Per certi versi, la prestazione di Filippo Fontana ai mondiali di ciclocross a Hulst è stata la più sorprendente della spedizione azzurra e il fatto che sia arrivata alla fine ha anche un maggiore significato. L’apoteosi di Mathieu Van der Poel ha forse tolto un po’ dell’attenzione che il quinto posto finale meritava, dimenticando che erano tanti anni che un italiano non chiudeva tra i primi 5. Lo stesso Gioele Bertolini era stato finora l’ultimo a conquistare un grande risultato con il 6° posto nel 2018.
Fontana però non è tipo da reclamare spazi e attenzione, sono i risultati a parlare per lui e, passato qualche giorno, forse quel piazzamento così inaspettato acquisisce anche un sapore più appropriato.
«E’ stata decisamente una buona giornata, il mondiale era un obiettivo che avevo cerchiato sin dall’autunno scorso. Avevo fatto la stagione di cross principalmente per puntare alla corsa iridata e la forma è arrivata al momento giusto. Penso che sia stata una crescita costante – prosegue Fontana – che mi ha portato a essere davanti per giocarmi un posto nei 10, ma alla fine è arrivato un risultato ancora migliore».


Che giornata è stata?
Davvero incredibile a livello di sensazioni, ho raccolto quello che potevo. In partenza avevo anche perso tempo perché era partito male il corridore davanti a me, Io ero già posizionato a sinistra che non era proprio il massimo. Così non sono partito benissimo, ero dietro, ma sono riuscito a recuperare subito e al secondo giro ero nel primo gruppo.
Un recupero che non è passato inosservato…
Credo che con il ritmo che tenevo, forse con un po’ di fortuna avrei anche potuto chiudere quarto, ma davanti andavano davvero forte, quindi alla fin fine non sarebbe cambiato molto. Penso che il massimo risultato ottenibile sarebbe stato appunto un quarto posto, ma cambia poco.
Stando nel gruppo, cambia tanto la presenza di Van der Poel, anche nell’atteggiamento che hanno gli altri?
Cambia il fatto che non c’è la lotta per la vittoria come sarebbe in sua assenza, se non gli accade qualcosa si vede che è di un’altra categoria. Quindi magari c’è un po’ più di attendismo per giocarsi gli altri due posti sul podio.


Un’altra cosa particolare è che davanti a te sono arrivati praticamente tutti stradisti. Tu sei stato il primo biker puro a tagliare il traguardo…
Ormai l’ambiente è cambiato, si sa che alla fine il cross è una disciplina praticata principalmente da stradisti, i biker sono pochi, è un po’ più difficile vederli anche perché la stagione di mtb è lunga, è forse anche più difficile conciliarla con l’inverno. Quindi la cosa non mi stupisce tantissimo.
Dallo scorso anno, dalla tua prestazione ai mondiali di cross country con una top 10 conquistata anche lì, è come se fosse scattato qualcosa in te. Senti di aver fatto un salto di qualità?
Io penso che siano tante cose messe insieme e che siano arrivate anche forse nel momento giusto, in un periodo in cui mi sono voluto impegnare, mettere alla prova. Sicuramente c’è maturazione fisica, concentrazione mentale ma anche tanta voglia di far bene. Dei cambiamenti a livello di testa sono stati fatti, ho la consapevolezza di poter arrivare là davanti e questo mi porta ad approcciare le gare in una maniera sicuramente diversa.


Pensi che il tuo risultato sia anche l’espressione del movimento, l’avvisaglia di quel che sarà con la maturazione di gente come Viezzi, Agostinacchio che ti daranno anche manforte contro Belgio e Olanda?
Sai, è difficile confrontarsi con quei movimenti se non altro per il numero di praticanti che hanno. Noi abbiamo dei giovani molto forti, io ho dimostrato di essere all’altezza, ma se si vuole parlare di reale crescita, si dovrebbero vedere numeri più grandi in nazionale. Belgio e Olanda hanno un bacino di talenti enorme e un ricambio clamoroso negli anni.
Che cosa ti aspetta ora?
Farò una settimana di relax e poi inizierà la preparazione per la mountain bike, per essere già in gara a marzo a Verona nella prova dell’Italia Bike Cup.


Ripensandoci adesso a mente fredda, che cosa lascia questa esperienza di Hulst nella mente di Fontana?
La consapevolezza che anche in giornate come domenica, con il meglio al mondo, si può lottare per qualcosa di grande. Quando arriva un risultato che finalizza il lavoro fatto da parte della squadra, di tutto lo staff, c’è anche tanta particolare soddisfazione. Vorrei non fermarmi qua e continuare a lavorare, visto che comunque c’è un’estate davanti molto importante per me nella mountain bike e vedere che cosa si potrà portare a casa.