sull’Etna, perché i miei compagni erano tutti alle gare. Lavorare da solo in altura non è il massimo. Ho fatto il possibile, ma è diverso rispetto ad allenarsi in gruppo oppure con qualche compagno. Quello è stato un punto a sfavore. Poi forse, dopo il terzo posto a Milano e visto che non c’erano più tappe adatte, mi sono ritrovato a mollare prima.

Giro di Slovenia e poi?

Punteremo a fare bene in alcune corse in Francia, perché c’è un modo di correre con cui mi trovo bene. Ho 26 anni, ci vorrebbe un bel risultato. Quei tre pugni sul traguardo di Milano li hanno visti tutti. Quando stai lì, in fondo, un po’ ci speri sempre.