Guillermo Silva, maglia rosa 2026

Pellizzari sfida Vingegaard, ma è trionfo storico di Silva

09.05.2026
5 min
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Cadute, attacchi, colpi di scena e un uruguaiano che vince al Giro d’Italia indossando anche la maglia rosa. E’ Guillermo Silva, che avevamo “scoperto” pochi giorni fa. Il Giro d’Italia si accende in una delle sue tappe più lunghe, quella con arrivo a Veliko Tarnovo. Sono bastate pioggia e colline per scompigliare tutto.

La notizia, alla fine, però è la maxi caduta. Caduta che mette alle strette la UAE Emirates. In un amen la squadra di Fabio Baldato ha perso Soler, Vine e di fatto anche Adam Yates, almeno per quel che concerne la classifica. Francesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, che in questa frazione credeva molto con Corbin Strong ed Ethan Vernon, era andato a vederla e ci aveva detto della tortuosità del finale.
Alla fine questa tappa ci ha lasciato tre spunti. Scopriamoli.

Guillermo Silva, tappa Giro Veliko tarnovo, Vingegaard, Pellizzari
Eccoli i due leader del Giro: Vingegaard e Pellizzari. Il danese ha capito che il marchigiano venderà cara la pelle
Guillermo Silva, tappa Giro Veliko tarnovo, Vingegaard, Pellizzari
Eccoli i due leader del Giro: Vingegaard e Pellizzari. Il danese ha capito che il marchigiano venderà cara la pelle

E’ già duello

Giulio Pellizzari è pronto a replicare al super favorito Jonas Vingegaard. I due hanno dimostrato subito una grande superiorità. A dire il vero c’era anche Van Eetvelt con loro. Ma la sensazione è che Giulio sia ben più solido. E se ha faticato un po’ più del previsto a chiudere è stato perché, nel momento dell’attacco di Vingegaard, di mezzo c’era Jan Christen che in qualche modo gli ha fatto il buco. A quei ritmi chiudere anche pochi metri diventa un oceano. Ma Giulio questo oceano l’ha navigato alla grande.

Poco importa se alla fine da dietro hanno rimontato. Se si sono un po’ guardati. Quello che conta è che quando Vingegaard ha aperto il gas, Pellizzari ci fosse. Qualche malalingua ha detto che il danese ha accelerato per alzare i battiti, per impegnarsi, visto che ieri aveva detto che gli era sembrato un semplice allenamento di tre ore e mezzo, salvo gli ultimi 10 chilometri.

Vingegaard un paio di volte lo ha guardato. Forse era quasi infastidito di averlo a ruota. Si aspettava di fare il vuoto con maggiore facilità.
In questo quadro però viene da chiedersi quanto fosse programmato questo attacco. Perché di uomini non ne aveva molti in quel momento Vingegaard. C’era solo Piganzoli con lui. Forse voleva togliersi dai guai in discesa? Diciamo che almeno è un atteggiamento che ci è piaciuto, che denota quanto al Giro ci tenga.

UAE: e adesso?

A rimetterci da questa caduta ai 22 chilometri, che ha poi portato alla neutralizzazione della corsa per una manciata di chilometri, è stata soprattutto la UAE Emirates. Giusto ieri ce lo aveva detto Baldato: «Almeno fino al Blockhaus c’è solo da stare lontani dai guai». Per la serie: ipse dixit.

Stamattina a Burgas si sentiva che l’aria fosse cambiata. Era meno frizzante, molto umida e carica di nuvoloni che poi si sono riversati lungo la corsa, anche con forza e vento, oltre a temperature più basse nel corso della frazione.

Soler e Vine sono all’ospedale. Mentre Yates ha incassato quasi 14 minuti. «Per noi è stata una giornata terribile – ha detto Gianetti – Sembrano esserci delle fratture. E’ stato uno dei nostri corridori a scivolare per primo, probabilmente a causa dell’asfalto scivoloso, e di conseguenza sono caduti anche i compagni che lo seguivano. Yates era molto insanguinato. Un taglio dietro l’orecchio dovuto probabilmente all’auricolare. E’ fuori classifica, ma è un duro. Un peccato perché questo Giro lo aveva preparato molto bene».

Da questa sera la UAE Emirates dovrà riorganizzare le idee. Se già c’era l’ipotesi di andare a caccia delle tappe, ora questa opzione prenderà ancora più corpo.

Ma in quanto a rimescolamenti tra i leader, la UAE non è stata l’unica a pagare dazio. Certo, loro hanno pagato il prezzo più salato, ma anche la Bahrain Victorious ha dovuto registrare l’abbandono di Santiago Buitrago. Altra pedina eccellente per la generale. Pensate che qualcuno lo dava anche in lotta per un possibile podio. E un minutino lo ha incassato Derek Gee, della Lidl-Trek.

Guillermo Thomas Silva (classe 2001) vince a Veliko Tornovo e indossa la maglia rosa. Da notare alle sue spalle Scaroni che esulta
Guillermo Thomas Silva (classe 2001) vince a Veliko Tarnovo e indossa la maglia rosa. Alle sue spalle Scaroni esulta

Storia Uruguay

E poi bisogna dare onore al merito. In casa XDS-Astana, un anno dopo Diego Ulissi, si torna a indossare la maglia rosa. Stavolta lo fa Guillermo Thomas Silva, dall’Uruguay. In patria è già esploso il boom.

«Per il mio Paese – ha detto Silva – è una vittoria incredibile, storica. Non ci credo. E’ una soddisfazione enorme. La squadra ha lavorato alla grande. Scaroni ha lavorato bene nella salita precedente dove è stato fortissimo. E poi ha tirato anche nel finale: è stato perfetto. Io dovevo solo restare concentrato. Mi ha lanciato fino ai 200 metri dalla linea d’arrivo, dove dovevo solo mettere la ruota davanti a tutti. Questa vittoria è per la squadra e per il mio Paese. E’ un sogno e spero di portarla più avanti possibile. Me la voglio godere questa maglia».

E a proposito di Paese. Le maggiori testate dell’Uruguay hanno immediatamente divulgato la notizia. E lo hanno fatto non solo le testate sportive. La parola più ricorrente è historico, storico. Proprio noi, in quell’intervista di alcuni giorni fa, avevamo chiesto a Silva se avesse potuto contribuire al movimento ciclistico in Uruguay. E lui ci aveva risposto: «Io e il mio connazionale, Eric Fagundez, da quando siamo arrivati tra i pro’ abbiamo aperto una porta». Oggi Guillermo Silva ha decisamente sfondato il portone.