ROMA – E’ stato bello, in più d’un raduno di partenza del Giro d’Italia da poco concluso, vedere capannelli di giovani italiani che hanno vissuto insieme grandi avventure in nazionale e si sono ritrovati di nuovo sul palcoscenico più importante. Come quando Pellizzari e Milesi si sono messi a giocare con il computerino di Piganzoli, che è dovuto correre per strapparglielo di mano e impedirgli che lo sabotassero davvero. E se del marchigiano e del valtellinese abbiamo già parlato in più di una occasione, neppure il Giro di Milesi è passato inosservato.


Giocarsi la vittoria
Il bergamasco del Movistar Team è stato spesso in fuga per sé, cogliendo un quarto e un quinto posto, e per aiutare i compagni: Einer Rubio su tutti. E considerando che Milesi il Giro non avrebbe dovuto neanche farlo e che la squadra spagnola era sbarcata in Bulgaria per fare classifica con Enric Mas, quello che è venuto nei giorni successivi va annotato nella colonna dei guadagni. Mas infatti è andato in crisi nelle tappe del Blockhaus e poi a Corno alle Scale e a quel punto la tattica è cambiata.
«Che Giro è stato? Un Giro positivo – racconta Milesi – la gamba era buona, purtroppo non è arrivata la vittoria, però mi sono divertito. Il fatto di essere andato spesso in fuga è l’ultima delle cose positive, diciamo che mi è piaciuto essere lì davanti e potermi giocare la vittoria. Anche se poi ovviamente vincere è sempre difficile».


Siete venuti con uno squadrone, tanti corridori di qualità, ma le cose non sono andate come speravate. Come mai?
Siamo partiti al Giro per fare la classifica con Enric, quindi eravamo tutti pronti a lavorare per lui. Purtroppo abbiamo avuto un cambio di programmi: ci siamo dovuti adattare e l’abbiamo fatto abbastanza bene. Peccato che sia mancato il risultato.
Come sei arrivato ad avere una condizione così buona?
L’avvicinamento è stato particolare. Mi hanno detto che dovevo fare il Giro dopo la Roubaix, perché un mio compagno si era fatto male. Quindi mi hanno spostato dal Tour e ho fatto rotta sulla Bulgaria. Non ho avuto tempo per andare in altura, per cui sono rimasto a casa a San Marino e ho fatto tre settimane di tenda ipobarica.
Come andare in montagna?
No, un po’ diverso: diciamo che è un compromesso, però non è proprio la stessa cosa.
Quale sarà il programma post Giro?
Dovrei fare il Baloise Belgium Tour e poi i campionati italiani, crono e strada. Poi una settimana di stacco, altura e un programma simile a quello dell’anno scorso, quando corsi ancora in Belgio e chiusi con le classiche italiane.


Sei andato al Giro, perdendo la possibilità del Tour: ti è dispiaciuto?
Mi hanno chiesto se mi andava bene, c’era l’opportunità di aiutare un leader e quindi ho detto di sì senza problemi.
Il giorno più bello del Giro?
La tappa in cui ho fatto quinto, quella di Fermo, perché avevo la gamba. Andavo facile, quindi mi sono divertito. Purtroppo Narvaez, Leknessund e Tjotta sono andati via in un momento in cui eravamo dietro, però mi sono divertito.
Il più brutto?
Milano. Tutto il giorno a soffrire per vedere arrivare la fuga. Così non c’è proprio gusto…