Sarà che Franco vinse l’Het Volk nel 1995 e poi subito la Roubaix. Sarà che c’eravamo anche noi e ci parve gigantesco. E sarà anche che in questi giorni che annunciano le sfide del Nord non si può fare a meno di pensare a lui. Sia quel che sia, ritrovarsi davanti ai figli di Ballerini e parlare con loro di ciclismo e del padre un po’ scalda il cuore e un po’ mette un groppo in gola.
Ci ha messo lo zampino Stefano Santerini, massaggiatore che nel 2022 con Bennati approdò in nazionale. Quando si ritrovò a massaggiare Matteo Ballerini, capì che il ragazzo della storia del padre non sapesse proprio tutto. In seguito ebbe modo di frequentare Gianmarco, il più grande. Così nella sua testa prese forma l’idea che il 22 luglio scorso portò alla nascita della ASD Franco Ballerini e poco dopo alla progettazione del weekend di ciclismo che dal 12 al 14 giugno riempirà nuovamente Casalguidi, il loro paese, di biciclette (in apertura i due fratelli con le bici recentemente donate loro da Colnago e dietro quella dell’ultima Roubaix di Franco).
«La prima volta non gli dissi nulla – racconta – perché per noi è stato un campione che se ne è andato troppo presto, ma per loro era il babbo e si capiva la fatica nel parlarne. Poi piano piano ho iniziato a dirgli qualcosa. Siamo andati insieme in RAI durante il Giro d’Italia, ma ancora si parlava di niente. Ci siamo visti con il presidente Dagnoni e alla fine è nato il progetto della gran fondo La Franco Ballerini».


«Babbo Rubé!»
Il 9 aprile del 1995 Gianmarco aveva due anni. Dopo la vittoria della Roubaix, stavamo accompagnando Franco all’aeroporto di Bruxelles e lui ci raccontò che il bimbo al telefono gli avesse appena detto: «Babbo, Rubé! Babbo, Rubé!». In seguito, gli raccontiamo, per suo padre fosse diventato motivo di vanto mostrarci la foto di una sua coscia mentre stava per calciare il pallone, per far vedere quanto fosse diventato forte il suo figliolo. Gianmarco ride di gusto.
«E’ cominciato tutto grazie agli acciacchi di Matteo – racconta – quando venne qui dal Santero e dopo due o tre sedute hanno preso sempre più confidenza. Fu allora che Stefano gli parlò del babbo e di come fosse considerato tutt’oggi in nazionale e gli ha buttato lì questa questa provocazione, per poi parlarne anche con me. E alla fine è nata l’ASD Franco Ballerini. Ci sono grandi progetti, grande energia, grande voglia e ci stiamo impegnando per fare un bel lavoro, per risollevare anche un po’ il ciclismo giovanile e nel nostro piccolo seguire le orme del babbo».


L’Harley Davidson
Matteo ascolta e ha il volto teso. La memoria va a una chiacchierata di quattro anni fa, quando sua madre Sabrina ci raccontò che il piccolo, che oggi ha 26 anni, avesse ancora difficoltà a parlare di Franco. Al punto che una volta a scuola finì dal preside perché in una giustificazione serviva la firma del padre e lui non voleva dire che fosse morto.
«Quando il babbo se ne è andato – racconta con la voce che trema – avevo dieci anni, ero un bambino. Insieme facevamo le classiche attività tra padre e figlio. Mi portava a pescare, mi portava in moto, mi portava a funghi. Io ero molto legato alla sua Harley Davidson, la prima volta che mi mise là sopra avevo sei anni e dissi che sarebbe stata per sempre mia.
«Quando andavo con lui a fare dei giri lunghi, magari si stava fuori un’oretta, tornavo e mi addormentavo da quanto quella moto mi rilassava. Che poi faceva anche rumore, però quel suo suono – pom pom pom pom pom – mi rilassava, mi addormentavo e lui era contento e rideva. Così appena ho preso la patente, l’ho fatta mia».




La prima volta in bici
Gianmarco lo ascolta e pensa che tante cose tutte insieme Matteo non le avesse ancora raccontate e si affretta lui per primo a dire che quella moto a un certo punto si era pensato di venderla, ma loro si sono opposti perché è un ricordo troppo vivo.
«Un ricordo mio del babbo – sorride – è la prima volta che sono andato in bici insieme a lui, io che ho sempre giocato a calcio. Mi sembrava un supereroe, non perché non gli stessi dietro, ma perché mi sembrava qualcosa di diverso da quello che vivevo quotidianamente. Io il ciclismo non lo seguivo neanche come cicloamatore. Ogni tanto andavo a fare delle belle passeggiate, tutto vestito per bene, tutto serio. Facevo le mie girate e tornavo a casa, però adesso la passione sta crescendo. Anche perché con il calcio ho chiuso, non ho più le ginocchia adatte a quello sport».




Il groppo si scioglie
Matteo e la bicicletta sono stati a lungo stanze non comunicanti. Anche lui si era buttato sul pallone e probabilmente grazie al pallone questa storia ha avuto inizio.
«Parlare del babbo – dice – per me è sempre stato un tabù. Dai miei dieci anni quando è morto e fino ai venti, non lo abbiamo mai fatto. Anche il nome Franco mi metteva in soggezione. Avevo un compagno di squadra, quando giocavo a Casal Guidi, che si chiamava Franco. Ogni volta che dovevo chiamarlo, mi prendeva male. Finché con il Covid siamo stati chiusi per tre mesi e abbiamo iniziato a parlare un po’ del babbo e degli aneddoti divertenti.
«Quando ho iniziato a lavorare con persone più grandi di me, anche 40 anni di più, ho scoperto che tutti sapevano chi fosse il babbo. E da lì, piano piano mi sto sbloccando – dice con la voce che trema e questa volta sembra dalla gioia – e poi con il Santero, con questa nuova associazione, mi sto sbloccando quasi del tutto. E con la bici, ora vado a fare anche io delle belle girate».


La gran fondo di giugno
La Franco Ballerini si svolgerà dal 12 al 14 giugno a Casalguidi, il loro paese in provincia di Pistoia. I due fratelli sono coinvolti al 100 per cento, ma l’organizzazione è stata data in mano alla Larcianese, gli stessi che organizzano la gara dei professionisti (questo il link per le iscrizioni al costo di 50 euro).
«Loro senza di noi non farebbero niente – sorride Gianmarco – e noi senza di loro non si farebbe ugualmente niente. Da una decina di giorni abbiamo aperto le iscrizioni e più gente verrà e più saremo contenti. E’ bene partire con calma, ma ci piace l’idea far vedere davvero quello che vogliamo fare, perché sicuramente negli anni faremo qualcosa di bello. E secondo me sono stati bravi a disegnare il percorso, con qualche chilometro di sterrato e un tratto di pavè».
Racconta Santerini che il prossimo passo sarà andare a Siena per la Strade Bianche e soprattutto il giorno dopo alla gran fondo, per prendere appunti. I tre hanno comunicazioni fittissime in una chat. Racconta che l’Associazione Amici di Franco Ballerini ha chiuso per lasciare spazio alla loro e che alcuni sono passati alla nuova realtà e continuano ad aiutare. La cosa sta prendendo tanto e sono tutti felici. Ci diamo appuntamento per un caffè a Siena, un motivo in più per andare alla Strade Bianche.