Quella di Veenendaal è una classica con un certo prestigio...

Dalla Bulgaria all’Olanda, le due folli settimane di Moschetti

30.05.2026
5 min
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Due settimane per attraversare tutto il range delle emozioni possibili, per passare dall’estrema delusione di un ritiro anticipato al Giro d’Italia senza neanche avere la possibilità di “assaggiarlo” sul serio fino alla conquista della classica di Veenendaal, appuntamento per velocisti. Matteo Moschetti sa bene che queste due settimane hanno avuto un peso importante nell’evoluzione non solo della sua stagione, ritrovando il sorriso quando ormai quasi non ci sperava più.

La volata vittoriosa di Veenendaal dove Moschetti ha preceduto lo spagnolo Penalver
La volata vittoriosa di Veenendaal dove Moschetti ha preceduto lo spagnolo Penalver
La volata vittoriosa di Veenendaal dove Moschetti ha preceduto lo spagnolo Penalver
La volata vittoriosa di Veenendaal dove Moschetti ha preceduto lo spagnolo Penalver

Il viaggio parte da quella maledetta giornata in Bulgaria, quella prima tappa costata il Giro a più di un corridore per una caduta davvero difficile da digerire: «La corsa rosa era il mio obiettivo – racconta – per il quale avevo lavorato tanto. Chiaramente, dopo tutta la preparazione che avevo fatto, andare a casa il primo giorno non è stato proprio facile, soprattutto a livello mentale. Era necessario digerire il dolore più psicologico che fisico. Una volta che ho ricevuto l’ok per tornare ad allenarmi dal medico della squadra, abbiamo cercato di trovare degli obiettivi alternativi e quella olandese era la prima occasione, quindi centrare la vittoria è stato molto bello».

Non c’era proprio modo di poter continuare la corsa rosa?

La caduta è stata abbastanza violenta, io onestamente non ho avuto grandissime lesioni o problemi, ma avendo picchiato la testa e rotto il casco, il medico della squadra in accordo con tutta l’equipe medica ha deciso che comunque il risultato del mio concussion test non era sufficientemente buono e quindi hanno optato per il ritiro. Il dispiacere era tanto, ma quando ti spiegano che continuare sarebbe stato pericoloso sia per me che per insomma il resto del gruppo perché comunque i riflessi e la lucidità non erano al massimo, accetti.

Il Giro di Moschetti è finito dopo neanche una tappa. Un mesto ritorno a casa causato da una brutta caduta
Il Giro di Moschetti è finito dopo neanche una tappa. Un mesto ritorno a casa causato da una brutta caduta
Il Giro di Moschetti è finito dopo neanche una tappa. Un mesto ritorno a casa causato da una brutta caduta
Il Giro di Moschetti è finito dopo neanche una tappa. Un mesto ritorno a casa causato da una brutta caduta
Tra l’altro arrivavi anche con una forma abbastanza importante, visto che solo 5 giorni prima eri arrivato terzo in Belgio…

Sì, avevo lavorato tanto e i frutti stavano arrivando. Avevamo rinunciato anche a fare determinate gare tra marzo e aprile per poter effettuare un ritiro in altura. Ero arrivato davvero con un’ottima condizione, quel podio mi aveva dato le risposte che cercavo.

Tra la il ritiro al Giro d’Italia e la classica olandese, che cosa è successo? Quando hai potuto riprendere ad allenarti?

Ho fatto una settimana di riposo – racconta Moschetti – e poi, sempre con la supervisione del medico della squadra, abbiamo ricominciato gradualmente, con un paio di sessioni di rulli e sempre monitorato ho iniziato a uscire su strada. Quella di Veenendaal era la prima gara disponibile e così un po’ in extremis sono ripartito da lì. Dal momento in cui ho ricominciato a uscire su strada, chiaramente come ogni altro ciclista ho pensato a pormi obiettivi, stimoli. Ritrovare la competizione prima possibile era importante per me, perché sapevo che per quanto mi fossi dovuto fermare, la condizione era comunque ancora buona.

Fondamentale per la vittoria di Moschetti in Olanda è stato il lavoro del team, con Parisini ultimo uomo (foto Insiagram)
Fondamentale per la vittoria di Moschetti in Olanda è stato il lavoro del team, con Parisini ultimo uomo (foto Instagram)
Fondamentale per la vittoria di Moschetti in Olanda è stato il lavoro del team, con Parisini ultimo uomo (foto Insiagram)
Fondamentale per la vittoria di Moschetti in Olanda è stato il lavoro del team, con Parisini ultimo uomo (foto Instagram)
Com’è stata la corsa di Veenendaal?

Abbastanza classica nel suo sviluppo, c’erano più squadre interessate ad arrivare in volata. Noi abbiamo controllato perché lo sprint era il nostro obiettivo, ma non è mai facile. In Olanda il percorso era molto tecnico, strade strette, tante curve, rilanci, quindi siamo andati anche abbastanza forte tutto il giorno. Poi era anche il primo giorno dove faceva veramente caldo. Nel finale abbiamo fatto un ottimo lavoro come squadra, impostando gli ultimi 5 o 6 chilometri. L’obiettivo era quello di entrare nell’ultima curva primo e secondo, Parisini è stato davvero bravo a lanciarmi al meglio nel finale e quindi sicuramente gran parte del merito di questo risultato va a lui e a tutti i compagni.

Quella di Veenendaal è una classica con un certo prestigio…

E’ una gara che avevo già disputato più volte e ed è comunque abbastanza sentita sia da noi nell’ambiente che come pubblico. Lì la gente è molto appassionata e competente, fa piacere sempre vincere una gara che ha tanto rilievo. Il giorno dopo, al GP Criquielion che avevo vinto lo scorso anno sono arrivato con le pile un po’ scariche, il secondo giorno forse ho pagato un po’ lo stop forzato e le gambe non rispondevano come 24 ore prima.

Per Moschetti due settimane difficili, ritrovando in Olanda la gioia di correre e ripartire da zero (foto Instagram)
Per Moschetti due settimane difficili, ritrovando in Olanda la gioia di correre e ripartire da zero (foto Instagram)
Per Moschetti due settimane difficili, ritrovando in Olanda la gioia di correre e ripartire da zero (foto Instagram)
Per Moschetti due settimane difficili, ritrovando in Olanda la gioia di correre e ripartire da zero (foto Instagram)
Che sapore ha il riscatto contro la sfortuna?

Dolce, anche perché questo successo l’inseguivo da tanto tempo e forse è arrivato in un momento dove magari sia io che la squadra ce l’aspettavamo di meno. Ora, i prossimi obiettivi sono Brussels Classic, il 7 di giugno che potrebbe essere un’occasione simile e poi onestamente il calendario è ancora tutto da costruire, visto come sono andate le cose.

C’è la possibilità che sia dirottato verso un altro grande giro?

Alla Vuelta sicuramente non vado perché il percorso è veramente esigente e duro. Per il Tour sarà difficile, non era previsto, ma magari adesso c’è una possibilità. Il team farà le sue valutazioni, ma prima della fine di giugno non credo si saprà nulla.