Remco Evenepoel, Fiandre 2026

La prima di Remco su muri e pavé? Promosso alla grande

06.04.2026
5 min
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OUDENAARDE (Belgio) – «Finire terzo alla mia prima partecipazione non è affatto male. Non posso che essere orgoglioso». Remco Evenepoel entra subito nel cuore della questione. Il suo podio alla prima partecipazione al Giro delle Fiandre è probabilmente la vera notizia della giornata, perché che gli altri due andassero forte si sapeva.

L’asso della  Red Bull-Bora era sorridente e questa non è una cosa che capita spesso a chi, come lui, è abituato al numero uno. A vincere. Lo abbiamo visto anche al recente Volta a Catalunya quanto fosse nervoso quando non riusciva a fare ciò che voleva.

L'unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L’unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L'unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L’unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont

Punto di partenza

Il Giro delle Fiandre è una corsa per pochi. Servono le gambe, ma serve anche saper limare, stare davanti… E’ una “guerra di posizione”. E’ guida sul pavé. Noi restiamo stupiti, ma anche se in bici ci è salito tardi, Evenepoel è e resta pur sempre un belga e certi feeling riesce a trovarli prima di altri.

L’unica recriminazione del campione olimpico riguarda proprio una posizione in un momento chiave. «Il mio unico errore – ha detto Remco – è stato non aver superato prima Mads Pedersen sull’Oude Kwaremont. Pensavo che stesse per chiudere su chi era davanti… ma non è stato così e questo mi ha costretto a rincorrere per qualche minuto.

«Però per il resto è stato importante essere presente nei momenti chiave. Avevamo tre punti molto importanti: Eikenberg, Molenberg, Berg Ten Houte. Volevamo assolutamente essere tra i primi dieci e ci siamo riusciti. Poi tenere duro è stato estenuante. Quando tirava Van der Poel recuperavo un po’, magari se fossi rientrato sarebbero cambiate le cose. Mentre quando tirava Pogacar perdevo. Ho capito che non sarei più rientrato su di loro prima dello Steenbeekdries. Lì hanno guadagnato altri secondi ed è stata la fine per me».

E proprio perché sul pavé Evenepoel è parso a suo agio, c’è già chi lo aspetta alla Parigi-Roubaix.
«Quest’anno no, ma in futuro chissà. Vediamo, ne dobbiamo parlare. Una cosa è certa: Van der Poel e Pogacar sono stati più forti e sono arrivato al posto che meritavo. Però tornerò. Mi è piaciuto moltissimo e non so quanta gente urlasse il mio nome a bordo strada».

Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora. Lo abbiamo incontrato dopo la corsa
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora. Lo abbiamo incontrato dopo la corsa

Parla Dempster

A questo punto ci siamo rivolti anche al team stesso di Remco. Zack Dempster, a capo dello staff tecnico della Red Bull-Bora, era alquanto soddisfatto del suo atleta.

«Sì – dice Dempster – lo sono decisamente. Credo che non si possa discutere il fatto che Tadej e Mathieu siano stati più forti, ma penso che Remco abbia fatto una corsa molto coraggiosa. Possiamo essere tutti molto orgogliosi di lui. E lui stesso può esserlo. Se ci aspettavamo questa prestazione? Sì, insomma, se la corsa fosse andata nel verso giusto. Il fatto che sia esplosa presto, che dopo pochi muri siano rimasti in pochi, è stato un vantaggio per lui».

Quest’ultima frase ce l’aveva detta poco prima del via Matteo Trentin. Tra l’altro Trentin, ieri cadendo, si è fratturato una clavicola ed è stato anche operato. Ma torniamo a Dempster: «Alla fine quella di Remco è stata una prova di grande coraggio, come dicevo. Gli è arrivato vicinissimo dopo il Koppenberg, quindi sarebbe stato fantastico se fosse riuscito a chiudere. Ma credo che alla fine l’ordine del podio sia stato quello corretto per come si è svolta la gara».

Questa presenza di Remco Evenepoel al Giro delle Fiandre suscitava grande curiosità... E non solo tra i connazionali. E’ uno dei beniamini di casa che si schiera al via della corsa più importante del Belgio, e anche per questo l’ha suscitata anche tra i più tecnici.

Si voleva capire se il campione olimpico fosse pronto per queste classiche. Che nelle corse di un giorno sia formidabile lo sappiamo. Anzi, forse va più forte in queste che nei Grandi Giri, ma per certe gare il discorso è diverso. Come detto, non si tratta solo di gambe. E questa curiosità si celava anche in Remco stesso, come racconta Dempster.

«Ieri sera, più che teso, Remco era come un bambino che aspetta le uova di Pasqua. Era super eccitato, come tutti i ragazzi e tutta la squadra. E’ stato davvero emozionante vederlo arrivare. Credo che questa parte del team, il gruppo delle classiche, sia un esempio per tutti su come vogliamo mostrare il nostro stile di corsa. Siamo entusiasti. Quando vedi quattro corridori nei primi quindici, significa che siamo sulla strada giusta».

Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch

Questione (anche) di squadra

La squadra conta sempre, ma in certe gare ancora di più. Chiacchierando con tecnici e corridori, era emerso come la Red Bull-Bora avesse uno squadrone. I due Van Dijke, Gianni Vermeersch… Ed è proprio quest’ultimo, rivela Dempster, l’uomo che è stato più vicino a Remco in questa sfida.

«Penso ad esempio a Vermeersch – spiega Dempster – che credo sia uno dei corridori più sottovalutati in queste gare. Oggi è arrivato decimo ed è stato solidissimo, come alla Strade Bianche. Gianni Vermeersch non è il corridore con il “motore” più grande, ma è estremamente intelligente nel modo in cui si muove. Ed è proprio questo che devi trasmettere ai grandi campioni. Remco ha un potenziale e un motore enormi, ma più impara a correre con intelligenza, più potrà ottenere grandi traguardi. Avere al fianco un corridore come Gianni è stato fondamentale. Per non parlare di Jan Tratnik e della nuova generazione come i Van Dijke, Tim e Mick».

Prima di chiudere, proviamo a fare un passo indietro con Dempster per capire quando è stato deciso di correre il Fiandre. Lo stesso Remco ha parlato di aver “depistato” la stampa, rispetto a quanto dichiarato a dicembre a Maiorca. Questa partecipazione era nei programmi già da un po’. Così, partendo dalla sua buona guida sul pavé, abbiamo chiesto a Dempster da quanto tempo Remco avesse fatto la ricognizione.

«Non dimentichiamo – conclude Dempster – che Remco è di queste zone. Percorreva queste colline per andare agli allenamenti di calcio. Penso al Bosberg per esempio. E’ cresciuto su queste strade. Durante la pandemia si allenava comunque qui. Ha fatto una ricognizione prima di Capodanno, su cui ha realizzato anche un video dicendo di essere pronto. E giovedì abbiamo rivisto le parti più importanti, anche se pioveva. È stata una fortuna che il meteo sia migliorato, anche questo è servito per la sua prestazione».