Wout Van Aert è rientrato in gara lo scorso 3 marzo all’Ename Samyn Classic, considerata la “piccola Roubaix” per i suoi settori in pavé. Certo, non è stato un esordio da ricordare: anche la sfortuna ci ha messo (di nuovo) lo zampino. Ma per il leader della Visma-Lease a Bike era importante ripartire.
Da come si erano messe le cose dopo l’incidente alla caviglia destra nel cross di Mol (slogatura e una piccola frattura), la situazione sembrava potersi complicare per lui… ancora una volta. Di nuovo una primavera in salita. Invece, tutto sommato, Van Aert l’ha ripresa piuttosto bene. Anche se resta un interrogativo, senza un avvicinamento ottimale: come farà a contrastare Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel?


Schegge di vetro e sospetti
A Le Samyn, Van Aert ha forato una gomma a circa dieci chilometri dal traguardo. E’ passato rapidamente alla bici di Pietro Mattio, ma era già notevolmente indietro. Poco dopo ha cambiato di nuovo bici, questa volta con quella di scorta dell’ammiraglia. A quel punto la corsa era ormai andata.
«Quando ha forato nel finale eravamo un minuto e mezzo dietro di lui – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann a VTM Nieuws dopo la gara – prima Wout ha fatto lo scambio di bici con un compagno di squadra e poi di nuovo con noi. A quel punto, ovviamente, era troppo tardi per tornare sui primi. In certi momenti e in certe gare il caos è tanto».
Wout Van Aert ha raccontato così l’episodio ai media belgi: «Improvvisamente c’erano un sacco di schegge di vetro. Era ovviamente una situazione davvero positiva per noi come squadra. Strand Hagenes era davanti ed era fortissimo. Il piano B era che se io fossi stato davanti negli ultimi 10 chilometri ci saremmo giocati la corsa con un mio sprint. Ma poi ho forato e mi sono ritrovato rapidamente in una terra di nessuno.
«In effetti – ha aggiunto sibillino Wout – è piuttosto insolito su un percorso che abbiamo già affrontato cinque o sei volte, trovare del vetro. Non può essere finito lì per caso». Van Aert era alquanto amareggiato e certe insinuazioni di sabotaggio non sono piaciute agli stessi organizzatori. Ma si sa: il ciclismo si fa su strada e le variabili sono mille.


Anche buone sensazioni
Al netto delle schegge di vetro, va detto che per Van Aert la sfortuna non si è fermata lì. L’asso di Herentals doveva esordire alla Omloop Het Nieuwsblad, ma è arrivata l’influenza. Tuttavia lo sguardo è già rivolto in avanti, come è giusto che sia. Van Aert viene comunque da un lungo blocco di lavoro, tra cui l’altura in Spagna e per questa stagione promette di tornare a livelli alti. I suoi livelli.
Ancora Niermann: «Un buon ritiro di allenamento in altura non significa che all’improvviso supererai Tadej Pogacar. Significa solo che sei in buona forma. Dovremo aspettare e vedere cosa saprà fare Wout alla Strade Bianche sabato, ma il vero picco ovviamente arriverà più tardi».
Van Aert archivia comunque con un segno positivo il suo esordio. Ha parlato di buone sensazioni e di passi avanti. «Mi sentivo bene, ma non riuscivo a darmi risposte concrete perché ho saltato il finale. In ogni caso partire da qui è stata la scelta giusta. L’obiettivo era tornare a correre il più velocemente possibile ed è esattamente ciò di cui ho bisogno ora. Di certo qui a Les Samyn sono riuscito a fare un passo avanti, ed è questo ciò che conta».
Wout, amatissimo in Italia, in qualche modo è il “campione uscente” di Piazza del Campo, anche se non della Strade Bianche. Il riferimento è chiaramente al successo ottenuto al Giro d’Italia dello scorso anno, quando conquistò la tappa con arrivo a Siena. Il belga infatti non disputa questa classica dal 2021, quando fu quarto. Mentre nel 2020 la vinse.


Wout e l’Italia
Ieri il belga è stato avvistato in ricognizione sugli sterrati toscani. Il passo e la condizione sono sembrati buoni, ma un conto è l’allenamento e un altro la gara.
«Non vedo l’ora di correre di nuovo in Italia – ha detto Wout – il team e io avevamo deciso di saltare questa gara per alcune stagioni, ma quest’anno è tornata in calendario su mia richiesta. La combinazione di Strade Bianche e Tirreno-Adriatico sembra una buona preparazione per i nostri altri obiettivi più avanti in primavera.
«Certo – ha poi aggiunto un filo sconsolato – arriverò alla partenza di Siena con più domande di quante ne avrei volute. Avevo indicato la Strade Bianche come primo grande obiettivo stagionale, ma vedremo come mi sentirò sabato. In ogni caso sono molto motivato a dimostrare cosa so fare. Abbiamo una squadra forte. Matteo Jorgenson ha già mostrato una buona forma nelle gare primaverili francesi. Possiamo sicuramente puntare a un risultato di alto livello».
Il calendario italiano di Wout ora prevede, appunto, la Strade Bianche, poi la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. A seguire ci saranno le grandi classiche del Nord, Fiandre e Roubaix, mentre non sembra debba prendere parte ad altre gare nel mezzo. Ma è tutto da vedere: magari avrà necessità di inserire qualche corsa per affinare la condizione.