Magari sarà protagonista anche oggi. Magari si getterà all’assalto del traguardo di Andalo per giocarsi la sua seconda tappa al Giro d’Italia. Parliamo di Igor Arrieta, uno dei numerosi giovani talenti della UAE Team Emirates XRG.
In questi giorni al Giro d’Italia lo abbiamo incontrato. E con lui abbiamo parlato anche di sicurezza. Sicurezza che parte dal casco. In casa UAE Emirates per i caschi ci si affida a MET. I corridori hanno due modelli in dotazione, almeno per quel che concerne le prove su strada: l’aerodinamico Manta, che abbiamo visto anche sulla testa Tim Wellens, e il modello più votato alla ventilazione e alla leggerezza, il 3K Carbon.
Sicurezza è una parola centrale, specie per la UAE che proprio all’inizio del Giro d’Italia ha perso subito tre atleti fondamentali per via della scivolata nella seconda tappa che ha coinvolto Marc Soler, Jay Vine e Adam Yates.




Arrieta e il MET
Per fortuna, poi, lo stesso Arrieta, ma anche Jhonatan Narvaez e compagni, con il loro talento, hanno ribaltato le sorti del team portando a casa ben tre tappe. Arrieta è molto ricercato anche dai media spagnoli. Quando siamo capitati nel suo hotel stava giusto parlando con i colleghi della stampa spagnola.
Ci ha raccontato della vittoria di Potenza.
«Anche dopo aver sbagliato l’ultima curva non ho mai pensato di mollare. Insomma ero arrivato sin lì e dovevo insistere. Insistere fino alla fine, anche per la squadra. Poi sapevo anche che Eulalio aveva speso più di me. E’ stata la mia prima vittoria in un Grande Giro, un’emozione fortissima. Quelle scivolate e quell’insicurezza in discesa? Vi dico che avevo la terza bici, le gomme erano nuove e con la strada umida era complicato stare in piedi».
E a proposito Fabio Baldato, quel giorno era rimasto un po’ incredulo nel vedere Arrieta così impacciato. «Di solito – ci ha detto il direttore sportivo – lui è bravissimo in discesa…. Anche troppo! Pensate che una volta gli ho dovuto dire di andare più piano».
Ma certi giorni tornano in mente appunto scivolate, errori di traiettoria, asfalto bagnato. E in certi casi la sicurezza è il perno centrale del discorso. E la sicurezza parte dal casco. Arrieta usa il MET Trenta 3K Carbon. Il casco ha ottenuto le cinque stelle del Virginia Tech Helmet Rating, uno dei test indipendenti più riconosciuti nel settore, ed è dotato del sistema Mips Air Node, una tecnologia ultraleggera studiata per ridurre le forze rotazionali trasmesse alla testa in caso di impatto.
«E’ da un anno – dice lo spagnolo – che proviamo questo casco e mi piace molto. Lo apprezzo soprattutto per la comodità. Tra l’altro si regola molto bene e facilmente. Anche le cinghie (le Air Lite, ndr) sono leggere, regolabili e contribuiscono ulteriormente alla comodità durante le tante ore di gara. Poi la sua parte frontale si adatta molto bene alla mia testa. Lo sento proprio mio. Ha una calzata, come dire… naturale. Almeno per me è così».


Con caldo e salite…
Un altro tema centrale che riguarda il casco, specie in queste tappe di montagna e ancora di più con il caldo, è appunto la questione delle temperature. Senza dubbio i caschi aero sono più performanti dal punto di vista dei watt guadagnati, ma in certi casi, come appunto quando ci sono da affrontare salite e caldo torrido, certe caratteristiche passano in secondo piano. O comunque non sono le uniche da tenere in considerazione.
«Infatti – riprende Arrieta – uso il MET Trenta 3K Carbon soprattutto quando fa caldo, perché è veramente ben ventilato. Non hai mai la sensazione che la tua testa stia per bollire. Ma mi piace usarlo ancora di più quando c’è una tappa di montagna in cui è importante il peso. Personalmente non sono ossessionato dal peso, ma credo che tutti noi corridori andiamo alla ricerca del minor peso possibile da portarci dietro».




Un casco da pro’
Il MET Trenta 3K Carbon UAE Team Emirates XRG Edition (questo il nome completo del casco) è un casco sviluppato proprio con la collaborazione degli atleti della UAE. E’ leggero, ventilato e pensato per garantire prestazioni elevate anche nelle fasi più dure della corsa. Scopriamolo nel dettaglio…
La sua struttura integra una speciale ala in carbonio 3K Airframe, soluzione che permette di aumentare la rigidità e migliorare l’efficienza aerodinamica senza penalizzare il peso. In taglia M la bilancia si ferma infatti a 260 grammi, un valore particolarmente interessante per un casco destinato alle grandi montagne e alle tappe più impegnative.
Prima si è parlato di ventilazione, ebbene il salto in avanti è netto. Rispetto alla generazione precedente, MET dichiara un incremento del 16 per cento nel flusso d’aria, grazie a 24 prese d’aria e ad una canalizzazione interna completamente rivista, che tiene comunque conto dell’efficienza aerodinamica. Inoltre la superficie di contatto con la testa è stata ridotta per favorire ulteriormente la dispersione del calore nelle giornate più torride. Quello che ci diceva giusto Arrieta quando parlava della calzata anteriore.
Non manca poi l’aspetto pratico: le feritoie frontali sono studiate anche per ospitare gli occhiali durante le salite, una soluzione molto apprezzata dai professionisti. E infatti Arrieta ha aggiunto: «Un’altra cosa che mi piace, o comunque che trovo comoda, è il fatto di poter incastrare facilmente gli occhiali quando si va in salita. Poi questi si sfilano bene. Si trovano subito in modo intuitivo, così sono pronti da calzare per la discesa, dove non saprei proprio scendere senza occhiali».