LODI (LO) – Cesare Benedetti è alla sua seconda stagione in ammiraglia della Red Bull-BORA-hansgrohe, anche se il debutto ufficiale era arrivato a pochi mesi dal ritiro dalle corse, nel 2024. Qualche esperienza per prendere le misure e poi lanciarsi in questa avventura, che lo ha tenuto nel mondo del ciclismo ma guardandolo da un’altra prospettiva. Può sembrare banale, ma quando passi una vita in bici, non è facile scenderne e osservare tutto da un’angolazione differente.
«Nel 2025 ho spaziato dalla categoria under 23 ai professionisti, passando anche da un paio di esperienze con la formazione juniores», ci racconta mentre si prepara tra le ammiraglie per la seconda tappa della Coppi e Bartali. «Ho avuto modo di vedere tutti gli aspetti di questo nuovo mestiere, sia a livello tattico, ma anche logistico e organizzativo».


Come definiresti la prima stagione da diesse?
Intensa, anche solo per imparare a usare la strumentazione, computer, file, documenti, presentazioni. Tutte nuove applicazioni e metodi di lavoro che prima non erano nei miei pensieri. Però una volta presa la mano si va sempre più veloci. Quest’anno avrò ancora un bel programma, sarò sempre con under 23 e team WorldTour. Inoltre ci sono corse come questa dove insieme ai pro’ abbiamo corridori della squadra Rookies.
L’approccio con le categorie giovanili è stato facile?
Mi sono dovuto abituare a tante cose, ma soprattutto mi sono dovuto rifare un’idea delle categorie under 23 e juniores. Rispetto a quando ci correvo io, vent’anni fa, si fa tutto in maniera più professionale. E’ stato quasi uno shock, già con gli juniores, perché alla fine si lavora in maniera abbastanza simile al WorldTour.


In cosa vedi certi somiglianze?
I carichi di lavoro sono ancora diversi, ovviamente, anche perché bisogna lasciare ai giovani quel margine di crescita che servirà loro quando passeranno professionisti. Però i ragazzi hanno tante informazioni in più, quindi a livello di approccio tecnico e di conoscenza sono mondi ormai molto vicini.
Hai lavorato tanto con Lorenzo Finn, uno che il talento sembra proprio averlo…
Siamo consapevoli che ci sia una grande dose di talento, ha vinto due mondiali consecutivi in due categorie differenti. Tuttavia allo stesso modo si deve cercare di non metterlo sotto pressione. E’ una cosa che si fa soprattutto per lui, anche perché le cose non vanno sempre bene. Possono capitare dei momenti di difficoltà in cui non gira tutto secondo le aspettative.


Certi momenti fanno parte della carriera, no?
Assolutamente, quando uno è abituato che gli vengono le cose facili, a livello psicologico, non è facile se ci sono imprevisti o dei periodi in cui si va meno forte di quanto ci si sarebbe aspettati. Lorenzo (Finn, ndr) è un ragazzo molto attento, sia dal punto di vista tecnico che umano.
Che cosa pensi della sua scelta di restare nel devo team?
Avrà comunque modo di correre con i professionisti, come fatto in Sardegna, qui alla Coppi e Bartali e come farà poi al Tour of the Alps. Nel frattempo le gare under 23 gli permetteranno di fare esperienza nel gestire la squadra e i momenti della gara. Correre senza radioline costringe i ragazzi a imparare a comunicare, e questo credo sia parte del processo per abituarsi a diventare leader.
Con il fatto che al Tour de l’Avenir parteciperà con la squadra cambia qualcosa nella preparazione?
Non cambierà molto, perché è vero che nel 2025 aveva corso l’Avenir con la nazionale, ma comunque aveva seguito un programma di avvicinamento fatto da noi. Al momento però ci concentriamo sull’arrivare pronti al Giro Next Gen, che sarà il primo vero obiettivo stagionale.


Un altro profilo interessante è quello di Davide Donati…
E’ cresciuto fisicamente, ma già l’anno scorso mentalmente era pronto come corridore. Ha una buonissima visione di corsa e sa dove deve essere al momento giusto. Per cui credo che nelle prossime gare, soprattutto in quelle under 23 potrà dire la sua.
Tra i nuovi c’è Magagnotti, che già si è fatto vedere e si è preso qualche responsabilità.
Ha un carattere molto tranquillo, come molti velocisti. Sicuramente un po’ di pressione la sentirà, può essere normale quando si entra in un devo team, ma al momento lo vedo sereno. Il potenziale c’è, questo sicuramente, ma anche per lui vale il discorso che deve crescere e maturare. Avrà modo di fare una stagione più programmata, aspetto che può permettergli di fare un bel salto di qualità.