Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari

Giulio Pellizzari e il Giro, i margini e i punti di forza

02.05.2026
7 min
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Anche se lo scorso anno la Red Bull-Bora ha deciso con un colpo di mano di rimpiazzare la maggior parte dello staff tecnico che negli ultimi anni aveva fatto grande la squadra – da Aldag a Gasparotto passando anche per alcuni preparatori – pochi conoscono Giulio Pellizzari come Paolo Artuso, che lo ha accolto al passaggio dalla Bardiani e lo ha allenato fino al 2025, fino a cogliere la prima vittoria alla Vuelta.

Noi gli abbiamo chiesto se a suo avviso il corridore che abbiamo visto vincere e commuoversi al Tour of the Alps abbia ancora dei margini, ora che è atteso dal Giro d’Italia e il livello della sfida sarà così alto.

«Era questione di tempo – dice il veneto parlando della vittoria al Tour of the Alpsil ragazzo è forte, gli avversari erano forti, però non sono stupito. Mi aspettavo magari che andasse leggermente meno in previsione del Giro d’Italia, ma sono sicuro che riuscirà a fare ancora un altro piccolo step. So che ora sta facendo il Top Up Camp come rifinitura in previsione del Giro d’Italia, non so dove, e questo gli darà qualcosina in più».

Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Ha raccontato che sarebbe andato in Val Senales.

Dovevamo andarci l’anno scorso, poi alla fine si decise di no per farlo crescere con calma: quest’anno è il momento giusto. A livello di stimolo fisiologico per aumentare il numero dei globuli rossi, fare più alture durante l’anno ti dà qualcosina in più rispetto a farne una solamente. Andare su per l’ultima volta prima del Giro serve per mantenere i valori del sangue o addirittura aumentarli.

Top up camp significa che si va più in alto del solito, ma per meno giorni?

Se sono andati in Val Senales, sono anche belli alti. Non più a 2.000-2.100, ma saranno a 2.800-3.000 metri. Sicuramente i carichi di lavoro non saranno altissimi, perché se sono a 3.000 metri dopo un Tour of the Alps così impegnativo, dove sono andati veramente forte, probabilmente dovrà solamente recuperare e fare qualche rifinitura.

A vederlo dal vivo e dalle immagini, Giulio dà l’idea di un atleta ancora in via di definizione. E’ davvero così?

Sicuramente crescerà ancora. Al cento per cento, nei prossimi anni migliorerà ancora tanto, sarà un’evoluzione naturale. Non so se stia facendo ancora palestra, con me la faceva, ma comunque il potenziamento si può fare anche in bicicletta. Crescerà un po’ oggi, un po’ domani, un po’ il mese prossimo, un po’ alla fine dell’anno… Arriva tutto da sé, anche lo sviluppo fisico, perché è vero che gli manca ancora qualcosina.

Abbiamo visto Giulio fare la differenza con la cadenza di pedalata, non tanto con il rapporto…

No, non credo che gli manchi il rapporto perché se va su a 400 watt, sono sempre a 400 watt. Il fatto è che lui il rapporto lo gira veloce. Che vada su a 80 come a 95 pedalate, i watt sono sempre 400. L’unica cosa che cambia un po’ è il dispendio energetico. Più vai agile, più spendi energia. Certo risparmi a livello muscolare e questo è il lavoro che si fa in allenamento. Ognuno si attesta alla propria cadenza ottimale.

Van der Poel, Tirreno 2026
I due ottimi sprint della Tirreno (qui con Del Toro e Van der Poel) non sono causali, ma si devono a precise caratteristiche di potenza di Giulio
Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026
I due ottimi sprint della Tirreno (qui con Del Toro e Van der Poel) non sono causali, ma si devono a precise caratteristiche di potenza di Giulio
Da cosa dipende?

E’ più una questione di coordinazione neuromuscolare, di come sei stato abituato da bambino. E’ ovvio che quando vai a tutta, se sale la cadenza, cresce anche l’apporto di ossigeno ai distretti muscolari, perché a ogni pedalata c’è una vasocostrizione parziale momentanea, dovuta alla contrazione muscolare. Il principio iniziale delle SFR non era fare forza, ma far durare di più la contrazione. Per cui quando il muscolo è contratto, c’è anche una vasocostrizione dei vasi: più vai agile e meno dura la contrazione. Meno dura la contrazione e più ossigeno ti arriva.

Giulio continua ad accelerare da seduto, non si alza spesso sui pedali. Su quello si lavora oppure è la sua caratteristica?

Va bene così, è anche una questione di fibre muscolari. Se guardiamo anche la prima tappa che ha vinto al Tour of the Alps, lui nei primi attacchi non c’era. Ha preso la salita in progressione. E anche quando ha vinto alla Vuelta, si era staccato. Ma non era successo perché non ce la faceva, semplicemente si era gestito.

Perché succede?

Giulio ha la curva di potenza abbastanza piatta: parliamo dell’esprimere un determinato picco di potenza in un determinato intervallo di tempo, che siano 5 secondi o 10 minuti. Lui ce l’ha costante ed ecco da un lato magari non risponde subito alle accelerazioni, ma in compenso riesce a fare anche delle buone volate, come alla Tirreno e al Tour of the Alps. Nelle volate fra corridori ormai stanchi, lui emerge più facilmente perché in finale non ha cali clamorosi.

Dipende da questo la sua abitudine a prendere le salite da dietro e poi a rimontare?

Esatto, fa così e poi recupera con il suo passo che è incredibile, capito? Nel caso di Giulio si ragiona sul fatto di dover andare dal punto A al punto B più velocemente possibile e in questo il suo motore è uno dei più veloci del gruppo, ma appunto deve gestirsi.

Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Artuso è certo che Giulio Pellizzari vivrà nei prossimi anni un importante sviluppo fisiologico
Aver tenuto a lungo la maglia di leader è stato utile per abituare ulteriormente Giulio alla pressione
Si fa sempre il confronto con i coetanei, con Del Toro. E’ un’impressione il fatto che il messicano sembri anche più precoce fisicamente e che Giulio sia in linea per recuperare?

Lo penso anche io. Secondo me è anche questione di quanto hanno lavorato da giovani. Giulio da junior ha lavorato il giusto, non ha esagerato e questo te lo ritrovi negli anni successivi. E’ stato bravo Massimiliano Gentili a tutelarlo e poi anche la Bardiani ha lavorato alla grande. Gli ha fatto fare un calendario corretto e l’ha buttato nella mischia del Giro d’Italia un po’ la volta. Stessa cosa con le alture.

Vale a dire?

Era arrivato dalla Bardiani che faceva le alture di due settimane. Un’altura all’anno o due, quella estiva. Anche questi sono tutti margini che ti rimangono per il seguito, perché se io inizio a fare cinque alture all’anno, non c’è niente da fare: a un certo punto sono meno efficaci.

Senza contare che anche mentalmente ti svuotano?

Prima era così, però magari adesso le squadre equipaggiate tipo la Red Bull pensano anche alla parte mentale e così, se c’è da portare la fidanzata o altro, ti assecondano. Quindi se i ragazzi stanno bene in altura, è tutto a posto. Ma se a livello fisiologico inizi a fare quattro alture all’anno, dopo un po’ non ti fa più niente, quindi devi alzare ancora l’asticella. E come fai? Ci sono due modi: o prolungo il tempo, quindi invece di stare tre settimane, passo a quattro. Oppure aumento la quota

Con Giulio è stato fatto?

L’anno scorso in estate eravamo andati nella parte più alta di Tignes, a 2.500-2.600 metri. E finalmente a livello di percezione, anche Giulio ha cominciato a dire che sentiva gli effetti dell’altura. Faceva fatica a recuperare come le prime volte che era salito in alto. Ormai fanno tre blocchi di altura, che sono due mesi abbondanti all’anno: è chiaro che si abituano. Ed è lo stesso discorso che si fece l’anno scorso con Giulio prima della Vuelta.

Vuelta 2025, arrivo all’Alto de el Morredero: per Giulio Pellizzari arriva la prima vittoria da pro’ con un attacco a 3,5 chilometri dall’arrivo
Vuelta 2025, arrivo all’Alto de el Morredero: per Giulio Pellizzari arriva la prima vittoria da pro’ con un attacco a 3,5 chilometri dall’arrivo
Se andare o non andare, giusto?

Si ragionava se fare un’altura in più prima di andare in Spagna. Siamo stati lì a discutere per settimane: Giulio, il capo della performance ed io. Concludemmo che a livello fisiologico, gli avrebbe fatto bene, però il nostro obiettivo non era fare la classifica e se pure fosse arrivato un buon piazzamento, non sarebbe cambiato nulla. L’obiettivo era vincere una tappa, perché doveva ancora vincere e sbloccarsi. Per questo gli risparmiammo quello stimolo dell’altura che sarebbe stato il quarto dell’anno. Siamo andati alla Vuelta con un’altura in meno, consapevoli che non era ideale per la classifica, ma lo era per Giulio, per il suo futuro e per il suo obiettivo di vincere una tappa, che infatti arrivò.

Secondo te il Giulio Pelizzari del 2026 ha il recupero per puntare al podio del Giro d’Italia?

Secondo sì, me può fare podio al Giro. Poi è vero che in un Grande Giro bastano due minuti di distrazione e butti via tutto, ma lui ha le basi per fare bene. Ha corso per due volte il Giro e una la Vuelta, ha fatto tre Grandi Giri, quindi non è proprio di primo pelo. Sa cosa vuol dire e sa anche tenere la pressione, perché ha indossato la maglia bianca per un bel pezzettino. Stessa cosa al Tour of the Alps, che gli ha fatto tanto bene.

Ci sarà da vedere come si pone nei confronti di Vingegard, che sarà il faro?

Sì, sulla carta Jonas è più forte, c’è poco da fare. Ma credo che il podio sia alla portata di Giulio. Avrà accanto Hindley con cui va d’accordissimo e che ormai si è italianizzato. E poi i due minuti storti possono capitare a tutti, anche a quelli più forti, l’importante è farsi trovare pronti.