Il 16 marzo del 2009 era di lunedì e fra i tifosi assiepati sullo strappo di Camerino, un giovanissimo Pellizzari aveva appena assistito alla vittoria di Scarponi nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico, probabilmente senza rendersi conto della scena. Giulio aveva sei anni, Michele ne avrebbe compiuti 30 di lì a pochi mesi e si stava rilanciando verso la seconda parte della carriera. Piazza Cavour era un ribollire di tifosi al cospetto del campione che si era lasciato dietro Garzelli, Basso e Di Luca: il giorno perfetto nel posto perfetto.
Dieci anni dopo, di quella bellezza non c’era più niente. Scarponi era stato ucciso nella primavera del 2017 e il terremoto si era portato via la bellezza di Camerino. Ritrovarsi a Piazza Cavour per scoprire una stele dedicata a Michele, fra impalcature e puntelli, sembrò un magro risarcimento per la memoria. Era il 16 marzo del 2019, Pellizzari aveva sedici anni e per un insolito gioco del destino quest’anno quel traguardo lo vedrà impegnato in prima persona. Accadrà il 14 marzo, di sabato. E sarà inevitabile, per chi c’era e ha vissuto gli altri capitoli di questa storia, non tornare a quei giorni.


Il debutto della Tirreno
Il 21 febbraio, sabato scorso, la San Severino-Camerino (sesta tappa della Tirreno-Adriatico) è stata presentata nell’Auditorium Benedetto XIII di Camerino, lo stesso in cui due anni fa Pellizzari fu accolto dopo il Giro d’Italia (in apertura, immagine del Comune di Camerino). Quando lo chiamiamo, Giulio è a casa e parlare della tappa di qui lo emoziona e anche per questo cerca di starne alla larga. Sa che le attese sono alte e anche che i suoi obiettivi più importanti arriveranno dopo: meglio tenere i piedi per terra ed evitare i voli pindarici.
«Non ho mai corso la Tirreno-Adriatico – racconta – ma l’ho sempre vista fin da quando ero piccolo. Partecipare sarà bello e sarà anche meglio farlo nella tappa regina, che arriva a casa mia. Non sento tanto le attese, non ancora. So che alla fine sarà una corsa importante, ovvio che voglio fare bene, però i miei obiettivi sono più avanti, ma ho predicato di tenere la calma. Verrà una tappa durissima, però per le mie caratteristiche non è il massimo. Sono i classici muri marchigiani, alla fine vincerà un corridore forte, però diciamo che io sono più per le salite più lunghe. Anche per questo, cerco di vivermela bene».


Il primo Sassotetto
La salita lunga quel giorno ci sarà e anche quella ricorderà Scarponi, vista la stele a lui dedicata sulla cima. Arrivato a Sarnano infatti il gruppo prenderà la via di Sassotetto: 13,1 chilometri con dislivello di 965 metri fino a quota 1.465. Il Giro d’Italia c’è passato davanti lo scorso anno e quel giorno in gruppo c’era anche Pellizzari. Anche se il ricordo che più incuriosisce in un ragazzo nato all’ombra dei Monti Sibillini è quello della prima volta.
«Credo che sia stato il 4 maggio del 2020 – al ricordo sorride – quando ci permisero di riprendere le bici dopo il lockdown. Lo feci pure da Sarnano ed è stato bello, soprattutto perché uscivamo dal periodo del Covid. C’era una giornata splendida di sole e mandai una foto a Massimiliano Gentili, con sopra scritto Sassotetto. Fu liberazione e insieme anche una conquista».


Camerino che rinasce
La tappa non gli si addice, però intanto la scorsa settimana Pellizzari è andato a provare l’arrivo nel cuore di Camerino. E per la gente di lì vederlo spuntare fra vicoli e cantieri è stato un grido di guerra e insieme il segno della rinascita.
«Mi ha fatto un bel effetto tornare in centro – racconta Pellizzari – vedere i lavori che stanno andando avanti e rivedere le strade dove sono cresciuto. La città sta cambiando. Ogni volta che torno, trovo nuove gru ed è un bel segno, anche perché stavolta ne ho viste davvero tante, mai viste così tante, che a contarle perdi il conto. Piano piano, Camerino sta tornando. Su questo fatto di avere tanti tifosi, ho cercato fino all’ultimo di impedirgli di fondare un fan club, ma ormai è arrivato il momento di averlo. Non ho niente contro di loro (sorride, ndr), sono le cerimonie e le feste di fine stagione che mi mettono in difficoltà».


Il senso di famiglia
L’ultimo pensiero per la tappa di Camerino porta con sé sorrisi e scaramanzia. «Non ricordo quel giorno di sedici anni fa, ma la foto di Scarponi con le braccia alzate a Camerino l’ho vista ovunque. Tra l’altro vinse davanti a nomi importanti, mi sembra Garzelli e Basso. E’ un po’ come vincessi io davanti a Del Toro e Jorgenson. Nomi importanti, quindi quell’arrivo fa un certo effetto. Se mi farebbe schifo un arrivo del genere? Bè, proprio no (ride, ndr)».
La preparazione procede bene. Alla Valenciana si è sentito bene, poi ha recuperato un po’ e adesso fa rotta sulla Strade Bianche e poi la Tirreno. «Mi sto allenando – dice – la gamba è buona. Alla Strade Bianche si farà corsa per me, avremmo avuto Van Gils, ma è caduto, quindi dovrò fare il massimo per la squadra. Lo faccio volentieri, siamo molto legati tra noi corridori e lo staff e questo per me è importante. L’ambiente familiare è importante, allo stesso modo in cui ogni due o tre giorni continuo a sentirmi con Massimiliano Gentili. Ogni volta che torno usciamo insieme in bicicletta. Credo che quello con lui sia un rapporto che resterà per sempre».