HUY (Belgio) – Due olandesi sul Muro d’Huy: una con i capelli biondi e una con i capelli rossi. Appena Demi Vollering si è accorta di avere accanto Puck Pieterse, davanti agli occhi le è passato come un incubo la Freccia Vallone 2025, quando il cambio di ritmo della ragazzina l’aveva inchiodata sui pedali, relegandola al secondo posto. Un brutto ricordo da spazzare via con il solo modo che le è venuto in mente.
Così la campionessa europea si è alzata sui pedali e ha attaccato, forse senza rendersi conto che l’altra da dietro ha iniziato a risalire e per poco non le combinava un altro scherzetto. Prima Vollering, già vincitrice del Fiandre. Seconda Pieterse, che al Fiandre invece è arrivata terza. E terza Paula Blasi, vincitrice dell’Amstel. Sul podio della Freccia Vallone c’è tanta nobiltà. E fra le ragazze che l’hanno occupato una profonda stima reciproca.
«Sapevo che la sua volata dell’anno scorso era stata fortissima – sorride Vollering – quindi ho pensato: “Oh no, devo assolutamente alzarmi sui pedali e spingermi al massimo fino al traguardo”. E così ho fatto, ho dato il massimo. L’ultimo tratto, quando ti alzi e inizi ad accelerare, non è certo piacevole da vivere. Ma il Muro d’Huy è questo. Basta trovarsi in una buona posizione in fondo alla salita e dare il massimo. In realtà, non c’è molto altro da dire. Sono solo quattro minuti di sofferenza».
«Credo che alla fine non si tratti tanto di tattica – le fa eco Pieterse – quanto piuttosto di avere le gambe e di osare davvero e dare il massimo, perché può sempre fare un po’ paura. Non bisogna crollare, perché quando si crolla su questa salita, ci si ferma e si scivola indietro. In passato è successo che negli ultimi 100 metri i corridori abbiano cambiato posizione molto rapidamente. Ho conquistato dei podi facendo così, recuperando anche quattro atlete negli ultimi 100 metri. E’ davvero una scalata che non mente mai».


La corsa vinta in partenza
Se la sono giocata tanto con la squadra e la FDJ United Suez ha dimostrato che la sua costruzione è stata efficace. Le atlete hanno supportato molto bene Vollering, mettendola nella condizione di vincere la Fraccia Vallone che il team francese aveva già centrato nel 2022 con Marta Cavalli.
«Non è mai facile vincere – dice Vollering, facendo risuonare le stesse parole di Seixas – ma di sicuro aiuta sapere che la sensazione della vittoria la condividi con una compagna di squadra. Sono davvero motivate a dare il massimo ogni volta, ancora e ancora. E sanno che, soprattutto all’inizio di una gara, si devono creare le condizioni per vincerla. Quindi sanno che il lavoro che fanno nei primi chilometri è fondamentale per assicurarsi la vittoria alla fine.
«E’ davvero importante per le mie compagne di squadra – ancora Vollering – sentire che il loro lavoro all’inizio di una gara, ad esempio, viene visto e apprezzato. Anche oggi le ho spinte al massimo, a volte persino oltre il limite, ma sono davvero orgogliosa di loro».


L’anticipo sul Muro d’Huy
Alla fine si tratta anche di gestire le proprie energie, non importa cosa facciano gli altri. Se alla fine le avversarie sono più forti, come l’anno scorso, allora c’è poco da fare, ma conoscendo le sue caratteristiche, Vollering ha capito di dover partire prima.
«Ho bisogno di ogni metro disponibile per fare la differenza – dice – è quello che ho cercato di fare quest’anno: partire presto e andare subito a tutta velocità perché, più a lungo ci si sforza, meglio è per me. Ecco cosa ho fatto, certi sforzi non mi fanno paura.
«Invece mi sono impaurita quando mi sono voltata e l’ho vista in piedi sui pedali e ho pensato: “Oh mio Dio!”. Anche l’anno scorso diede una stoccata fortissima alla fine. Così ho pensato: “Ok, devo alzarmi anch’io”. Non è stato facile, ma sì, sono contenta di essere rimasta davanti a lei. Credo però che adesso – Vollering adesso scoppia a ridere – abbia già in mente come battermi l’anno prossimo».


L’agenda sempre piena
Puck Pieterse corre su tutte le bici che possiede: dal cross alla strada e la mountain bike, senza apparenti interruzioni. In realtà, la Fenix-Premier Tech ha capito che la ragazzina (23 anni) ha dei grandi numeri dovunque e ha fatto un lavoro certosino di organizzazione dell’agenda.
«La squadra è bravissima a organizzare il mio calendario – sorride – per cui decidiamo tutti insieme dove correre. In questa campagna di primavera, ad esempio, ho corso un po’ meno per essere più fresca e finora ha funzionato. Oggi stavo bene, ugualmente però, quando ho visto Demi partire così presto, ho pensato “Ahi!”. Ho accelerato subito molto forte, poi ho dovuto rallentare perché non volevo piantarmi a metà salita. Quindi ho ripreso il mio ritmo, proprio come ha fatto lei, ma più veloce di me.
«Ho esitato al momento di lanciare lo sprint – riflette – poi mi sono messa con più impegno e ammetto che ci sono andata molto vicino. Ho pensato che ci fosse ancora un po’ di margine, ma la delusione è arrivata troppo presto. Diciamo che sono soddisfatta, perché oggi sul Muro mi sono spinta al massimo, quindi posso portare con me queste buone sensazioni fino a domenica».


La testa sulla Liegi
Demi Vollering è di ottimo umore e il pensiero della Liegi che ha già vinto per due volte le suggerisce di riguadagnare la via del pullman, parcheggiato ai piedi del Muro. La serata sarà riservata ai brindisi dopo aver regolato i conti con Puck Pieterse dai capelli rossi, da giovedì o più probabilmente da venerdì si comincerà a pedalare sulle strade della Doyenne.
«Sono davvero contenta che quest’anno sia andata bene – ammette Vollering – e di non avere rimpianti. Dopo il traguardo dell’anno scorso, pensavo che forse sarei dovuta partire prima, come se avessi aspettato un po’ troppo. E’ sempre una seccatura quando torno a casa con dei rimpianti, ma quest’anno credo di essere andata dritta al punto non appena ho sentito il bisogno di farlo. Sono molto contenta di averlo fatto e sono orgogliosa della squadra. Adesso scusate, ma devo andare. C’è da recuperare per la Liegi».