Probabilmente non è un caso se molti corridori stranieri scelgono ancora il ciclismo giovanile italiano per crescere e acquisire quelle capacità che serviranno poi fra i professionisti. Di casi ce ne sono stati anche in tempi recenti, un esempio è Anders Foldager vincitore anche di una classica belga. Chi sta seguendo quelle orme è Aitor Martinez Groset, che a 17 anni sta raccogliendo allori in serie mettendosi in mostra come uno dei migliori elementi della categoria a livello mondiale.


Martinez Groset è del Team Vangi Tommasini Il Pirata e finora ha raccolto già 6 vittorie, risultando uno dei migliori elementi del calendario italiano. Come ci è arrivato e soprattutto perché? «La prima cosa che mi ha spinto a scegliere l’Italia è stato il fatto che il Team Vangi, inserito nella filiera della UAE, partecipa alle migliori gare juniores del mondo e quindi rappresenta un’ottima vetrina. Inoltre, il mio manager mi ha detto che era un’ottima opportunità».
Quali differenze hai riscontrato nella tua nuova squadra rispetto alla sezione iberica del Team Polti?
Questa squadra partecipa a gare più importanti, anche all’estero e sono tutte molto impegnative. Bisogna imparare a gestire meglio le corse e l’ambiente circostante, ma anche se stessi. E’ davvero un’ottima palestra.


Il livello delle gare nazionali e juniores è più alto in Spagna o in Italia?
Secondo me, e ne sono sempre stato convinto, credo che in Spagna le squadre siano a un livello leggermente inferiore. In Italia i team sono più forti nel complesso, c’è più concorrenza ma credo che il livello individuale in entrambi i Paesi sia molto alto. Questo si traduce in gare molto combattute, per questo preferisco quelle italiane.
Come hai iniziato ad andare in bicicletta e perché hai scelto questo sport?
Ho iniziato seguendo le orme di mio padre. Non ha mai fatto agonismo, gli piaceva semplicemente pedalare e ha trasmesso questa passione a me. Poi, a nove anni, ho iniziato ad andare in bicicletta e a partecipare a gare di mountain bike. Per un po’ mi sono dedicato all’offroad, ma quando ho iniziato a fare le cose sul serio sono passato alla strada ed è stata la scelta giusta.


Che tipo di ciclista sei?
Non l’ho ancora capito bene, perché penso di essere uno scalatore, ma mi sto rendendo conto di avere anche buone capacità sul passo, lo scorso anno ho anche vinto una tappa a cronometro alla Vuelta a Cantabria. Penso che alla fine io sia uno che si adatta un po’ a tutto, ma soprattutto sono più uno scalatore e ho una buona capacità di sprintare negli arrivi di gruppo ristretto.
Hai già ottenuto molte vittorie quest’anno. Qual è la più importante per te?
Di sicuro quella con la nazionale spagnola. Il Trofeo Víctor Cabedo, la classica spagnola, che era una prova di Nations Cup ed è molto sentita in Spagna. Vincere con la maglia della nazionale, in casa, fa sempre un certo effetto soprattutto se ti confronti con il mondo intero.


Cosa ne pensi dell’Eroica, dove hai chiuso al secondo posto, con un percorso così diverso dal solito?
Fa un certo effetto gareggiare sulle Strade Bianche, su un percorso a cui partecipano i professionisti, decisamente piuttosto impegnativo. Al di là del risultato posso dire che quel giorno mi sono divertito molto proprio perché mi sentivo di emulare i grandi campioni che c’erano stati poche settimane prima. Dal punto di vista emozionale è la migliore gara che ho affrontato, un’esperienza bellissima che voglio ripetere presto nelle categorie maggiori. E’ una gara molto divertente, si soffre molto, ma interiormente mi sono divertito molto perché il paesaggio e tutto il resto erano incredibili, e i corridori andavano tutti molto veloci.
Preferisci le corse di un giorno o le corse a tappe?
I risultati dicono che emergo di più nelle classiche e non posso dire che non mi piacciano, anzi, ma le corse a tappe sono la dimensione che preferisco e penso che presto emergerò anche lì. Voglio mettere alla prova le mie capacità di resistenza e recupero, sono fondamentali per avere un futuro nel mondo delle due ruote.


Ci sono ciclisti che ammiri?
Molti a dir la verità, da Pogacar a Van der Poel e Van Aert. Tutti quelli che spiccano nelle classiche, ma se devo essere sincero il mio preferito è Julian Alaphilippe. Molti mi considerano come il nuovo Ayuso, mi piacerebbe poter competere come lui, ma voglio concentrarmi su me stesso, non voglio essere come nessun altro. Non voglio paragoni, voglio essere un grande ciclista, sono salito sul podio per la Spagna. Sono un corridore incredibile, ma credo di correre a modo mio, e ognuno corre come vuole.
Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?
Credo di averne già raggiunti alcuni, in primis creare un legame con la squadra, correre tutti insieme al meglio delle nostre possibilità. I nostri prossimi obiettivi sono di partecipare alle gare più importanti e portare la casacca della nazionale spagnola ai Campionati del Mondo e lì vedere come va.