Giro d'Italia 2026, Alleghe, PIan di Pezzè, Giulio Ciccone, Passo Falzarego, Einer Rubio

Ciccone, tutto per i GPM: sogno riuscito a metà

29.05.2026
5 min
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PIAN DI PEZZE’ (BL) – Buttato sull’asfalto nel lato sinistro della strada, Giulio Ciccone beve furiosamente da una bottiglietta di plastica che strizza con forza affinché l’acqua finisca più velocemente nella gola. A tratti si interrompe per deglutire e manda giù sorsi di un integratore alla ciliegia e si guarda intorno in una dimensione tutta sua, che in apparenza non risente del baccano e del vociare intorno. Se l’obiettivo di giornata era sommare il maggior numero di punti per la montagna, la missione è stata compiuta. Se a questa voleva aggiungere la vittoria di tappa, allora anche oggi c’è da mangiarsi le mani. Chissà se l’abruzzese pensi ancora che quest’anno avrebbe fatto meglio a puntare sulla classifica generale

A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e e recuperare la lucidità
A Ciccone sono serviti dieci minuti buoni per riprendere fiato e recuperare la lucidità

Lo stesso posto, 34 anni dopo

Ciccone si alza con l’aiuto del massaggiatore e si sposta dall’altro lato della strada per lasciar passare le auto della direzione corsa. Su questa stessa strada, 34 anni fa rimanemmo a lungo accanto a Marco Pantani, nel racconto dell’impresa che gli era appena valsa il Giro d’Italia dei dilettanti. E’ tutto diverso, la vita e il ciclismo, soltanto le montagne sopra alle nostre teste sono le stesse di allora. Nei giorni di altura a Sierra Nevada, Giulio ha raccontato di aver rivisto per l’ennesima volta i dvd che raccontano la storia di Pantani e c’è da scommettere che prima di partire sapesse benissimo che questa montagna avesse avuto finora un solo vincitore: il Pirata!

«Oggi era una tappa – racconta – dove chi ne aveva, avrebbe guadagnato. Sulla prima salita il passo è stato fortissimo, ci siamo subito rotti. Io ho sprecato tantissimo, ho corso per la maglia e per prendere i punti. Dovevo correre così, era l’unica soluzione che avevo. Devo dire anche che sono stato molto fortunato trovando nella fuga diversi corridori che mi hanno dato una mano. Come Giulio Pellizzari, che devo ringraziare tantissimo. Anche Bettiol sulla prima salita.

«Poi, una volta sul Falzarego, è partita l’idea di fare la discesa a tutta per guadagnare margine. Sapevo di doverla fare a tutta, ma l’arrabbiatura per il comportamento di Einer Rubio mi ha dato ancora più grinta per fare qualche curva un po’ più spericolata».

L'ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L’ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L'ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss
L’ultima scalata di Ciccone è stato un lento spegnersi che ha favorito il ritorno di Kuss

Lo screzio con Rubio

Il problema c’è stato sul Falzarego, quando il colombiano che in questo Giro ha condiviso con Ciccone un’infinità di chilometri in fuga, ha sprintato prendendogli i 18 punti del gran premio della montagna. Giulio non è stato tenero nel raccontare l’episodio, ma sa che il problema è venuto fuori quando Derek Gee ha sprintato per il Chilometro Red Bull. Rubio conferma: avevano parlato, accordandosi perché Ciccone prendesse i punti della montagna e lui passasse sul traguardo che si incontrava cinque chilometri prima. Il fatto che i corridori della Lidl-Trek volessero prenderli entrambi, lo ha spinto a sprintare sul Falzarego.

Dopo la discesa a tutta, Ciccone si è ritrovato al comando sulla salita finale, iniziata con un minuto sul gruppetto degli inseguitori. Difficile dire se potesse arrivare, ma di certo quando il ritrovato Pellizzari ha attaccato portandosi dietro Sepp Kuss, il margine del fuggitivo ha preso a scendere rapidamente.

«Sapevo che dovevo tenere il mio passo – dice Ciccone – sapevo che non dovevo andare fuorigiri. Ho tenuto un buon passo, però oggettivamente ho sprecato tantissimo nella valle. C’era un vento fortissimo e contrario e lì ho sprecato tanto. Se la salita fosse iniziata prima, sarebbe stato molto meglio».

L'abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L’abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L'abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato
L’abbraccio fra Pellizzari e Hindley parla di amicizia e di un corridore ritrovato

Il Pellizzari ritrovato

E se Ciccone se ne va da Alleghe forte del terzo posto, della Cima Coppi (è passato per primo sul Passo Giau) e di 57 punti di vantaggio su Vingegaard, Pian di Pezzè ha riportato il sorriso a Pellizzari. Giulio è andato in fuga, ha provato a vincere e nel finale ha dato tutto quello che aveva per aumentare il vantaggio di Hindley su Arensman. Al momento l’australiano è terzo con 29 secondi di vantaggio sull’olandese della Netcompany-Ineos.

«Sono contento di aver aiutato Jai – dice Pellizzari – perché sul momento non mi sono reso conto che non avevo le gambe per vincere. Avevo sentito che Arensman si era staccato, allora ho aspettato e sono davvero contento di avergli dato una mano. E’ stata una bella reazione, ma diciamo che il problema adesso più che il morale sono le gambe. Facciamo il massimo con quel che si ha, sapendo che questa non è stata di sicuro la mia prestazione più bella.

«Uscivo da due giorni vissuti male. Ne ho parlato anche con la mia fidanzata, quando non hai le gambe, l’umore precipita. Non è il massimo perché a 22 anni dovremmo sapere che nella vita ci sono anche altre cose, ma penso che quando arriveranno le gambe, sarò di nuovo felice».

Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (Passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (passo Giau) e il primato dei GPM
Ciccone se ne va da Pian di Pezzé con la vittoria della Cima Coppi (Passo Giau) e il primato dei GPM

Mancano due tappe alla fine del Giro, domani la doppia scalata di Piancavallo scriverà la parola fine sotto la lotta per la classifica. Uno strano Giro quello degli italiani, che per l’ennesima volta si sono ritrovati a guardare da dietro la schiena del vincitore. Non tutte le stagioni sono uguali e si capisce che la ricerca dei punti per una maglia possa portare via le energie e la lucidità necessarie per vincere. In questo Giro senza grande spettacolo, quel che resta è la certezza che si vada ogni giorno davvero forte e questo rende necessario scegliere. E’ meglio la maglia della montagna o la vittoria di una tappa mitica?