ARCO (TN) – Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn non ci hanno messo molto a trovarsi, capirsi. D’altronde quando alla base c’è un talento grande come quello che accomuna i due scalatori azzurri della Red Bull-BORA-hansgrohe diventa più facile intendersi. Al Tour of the Alps vinto dal marchigiano, hanno avuto modo di correre per la prima volta uno accanto all’altro. La corsa dell’Euregio è terminata anzitempo per il ligure, a causa di una caduta che gli ha causato la frattura del radio del braccio destro (Lorenzo Finn è stato poi operato venerdì).
Solamente 24 ore prima Lorenzo Finn era stata una pedina importante, se non fondamentale, nella vittoria di tappa di Giulio Pellizzari in Val Martello. Il campione del mondo under 23 si era mosso tamponando l’azione di Arensman, permettendo al suo capitano di rientrare. Inoltre con un bel forcing in salita Finn ha tenuto alta l’andatura evitando altri scatti.



Sicurezza nei propri mezzi
Un debutto, nella corsa a tappe dalla quale emergono sempre i grandi scalatori, degno di nota per Lorenzo Finn. Quella caduta e il conseguente infortunio ci hanno privato di un bellissimo spettacolo, anche se la Red Bull-BORA-hansgrohe ha saputo poi vincere lo stesso.
Ad Arco, alla partenza della quarta tappa, abbiamo voluto parlarne con Giulio Pellizzari, per chiedere cosa abbia visto, suo sguardo da giovane leader, in quelle poche ore insieme a Lorenzo Finn.
«E’ un ragazzo forte – esordisce Pellizzari – con tanta voglia di far bene, quindi questo può solo che essere un aspetto positivo. Ha una grande tranquillità, lo vedo molto sereno e sicuro di sé. Penso sia una sicurezza positiva».


Qual è la caratteristica che ti ha colpito?
Allenandomi insieme a lui l’ho visto davvero appassionato, che a volte fa più di quello che dovrebbe fare ma per il semplice piacere di andare in bici. E’ un ragazzo a cui piace allenarsi, credo sia una qualità che possa fargli bene in chiave futura.
Ha giocato un ruolo chiave nella tua vittoria in Val Martello…
E’ andato fortissimo, e anche in gruppo si muove bene, in maniera sicura e tranquilla. Si vede che questo ambiente (quello del professionismo, ndr) fa al caso suo. Una cosa che mi ha colpito in maniera positiva è la sicurezza che ha nel prendere le salite davanti o nel muoversi all’interno del gruppo con tanta esperienza.




In salita su quale aspetto vi siete confrontati?
Nella seconda tappa ha preso la salita verso Val Martello davvero forte, tenendo subito il ritmo dei primi. Nel finale, invece, era più al limite ma credo sia normale. Però si è gestito bene. Alla fine l’unico errore che ha fatto, su quale ci siamo anche confrontati, è l’essersi rialzato quando la strada ha iniziato a scendere nell’ultimo chilometro. E’ un errore fatto nella seconda tappa, ma sono sicuro che con il passare dei giorni non lo avrebbe fatto nuovemente.
Sta crescendo bene…
Sì, sicuramente ogni gara che fa cresce, adesso speriamo che possa rientrare per il Giro Next Gen e possa ancora divertirsi un po’, ma penso che sia già pronto a fare il salto con i professionisti. Peccato non aver corso tutte e cinque le tappe insieme, ma avremo altre occasioni.


A volte vogliamo paragonare lui e Seixas, avendo la stessa età, e tu l’altro giorno hai detto una cosa bella: che non dobbiamo forzare questa comparazione…
Io ci sono passato con Del Toro, ne abbiamo anche parlato con lui. Alla fine la differenza è che Isaac ed io siamo amici, mentre Finn e Seixas no. Tutti vogliamo vincere e performare al meglio, credo che anche a Finn dia fastidio che un corridore con il quale si sfidava da juniores ora vinca la Freccia Vallone e sta andando così forte. Ma penso si debba rimanere calmi.
Serve pazienza.
Quando uno è destinato a fare certe cose prima o poi ci arriva. Quindi basta fare bene le cose e senza la pressione di dire: «Voglio fare subito quello che sta facendo lui».


Qual è la cosa più fastidiosa di questa contrapposizione?
Il fatto che magari la gente dice già che Finn non è al livello di Seixas (come a Pellizzari succedeva con Del Toro, ndr). Magari in realtà lui dentro si sente a quel livello, ma non è ancora arrivato il suo momento.
E quella più sfidante?
E’ di sapere che se lui è lì anche Lorenzo un giorno ci potrà essere.
Ne nasce una motivazione maggiore per fare sempre meglio?
Credo proprio di sì. Alla fine Del Toro lo scorso anno mi ha dato tanta motivazione per crescere e migliorare. Anche a me sarebbe piaciuto arrivare a giocarmi un Giro d’Italia subito alla prima occasione. Il fatto di essere amici fa sì che se vince lui mi fa piacere ma non per questo metto in secondo piano le mie ambizioni personali. Magari tra Finn e Seixas non essendoci un aspetto di amicizia può essere più sfidante e stimolante.