Si può arrivare decimi nell’Amstel Gold Race senza aver mai provato a vincerla. Oppure si può fare come Marco Frigo, che prima di arrivare decimo, è stato in fuga per tutto il giorno, facendo in modo che tutti si accorgessero di lui. Il veneto dello NSN Cycling Team è stato l’ultimo dei primi fuggitivi ad arrendersi ed è stato lui ad animare la fuga, che è nata a 247 chilometri dall’arrivo, facendo la selezione e arrivando in testa fino ai 32 chilometri dall’arrivo, quando Evenepoel, Skjelmose e Gregoire lo hanno staccato approfittando della loro maggiore freschezza.
«Lo sapete che quando prendo una fuga – commenta sorridendo – non è mai per caso e mi faccio notare. Al via da Maastricht, una fuga come questa era assolutamente una via da seguire ed è venuta fuori bellissima, siamo andati lontano».


Lontano dal gruppo
Il fatto è che a Frigo, debuttante nell’Amstel, non piace stare intruppato a limare, soprattutto quando i percorsi sono nervosi e nevrotici come quello olandese: ottimamente descritto alla vigilia da Diego Ulissi. Perciò Marco ha scelto la compagnia giusta e ha preferito anticipare le manovre del gruppo.
«E’ una gara dura per tutti – spiega Frigo, che non vince dal Tour of the Alps del 2025 – che non si presta a tanti tatticismi. Si sa che queste fughe vengono riprese, non è come nei Grandi Giri dove c’è la possibilità di arrivare. In una corsa così, è il gruppo che comanda. Però non si poteva andare troppo piano ed è stato per questo che sul primo Cauberg ho accelerato per scremare il gruppo. In nove magari non tutti tirano allo stesso modo e si rischiava di essere ripresi presto, ma quando siamo rimasti in tre, l’andatura è cambiata e siamo andati lontano».


Il ritmo dei migliori
In fuga si sa tutto di quel che accade alle spalle, per cui quando si è ritrovato davanti con Azparen e Artz, Frigo sapeva esattamente che sulla testa del gruppo la Visma Lease a Bike e poi la Red Bull-Bora stavano prendendo le misure per l’inseguimento. Marco è passato da solo sul Kruisberg e si è ritrovato da solo quando mancavano 43 chilometri all’arrivo, ripreso poi da Evenepoel, Skjelmose e Gregoire ai meno 36.
«Quando sono arrivati – spiega – la gamba era ancora buona, mi sono gestito per avere la forza di tenerli. Insomma, quando mi hanno preso non ero finito, anche se i primi tre avevano una gamba superiore e quando hanno deciso, se ne sono andati».
Mancavano 32 chilometri quando lo hanno staccato e un chilometro dopo su Frigo è arrivato il secondo gruppo inseguitore: a quel punto la sua decisione è stata impeccabile.
«Quando mi hanno preso – spiega – non ho tirato più e così sono riuscito ad arrivare al decimo posto. Ho qualche rimpianto per il finale. Alla fine, ho avuto una buona opportunità per ottenere un risultato migliore, ma non l’ho sfruttata al meglio. Ho lanciato lo sprint troppo presto ed è un errore da cui devo imparare. Tuttavia, credo che sia stata la strategia giusta per me: essere in testa fin dall’inizio e correre sfruttando i miei punti di forza. Sono certo che se fossi rimasto per tutto il giorno in gruppo, non avrei ottenuto questo risultato».


Tutto sulla Liegi
Forse delle tre classiche delle Ardenne, l’Amstel era la meno adatta ai mezzi di Frigo e lui ridendo dice che è vero e che hanno fatto in modo di renderla adatta.
«La condizione è buona – dice – sono venuto qui per supportare la squadra e fare il meglio possibile. Abbiamo rischiato, è andata bene e adesso abbiamo tutti un grande morale. Ora si tratta di recuperare per bene e concentrarsi sulla Liegi, che forse delle tre è la più adatta. Qui era difficile si potesse arrivare, ma correndo come ho fatto, ho potuto interpretare il finale pensando al podio. Il decimo posto è un bel risultato, vediamo ora di fare una bella corsa anche alla Liegi».