Il Giro d’Italia Women, che se si chiamasse Giro d’Italia Donne non sarebbe meno bello, ha vissuto ieri una giornata storica. Saltato per le slavine il Colle delle Finestre, su cui già per due volte il Giro degli uomini aveva vissuto dei clamorosi ribaltoni (con Froome prima e Simon Yates poi), si era pensato che la tappa di Saluzzo non avrebbe inciso in modo irreversibile. Invece la furia di Elisa Longo Borghini e la voglia di vincere di Demi Vollering hanno servito in tavola una giornata ad altissima tensione agonistica che in 86 chilometri di attacco ha riscritto la storia di tutta la corsa.
Quando a 39 chilometri dall’arrivo Demi Vollering ha attaccato a sua volta dal gruppo della maglia rosa, prima in salita e poi come un falco nella discesa della Colletta di Rossana, la trappola è scattata. Ai meno 30 l’olandese della FDJ-Suez è diventata la maglia rosa virtuale e alla fine, poco dopo aver visto vincere Longo Borghini, il primato se l’è infilato davvero. Una corsa strepitosa che sotto vari aspetti meritava probabilmente di meglio.


In due per Vollering
Il Giro d’Italia Women è stato uno spettacolo di alto profilo vissuto a tratti e purtroppo nell’ombra. Prima nell’ombra dei pro’, che stavano scrivendo le ultime pagine quando le ragazze hanno preso il volo dalla Romagna. Poi nell’ombra dei pochi inviati che l’hanno seguito: i circa 190 accrediti sono finiti per lo più in mano alle televisioni e poi ai media locali. Magari di tutto questo le protagoniste non si sono rese conto, tuttavia osservando la scena dall’esterno, la sensazione è stata chiara. Se il giornale che fa capo alla stessa società che organizza la corsa sceglie di non mandare un inviato per raccontarlo, qualcosa che stona si suppone possa esserci.
Le conferenze stampa delle vincitrici di tappa fatte online hanno permesso a chi non c’era di essere presente nei racconti e probabilmente sono state il modo per fronteggiare l’assenza dei media. Se ci erano sembrati pochi gli 8-10 giornalisti presenti alla conferenza stampa di Vingegaard a Roma, cosa dire degli appena 2 che hanno fatto domande a Vollering?


Qualche domanda sul Finestre
Il giorno delle slavine sul Colle delle Finestre merita una lettura a parte. Le cronache della Val Susa raccontano del grande lavoro che si è fatto per rendere transitabile lo sterrato. Lo stesso Jacopo Mosca, professionista alla Lidl-Trek, ha rischiato di non potervi salire in bicicletta nei giorni della messa a punto e lo hanno lasciato passare a fatica. Ma se tanto è stato lo spiegamento di forze per lisciare la strada, perché non si è pensato di verificare la compattezza della poca neve rimasta sui pendii?
In montagna le condizioni variano rapidamente: se di questo si è trattato, se ci sono state precipitazioni, il discorso cade e non potevano farci nulla. Come nel 1996 quando una slavina sul Colle dell’Agnello sommerse due auto del Giro e la tappa di Briancon fu fermata a Chianale.
La gente del posto però sabato continuava a dire che sarebbe bastato far brillare il ghiaccio qualche giorno prima e poi rimuoverlo con una pala, lasciando così passare la corsa. Qualcuno in gruppo ha pure sussurrato che se si fosse trattato del Giro dei pro’, questo lavoro sarebbe stato fatto. Il Giro d’Italia Women è stato preso sotto gamba dalle autorità locali? Oppure l’organizzazione, dovendo seguire i professionisti e poi le donne, non è riuscita a stare col fiato sul collo degli addetti alla strada?


Arriva il Giro Next Gen
Il tempo di applaudire Demi Vollering e da domenica 14 giugno prenderà il via il Giro Next Gen, che se si chiamasse ancora Giro d’Italia U23 non sarebbe meno bello. Può bastare una settimana per sistemare tutto? E’ quello che auguriamo ai ragazzi di RCS Sport, che negli ultimi due mesi sono stati chiamati a turni impegnativi e alla stessa Giusy Virelli, direttrice del Giro Women e di quello dei giovani, che ha tenuto in mano la situazione nonostante sia prossima alla nascita del secondogenito: a lei vanno i nostri più calorosi auguri.
Il Tour de France, che sostiene con sforzi titanici la gara degli uomini e quella delle donne, ha dato in gestione (pur sempre controllata) il Tour de l’Avenir. Il Giro Next Gen, al di là della percezione che ne avranno le squadre, sarà la cartina di tornasole per un’organizzazione che ha ricevuto in dono le due corse e fatica per portarle avanti: la presentazione del percorso il 12 maggio a Catanzaro è la prova evidente dell’affanno. Chiunque sarà scelto, il compito del futuro direttore del Giro d’Italia non sarà affatto semplice.