Mentre Vingegaard e gli altri lottavano per la maglia rosa al Giro d’Italia, una grossa, per non dire grossissima, fetta dei professionisti era (ed è) a Sierra Nevada per preparare la seconda parte di stagione, chiaramente dominata dal Tour de France. E di questa fetta fa parte anche Lorenzo Germani.
Il laziale della Groupama-FDJ è lassù, ai 2.500 metri del gigante granadino, con altri quattro compagni. Pedalate, massaggi, palestra, alimentazione ben controllata… Insomma si lavora seriamente. E proprio Germani ci porta nel cuore di questo ambiente d’alta quota.


Innanzitutto, Lorenzo, come mai è stata scelta la location di Sierra Nevada da così tante squadre?
Perché qui in questo periodo si sta bene, fa caldo il giusto anche se sei in quota. Siamo pur sempre nel sud della Spagna. In altre località tipo Tignes o Livigno, dove si va in piena estate, fa ancora un po’ freddo in questo periodo. Qui a Sierra Nevada le strade sono buone, non c’è troppo traffico e, cosa non secondaria, rispetto al Teide è anche più comodo. Sierra Nevada la puoi raggiungere con i veicoli via terra tranquillamente. Nei primi giorni faceva ancora un po’ freschetto, ma la neve che c’era si è sciolta quasi tutta.
Sierra Nevada un posto ideale come dici tu, insomma. Il caldo relativo in quota e i 30 gradi in basso. Perfetto anche per abituarsi al caldo delle corse estive…
Esatto, poi qui per fare un hot training basta che salendo ti metti il k-way o ti vesti un po’ di più e hai fatto il tuo hot training attivo. E’ quasi la stessa cosa che farlo sui rulli, perché la velocità non è alta e non c’è l’aria che ti rinfresca. La risalita a Sierra è lunga e lenta.
Come stai lavorando? Cosa stai facendo?
Soprattutto lavori di base: fondo, volume, bassa intensità e anche palestra. La forza è una componente importante in questa fase. Nelle tre settimane di ritiro ci andremo in tutto 5-6 volte. Abbiamo fatto un richiamo di forza inizialmente, quindi con carichi di peso importanti, poi passeremo alla forza esplosiva. Pertanto diminuiremo un po’ i pesi ma aumenteremo la velocità d’esecuzione.


Parlaci un po’ dell’ambiente di Sierra Nevada, dai paesaggi alla lunga lista di squadre presenti…
Il paesaggio in realtà è un po’ speciale rispetto agli altri panorami tipici dell’altura, non so, Livigno. Insomma è montagna, ma non sono le Alpi. C’è meno vegetazione e se scendi giù vedi tutto un po’ arido, secco. Da quassù vediamo bene Granada. A me piace. Noi siamo in un grande chalet a Sierra Nevada, ma c’è una strada che arriva fino a un osservatorio a quota 2.800. E c’è un’altra strada, sterrata ma ben percorribile anche con la bici da strada, che arriva a più di 3.000 metri. Per ora c’è ancora un po’ di neve e si arriva massimo a 3.000 metri.
E com’è pedalare a quelle quote?
Eh, un po’ si sente la mancanza d’aria. E lo vedi soprattutto dai battiti. Tu procedi allo stesso ritmo, ma man mano che sali e prendi quota, si alzano le frequenze cardiache. E poi il paesaggio, torno a dire, è bello. Mi piace anche l’ambiente perché stando in chalet, comunque in appartamenti, hai più coesione di gruppo. Stai tutti quanti insieme: mangi, il pomeriggio stai sul divano e guardi tutti insieme il Giro d’Italia. Alla fine il tempo passa velocemente, l’ambiente è simpatico quindi è divertente.


Visma-Lease a Bike, UAE Emirates, TotalEnergies, Bahrain… mezzo Tour de France è già lì. Si respira aria di gara! Com’è incontrarsi anche con gli altri, se non addirittura allenarsi insieme?
Ci si incontra, quello sì, ma poi ognuno fa i suoi lavori. Può capitare di fare insieme a corridori di altre squadre qualche uscita tranquilla, se combaciano i giorni di recupero. Comunque quando incrocio qualcuno io saluto sempre… mentre c’è anche chi non saluta. Non mi costa niente fare un piccolo cenno, un gesto con la testa. Però è vero: ci sono quasi tutte le squadre WorldTour, alcune sono proprio in massa. Pogacar lo abbiamo incrociato qualche volta.
Voi avete il cuoco lassù?
Sì, stando in chalet abbiamo il cuoco con il nutrizionista. Uno fa il piano e l’altro lo esegue. C’è anche l’ammiraglia con il direttore sportivo e uno o due allenatori, perché uno arriva e uno riparte. Magari per due o tre giorni sono in due. Poi due massaggiatori, il meccanico…
Rispetto agli altri ritiri, visto che oggettivamente questo precede il Tour, si percepisce un’atmosfera diversa, tanto più che sei in una squadra francese?
In realtà ogni volta che c’è un ritiro per una corsa, che sia la Vuelta, il Giro o il Tour, ci si prepara al top. Si cerca di curare sempre tutto al massimo, quindi vere differenze in realtà no. Quando sono stato in ritiro a Tignes per la Vuelta era la stessa cosa.


Qual è secondo te l’aspetto più importante di questo ritiro? Rispettare le zone di allenamento che ti vengono date? L’alimentazione? Limare qualcosina in termini di peso o al contrario aumentare un po’ la massa muscolare?
In altura il dispendio energetico è maggiore rispetto alla pianura. Come dicevo, si privilegia più il volume. Mentre a livello di alimentazione posso dire che si mangia tanto, soprattutto in bici. Si mangia un po’ meno fuori dalla bici. Ma mangiando talmente tanto in sella, alla fine dopo l’allenamento tutta questa fame neanche ce l’hai. In questo modo il peso scende o resta stabile. Semmai è meglio asciugarsi un filino nel post-altura… se c’è bisogno.
Hai parlato di tanto volume, Lorenzo, ma un po’ d’intensità prima delle gare la farete?
Si farà più in là, magari proprio negli ultimissimi giorni di ritiro. Magari del VO2 Max, qualche ripetuta più breve, ma dopo un blocco così la qualità la si fa in corsa.