Parigi-Nizza 2026, David Gaudu

Black-out alla Parigi-Nizza, la dura risalita di Gaudu

15.03.2026
6 min
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L’avvento di Seixas ha così abbagliato il ciclismo francese (non solo quello) da aver fatto passare in secondo piano un talento che si era affacciato al professionismo allo stesso modo. Certo l’adattamento di David Gaudu dopo la vittoria al Tour de l’Avenir non è stato altrettanto rapido, ma in questi anni il campioncino della Groupama-FDJ ha lanciato lampi di talento alternati a momenti di buio. L’ultimo pochi giorni fa con il ritiro dalla Parigi-Nizza per un incomprensibile black-out. Un altro passaggio incomprensibile che la squadra aveva già scelto di affrontare consegnando Gaudu a un nuovo preparatore: l’italiano Luca Festa.

«Ho trovato un atleta talentuoso – spiega il tecnico – capace di fare cose che vanno oltre lo standard. Negli ultimi anni, probabilmente per alcune cadute e infortuni, non è riuscito a lavorare con la continuità di cui avrebbe avuto bisogno. Mentre lui combatteva contro le sue difficoltà, gli altri continuavano a crescere. Ma ora come prima cosa, lavoriamo per ricostruire l’uomo che ha perso fiducia in se stesso».

Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Un esempio di alti e bassi: nel 2025 Gaudu vince la terza tappa della Vuelta, poi sparisce dalle scene
Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Un esempio di alti e bassi: nel 2025 Gaudu vince la terza tappa della Vuelta, poi sparisce dalle scene

Luci e ombre al UAE Tour

Fisicamente, ammette Festa, Gaudu è già tornato vicino ai suoi livelli migliori. Sulla salita di Jebel Hafeet che ha deciso l’ultimo UAE Tour, il francese è stato di un minuto più veloce rispetto al 2019 in cui arrivò terzo. Il miglioramento non è da poco, ma non basta.

«La squadra – spiega Festa – ci ha lasciato il tempo per lavorare bene. Gaudu è un asset importante, quindi c’è tutto l’interesse che recuperi e che le sue prestazioni diventino continue. Abbiamo rimesso le basi e iniziato a costruire la consapevolezza persa negli ultimi anni. Quando non fai altro che tribolare e non ottieni il risultato che ritieni di meritare, il recupero va iniziato dall’aspetto psicologico che quasi diventa preponderante. C’è gente che si allena per anni, ma non arriverà mai al livello di Gaudu che, nonostante le difficoltà, fa delle cose non comuni. Questo è talento e rendersene conto è il primo tassello».

David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour sta correndo ora la Parigi-Nizza e andrà poi al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour ha corso 5 tappe alla Parigi-Nizza e ora andrà al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour sta correndo ora la Parigi-Nizza e andrà poi al Catalunya
David Gaudu ha 29 anni, dopo il UAE Tour ha corso 5 tappe alla Parigi-Nizza e ora andrà al Catalunya
Quando si prende un atleta che ha avuto questo periodo di difficoltà, si cambia anche metodo di lavoro oppure si riparte da quello che ha sempre fatto?

Non ho guardato quello che ha fatto, anche per rispetto di chi lo allenava prima. L’approccio è stato le basi dell’allenamento per ricostruire una base solida. Quindi tanto fat max, tanto lavoro a bassa intensità, che poi non è stato così tanto. A novembre, dicembre e gennaio abbiamo sommato 30 ore in più, quindi 10 ore al mese. Però abbiamo lavorato in un modo più strutturato rispetto al semplice migliorare l’efficienza aerobica e nonostante sia un uomo di classifica, questo gli permetterà di utilizzare una sua caratteristica importante, cioè l’efficienza anaerobica, nei finali o quando serve.

La carenza di efficienza può bastare per spiegare i blackout di Gaudu dopo ogni prestazione eccezionale?

Non so ancora dirlo. Dopo il UAE Tour era convinto di non essere al suo livello perché nella prima tappa di montagna (quella vinta da Tiberi, ndr) era arrivato ventesimo. Io invece gli ho rovesciato il discorso.

Dicendogli cosa?

«No, tu sei al tuo livello perché su quei minuti hai fatto il 99 per cento del tuo best di sempre. Quindi tu sei un ottimo Gaudu, ma gli altri sono cresciuti ancora». E’ come avergli dato due sberloni, il modo per metterlo davanti alla realtà. Dirgli che non deve buttarsi giù, ma accettare il fatto che mentre lui era convalescente o in difficoltà, gli altri hanno lavorato bene. E’ stato un confronto sincero che in qualche modo può servire a sbloccarlo.

I continui incidenti e insuccessi hanno minato la sicurezza di Gaudu: la ricostruzione è fisica, ma anche psicologica
I continui incidenti e insuccessi hanno minato la sicurezza di Gaudu: la ricostruzione è fisica, ma anche psicologica
La squadra vi ha dato il tempo che serve, ma intanto Gaudu ha 29 anni.

Abbiamo il tempo per vedere dove ci porta il lavoro, ma soprattutto per farlo bene. David è importante, l’obiettivo sarà fare un buon Tour de France. Al di là della classifica generale, l’obiettivo può essere vincere una tappa e sperare che facendo bene nei momenti importanti, la classifica venga di conseguenza. Prima di fissare obiettivi superiori, dobbiamo tornare a essere competitivi in modo stabile.

Ci saranno dei momenti di preparazione in altura prima del Tour?

Al momento non lo abbiamo previsto, stiamo ancora decidendo. Se farà un’altura simulata a casa piuttosto che un’altura vicino a casa, quindi a una quota non esagerata. Decideremo sulla base di come andranno le cose e la risposta che avremo dalle corse. Io sono contento di quello che mi sta dimostrando, spero quanto prima che riesca a farlo anche in gara.

Che tipo di rapporto si è creato tra voi due: di odio o di amore?

Di odio e di amore. Sono molto contento di come sta andando, in tutta la squadra ho trovato apertura alla novità, al nuovo allenatore, che non avevo mai avvertito. Nell’esperienza precedente c’era sempre un momento di scetticismo, invece magari il fatto che sono stato scelto fra altri 70 mi ha dato più valore. Anche Gaudu è partito subito affidandosi completamente e facendo quello che gli ho chiesto. A volte mi sembra di doverlo riportare alla realtà, quindi sembra non dico un figlio, perché abbiamo 13 anni di differenza, però cerco di trasmettergli questa capacità di analisi che lo faccia stare più sereno. Perché quando non sei capace di leggere la situazione, perdi subito la bussola.

Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama-FDJ. Fra i corridori che seguirà c'è anche Gaudu
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama. Allena Gaudu e Germani, fa parte del team performance della FCI
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama-FDJ. Fra i corridori che seguirà c'è anche Gaudu
Luca Festa è appena arrivato nello staff dei preparatori alla Groupama. Allena Gaudu e Germani, fa parte del team performance della FCI
Vi sentite spesso?

Tutti i giorni, come con gli altri. Qualcuno è un po’ più riservato, come Rudy Molard, che ti chiama un po’ meno perché ha 36 anni e ha la sua esperienza. David sicuramente ha bisogno di attenzioni, però il giusto. Sto cercando di non fargli sentire che è troppo speciale, cerco di portare un po’ di normalità dopo anni in cui l’hanno tanto pompato.

La sensazione è che tu non sia così interessato a quello che l’ha rallentato finora…

E’ vero, non mi interessa. Quando a ottobre sono arrivato, abbiamo fatto degli esami e ci siamo accorti che partivamo da un livello veramente basso. Per questo la squadra ci ha dato il tempo per ricostruire la parte fisica e la parte mentale, che sembra essere quella preponderante. David non ha paura di lavorare, è un professionista, segue quello che gli dico. Aveva le sue idee, ma ha bisogno di sostegno per leggere e analizzare le situazioni. Del passato non mi interessa, io sono qui per ripartire.