Quando la voglia di vincere è tanta, può capitare che il colpo d’occhio non sia perfetto e inganni. Soprattutto se l’arrivo è in curva e chi fa la volata all’interno fa meno strada per tagliarlo. Ecco perché domenica scorsa, nella volata della Midwest Cycling Classic, Martina Alzini ha creduto di aver vinto e il suo gesto si è trasformato in una beffa.
Ieri la milanese ha avuto modo di sbollire il fastidio pedalando sul pavé della Roubaix con le compagne della Cofidis e un discreto codazzo di media, anche se la lettura che del suo gesto è stata data non l’ha resa felice. Un po’ per la beffa in sé e un po’ per la facilità con cui s’è trovata al collo l’etichetta di sprovveduta.
«E’ un arrivo… bastardo – dice con un ruggito – perché è in curva a destra e la linea dell’arrivo segue il verso della curva. Quindi capite che sei a destra, fai meno strada e la volata è più corta. Non ho recriminazioni, cosa posso dire? Una volta che la squadra mi ha capito, di quel che pensano gli altri mi interessa il giusto. Sono cose goà successe, non è stata la prima e non sarà l’ultima».


La lezione del 2025
C’è un precedente. Sul traguardo fiammingo di Oostrozebeke, lo scorso anno Alzini era già stata seconda, battuta da Scarlet Souren. Proprio in quell’occasione si era resa conto della necessità di impostare la volata sulla destra e così avevano deciso di gestire il finale. Solo che purtroppo domenica il treno si è disunito e la vittoria se l’è presa Lonneke Uneken, compagna di squadra di Souren, che ha fatto tutto bene, pilotata alla perfezione da due compagne che si sono poi piazzate fra le prime 10.
«Nel finale abbiamo avuto qualche problemino – racconta Alzini, mentre attende l’aereo che la riporterà a casa – potevamo essere meglio rappresentate e forse allora la volata non ce la saremmo giocata al colpo di reni. Invece alla fine ho avuto accanto solo Malwina Mul, che ha 22 anni, è nuova ed è stata bravissima. Detto questo, era una gara, può capitare di sbagliare. Io mi prendo le mie responsabilità, so che avrei dovuto tenere le mani sul manubrio e che avrei dovuto fare la volata a destra, perché solo così su quell’arrivo puoi vincere».


La volata non impostata
L’anno scorso la differenza fu di due millimetri, quest’anno è stata di un centimetro. E il braccio l’ha staccato dal manubrio dopo aver passato la riga, tenendolo comunque in basso, quando però la rivale era già passata sull’arrivo. Non c’è da farne un dramma, scoccia semmai aver capito quale fosse la traiettoria giusta e non averla potuta impostare.
«Posso capire certe battute se avessi alzato le mani 20 metri prima – ammette mestamente Alzini – in quel caso mi sarei flagellata da sola. Un direttore sportivo mi ha dato un messaggio cattivissimo, cui non ho risposto per non sembrare maleducata. Uno che non c’era e che neanche lavora nel femminile. Quello che vorrei far capire è che lo sbaglio c’è stato, ma è avvenuto prima, nel non aver impostato la traiettoria giusta.
«Sono certa però che questa beffa sarà una spinta per fare meglio nelle prossime gare. Correrò nel Limburgo il giorno prima del Fiandre, poi il Fiandre e la Roubaix. Da lì volerò a Hong Kong per la Coppa del mondo su pista. Comunque, essere arrivata a giocarmi la corsa in volata mi ha dato fiducia e non faccio un dramma per il risultato. E’ una gara di ciclismo, fa parte della vita e non cambia niente nelle ambizioni che ho per questo anno, che è ancora lungo».


La nuova Cofidis
La Cofidis del nuovo team manager Raphael Jeune ha cambiato modo di fare. Non più le lunghe trasferte al Nord, ma viaggi più frequenti dalle corse a casa per dare modo agli atleti di allenarsi meglio.
«Lo scorso anno – spiega Alzini – rimanemmo in Belgio per un mese, correndole praticamente tutte. Essendo una squadra di 14-15 atlete, alla fine fu pesante e così ora si va a correre solo per fare risultato e non per allenarsi. Corri, vai a casa, fai i tuoi blocchi di lavoro e poi torni a correre. Così arriviamo alle corse davvero pronti e spero in questo modo di potermi togliere delle belle soddisfazioni durante l’estate, facendo qualche bella volata e arrivando nuovamente a posto ai mondiali su pista di Shangai.
«Sono scelte tecniche che dipendono dalla struttura della squadra. Negli anni della Valcar – spiega – si prendeva una casa per un mese intero e correvamo a rotazione, con qualcuna che poteva anche tornare a casa. Dipende dal tipo di squadra, per noi rispetto allo scorso anno è stato un miglioramento».


Tributo alla Valcar
E proprio con un pensiero alla Valcar-Travel & Services e all’articolo uscito venerdì sera, la lasciamo all’imbarco del suo volo, dopo l’annotazione divertita che avendo spostato la Roubaix delle donne dal sabato alla domenica, la vera corsa sarà quella del dopo gara verso l’aeroporto.
«Ci tenevo a dirvi che ringrazio tanto Arzeni per quello che ha detto di me nel vostro articolo – dice con orgoglio – gli ho mandato anche un messaggio perché mi fa sempre piacere sentirlo. E’ una delle figure che ha segnato la mia carriera, una pietra miliare. Con la Valcar abbiamo fatto la storia.
«Si guarda sempre avanti e si pensa al futuro, ma essere tornati a quegli anni mi ha fatto capire il grande lavoro che facemmo in quel gruppo. Vincemmo un mondiale su strada e l’anno dopo, i tre quarti del quartetto campione del mondo su pista, era composto da ragazze della Valcar. Penso che sia stata un’opera compiuta e venuta davvero bene».