Il 14 giugno, domenica prossima, Lorenzo Finn sarà al via del Giro Next Gen fasciato della maglia iridata degli U23. Il ragazzino che sta diventando uomo a suon di conferme ha avuto un avvicinamento complesso a causa della caduta al Tour of the Alps: dopo essere risultato uno dei più brillanti in salita accanto a Pellizzari, il ligure è caduto riportando la frattura del polso.
Era il 21 aprile. Finn aveva chiuso al sesto posto la tappa di Val Martello (alle spalle di Pellizzari, Arensman, Gaffuri, Bernal e Vlasov) e occupava l’identica posizione in classifica. Il lungo stop ha condizionato la preparazione per il Giro Next Gen oppure gli permetterà di arrivarci più fresco e comunque forte dei 19 giorni di corsa del 2026?
Finn lo ha spiegato in una conferenza stampa online da Andorra, organizzata dalla Red Bull U23 nello stesso giorno in cui il Giro d’Italia affrontava la tappa di Pieve di Soligo e del Muro di Ca’ del Poggio.




Come sono andate le settimane successive e come stai ora?
In realtà è andata abbastanza bene. Con la squadra abbiamo gestito la situazione rapidamente: intervento chirurgico subito dopo, poi una settimana all’APC, il centro di preparazione atletica della Red Bull, per la riabilitazione, poi un periodo a casa e poi sono salito in quota. Non è stato l’ideale, ma è andata abbastanza bene.
Quanto è stata importante la tua prestazione al Tour of the Alps, il giorno prima della caduta?
Il Tour of the Alps è stato una conferma. Un conto è vedere in allenamento di cosa sei capace, un conto è replicare in gara i numeri molto simili che facciamo in allenamento ed è difficile. Sapevo di potercela fare, quindi è stata una bella conferma.
E’ stato difficile passare da questo entusiasmo al doversi fermare per la caduta?
E’ quel momento in cui passi dal lottare per la vittoria, dall’essere lì con i migliori, a cadere e romperti il polso. Ma diciamo che, se proprio doveva succedere, è successo al momento giusto, perché dopo il Tour of the Alps avrei avuto un periodo di riposo per poi iniziare a lavorare per il Giro. Quindi psicologicamente è stato difficile, perché avrei potuto fare una bella gara, ma alla fine non è stato un ostacolo insormontabile.


Adesso il polso come va?
Esattamente come prima. Dopo un mese era quasi completamente a posto, ma grazie all’operazione mi sono ripreso molto velocemente. Avevo avuto lo stesso infortunio tre anni fa e mi avevano ingessato: la convalescenza fu molto più lunga. Con l’operazione è stata brevissima. In bici non ho problemi, proprio come prima. Nella vita di tutti i giorni magari ho dovuto avere qualche attenzione in più, ma in bici tutto a posto.
E le gambe come stanno?
In altura si fa sempre un grande lavoro ed è tutto puntato sul Giro. I risultati si vedono al ritorno a casa, quindi in questo momento si tratta più che altro di un processo di allenamento e gestione della fatica. Se tutto va bene, dovrei essere in piena forma per l’inizio del Giro, ma vedremo. Ogni anno penso di aver fatto un passo avanti e quest’anno sento che la forma sta migliorando. Non gareggio da un po’, ma dagli allenamenti sembra che vada tutto bene.
Nella prima parte di stagione hai vinto corse di un giorno e partecipato a diverse corse a tappe: una buona pianificazione?
E’ stata sicuramente una buona idea, perché ogni corsa a tappe è un mattone nella costruzione del muro. Sapevo che il mio obiettivo era il Giro d’Italia, quindi non ho iniziato l’anno alla grande, ma non era necessario. Ho sentito di migliorare con il passare delle settimane e al Tour of the Alps ero in ottima forma. Nelle corse che ho fatto, non avevo troppe attenzioni su di me. Al Giro Next Gen potrei essere uno dei favoriti, quindi sarà un po’ più complicato. Ma fa parte delle corse, e con una squadra forte è più facile da gestire.


Pensi che questo e il fatto di indossare la maglia iridata ti imporrà di correre diversamente?
Sicuramente sarà diverso e correre una gara del genere con la maglia di campione del mondo è un’esperienza meravigliosa che non capita spesso. Ma il mio modo di correre non cambia. Ci saranno più occhi puntati, ma avere sei corridori invece di cinque è fondamentale: avremo un uomo in più che può aiutarmi. Quindi, cercherò di dare il massimo. Sicuramente ci saranno degli avversari che correranno contro di noi, come a Liegi, ma siamo una squadra molto forte ed equilibrata, quindi sono fiducioso.
Che rapporto hai con la pressione?
Per me è abbastanza facile. Sulla carta, non sono ancora un professionista, quindi si tratta di godermi il momento e di costruire il motore per i prossimi anni. Spero di avere una lunga carriera, quindi questo è solo l’inizio.
Il percorso del Giro ha due tappe di montagna e la crono negli ultimi tre giorni: che cosa te ne pare?
L’abbiamo analizzato attentamente e la disposizione delle tappe è un po’ diversa dall’anno scorso: con tre giornate per gli sprint, mentre l’anno scorso ci sono state fughe quasi ogni giorno. Quest’anno ci saranno solo tappe per velocisti e tappe di montagna. Le ultime tre saranno decisive per la classifica generale, con la crono finale, che sarà cruciale. Sarà anche interessante vedere chi gestirà meglio la fatica a fine corsa.


L’anno scorso proprio il finale del Giro ti vide un po’ in difficoltà
Ero caduto nella terza tappa, sul Maniva, e questo non aiutò. Non mi feci troppo male, ma una caduta ti impedisce di recuperare e di dormire bene. Invece al Tour de l’Avenir, dove tutto è andato bene, nelle tappe conclusive mi sono sentito forte. Quindi no, non sono preoccupato da questo punto di vista. La preparazione sta andando bene con il giusto lavoro anche sulla cronometro, vedremo come andrà.
E poi si penserà al Tour de l’Avenir e ai mondiali?
Sì, ho un buon programma: farò il Giro, poi i campionati italiani e un’altra corsa a tappe. Poi un po’ di riposo e, come l’anno scorso, il Tour de l’Avenir e i mondiali.
E poi sarà tempo di passare professionisti: come vedi in questo momento la vita di Lorenzo Finn?
Sono stato contento di aver finito la scuola l’anno scorso nel modo giusto: era importante per me e la mia famiglia. Un giorno, mi piacerebbe andare all’università, ma per ora mi concentro di più sul ciclismo. L’anno prossimo andrò anche a vivere lontano da casa, quindi è un altro passo da considerare: cambiare un po’ ambiente. E’ una parte normale della vita. E un giorno, mi piacerebbe avere una famiglia. Ma ho ancora 19 anni e mi godo la vita che facciamo come ciclisti. Ed è un grande privilegio.