Pellizzari e Del Toro, Camerino, Tirreno 2026

Camerino: la forza di Del Toro, il cuore di Pellizzari

14.03.2026
6 min
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CAMERINO (MC) – E’ l’unico che per tornare ai bus non ha bisogno di indicazioni. Tra i vicoli di Camerino è a casa, nel vero senso della parola. Incontriamo Giulio Pellizzari sconsolato, ma neanche troppo (e poi spiegherà bene il perché) mentre lascia scorrere la bicicletta verso valle. Da quassù si può solo scendere. Siamo soli: il rumore delle ruote, le sue parole, i nostri passi di corsa per seguirlo.

La tappa è andata a Isaac Del Toro. Il messicano ha dato una grande prova di forza e di maturità. Era già leader della classifica generale della Tirreno-Adriatico. L’atleta della UAE Emirates ha suggellato il tutto con una vittoria di tappa. E tutto sommato, visto lo spessore dell’atleta e della corsa, questo suo successo ci sta anche bene.

Maledetto tendine

Certo, il cuore e il tifo erano tutti per Pellizzari. Qui c’erano la sua gente, il suo popolo, la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici. Quando è scattato si è alzato il boato a Camerino, roba da pelle d’oca.

Nel finale, per qualche istante Del Toro non ha risposto al suo affondo. E un po’ tutti quanti ci avevamo creduto. Sarebbe stata la storia perfetta: la vittoria di tappa e magari anche il primato della classifica generale a casa sua. Ma le cose non sono andate così.

E a raccontarcelo è proprio Pellizzari: «Non sono deluso, non so neanche se ho perso il secondo posto e sono terzo – raccontava appunto mentre lasciava la zona d’arrivo in bici – ma poco cambia. Purtroppo è da qualche giorno che ho un problema al tendine (e con la mano si tocca la gamba sinistra fasciata da un vistoso taping azzurro, ndr) e questo non mi ha consentito di spingere bene. Già ieri avevo dolore a sinistra, ho caricato di più sulla destra e mi sono venuti quei crampi. Probabilmente se oggi non si arrivava a Camerino non avrei concluso la tappa. Avevo paura di non finirla. Ho chiuso quarto: non me lo aspettavo».

Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino
Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino

Cuore Pellizzari

E’ incredibile la serenità e la disponibilità di questo ragazzo. Come detto all’inizio, sì, era sconsolato, perché è chiaro che ti dispiace: questa tappa l’hai sognata chissà quante volte. Ma poi abbiamo aggiunto anche: “sconsolato il giusto”. Perché Pellizzari è davvero così. Alla fine parlava con serenità. Senza piangersi addosso o con espressione cupa. Cosa che sarebbe stata del tutto normale. E comprensibile.

Il bello di oggi è stato il tifo. Quanti cartelli “Forza Giulio”, “Daje so”, “Facci sognare”. O gli infiniti “Forza Pellizzari” scritti sull’asfalto. E l’aver lottato oltre che con gli avversari con questo problema fisico, non fa che aumentare l’empatia generale.

Conoscere le strade in questa situazione diventa ancora più importante. Sai che lì puoi risparmiare mezza pedalata. Che dietro la curva la strada tira in quel modo e che quel tornante in discesa chiude meno del previsto quindi la puoi far scorrere e guadagnare piccole, preziosissime, energie.

«Vero – dice Pellizzari – oggi è stato davvero importante conoscerle. Mi ha aiutato parecchio. Poi c’era davvero tanta gente, che ringrazio. Fantastico. Se sono partito troppo presto? No, era quello il momento di provarci. C’era tanta gente a farmi il tifo ed era il mio modo di ringraziarli appunto. Passare in testa sotto il muro è stata un’emozione.

«Però il fatto di essere messo così e stare comunque vicino a Del Toro mi dà morale», come a dire che il bicchiere è mezzo pieno.

Onore al (quasi) re

E Del Toro? Ad Isaac manca solo la passerella finale per consacrarsi re dei Due Mari. Il tridente è alla sua portata. Ma è chiaro che il più forte in questa corsa è lui. Oggi ha vinto zittendo tutti: su errori tattici, una brillantezza non eccessiva e quei rapportoni… che troppo lunghi oggi non erano.

Forse perché la salita era davvero tosta. Noi l’abbiamo fatta a scendere per ritornare in sala stampa e i quadricipiti ci scoppiavano. Figuriamoci in gara, in salita e dopo sei tappe corse a velocità folli. A proposito, stamattina a San Severino Marche si parlava del livello stellare di questa corsa e dei ritmi che hanno sfiancato l’intero plotone se non quei 7-8 big.

«La salita finale era molto dura – racconta Del Toro spiegando dopo l’arrivo – ho visto prima l’attacco di Healy e poi quello di Pellizzari, ma ho aspettato. Sono consapevole che Giulio voleva vincere. So che era emozionatissimo. Però il mio lavoro è vincere, anche se lui è un amico. Ero concentrato sul mio passo e sull’ultima parte, perché sapevo che quella era la più dura. Poi quando siamo arrivati allo sprint ho dato tutto».

Lo incalziamo dicendogli che a sensazione oggi marcava più Jorgenson che Pellizzari. Forse consapevole anche del problema tendineo di Giulio.

«Certo che avevo paura di Jorgenson – replica l’atleta della UAE Team Emirates – però anche quando è partito Giulio non potevo lasciargli spazio, era comunque il secondo nella generale. Jorgenson ieri aveva dimostrato di essere forte e non volevo scherzare col fuoco. Per questo ho cercato di avere tutto sotto controllo fino alla fine».

E poi ha aggiunto: «Tirreno già in tasca? Non fatemi dire niente circa la vittoria finale».

Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta
Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta

Maturità Del Toro

E qui emerge quel pizzico di scaramanzia tipica latina. Ma anche il calore di chi ha questo DNA. Una cosa ci ha colpito in tal senso di Del Toro. In zona mista, man mano che arrivavano i suoi compagni si alzava dallo sgabello, piantava tutti i giornalisti in asso e correva alla transenna ad abbracciarli. Poi tornava con altrettanta solerzia alle interviste. Un vero leader. Uno che sa farsi voler bene e che riconosce l’importanza della squadra.

E poi anche i media sudamericani sono cresciuti al seguito della corsa. Pensate che si è mossa anche ESPN, colosso dell’America Latina. Vuol dire che il ragazzo “acchiappa” eccome.

«Oggi a un tratto sono rimasto solo – spiega Del Toro – ma non ho mai avuto paura, né sono andato nel panico. Di solito sono calmo e voglio dimostrare che non sono un corridore ansioso. Prendiamo proprio il finale di oggi: non ho voluto reagire subito. Sapevo che Jan Christen era vicino e infatti poi è rientrato. La squadra aveva fatto un grande lavoro sin qui e oggi non volevo spremerla troppo. Per questo oggi altri team hanno preso in mano la corsa. Sono orgoglioso della mia squadra e di quel che abbiamo fatto con i ragazzi. Spero di portare a casa la maglia azzurra soprattutto per loro».