Alessandro Covi ha tolto il velo alla sua stagione 2026 e ha fatto il suo esordio in maglia Jayco-AlUla con due gare in Spagna. Prima alla Classica Morvedre e il giorno dopo alla Ruta de la Ceramica. Nel secondo dei due appuntamenti è arrivata anche la prima vittoria per il team australiano, firmata da Michael Matthews. Rispolverato il numero sulla schiena Alessandro Covi si è poi spostato a Maiorca, dove nei prossimi giorni metterà altri chilometri nelle gambe.
«Correrò al Trofeo Ses Salines – ci racconta Covi in un pomeriggio di riposo – che è una cronometro a squadre, e poi i due giorni successivi (venerdì 29 e sabato 30, ndr). Gli altri miei compagni poi continueranno, mentre io torno a casa e mi preparo al ritiro di febbraio sul Teide dove starò dal 6 al 28».


Che feeling hai avuto in questi primi impegni di stagione?
Abbiamo iniziato bene la stagione, tutti. Anche al Tour Down Under la squadra è andata veramente forte, quindi è già un qualcosa di importante e dobbiamo continuare così.
Ti stai adattando a tutte le novità?
Sì, è la prima volta che cambio squadra nei miei anni da professionista, perché con il UAE Team Emirates ho esordito nel WorldTour e dopo sei anni sono venuto qui in Jayco AlUla. E’ tutto un po’ nuovo, però mi sto ambientando bene. Inizialmente mi sono messo a disposizione dei miei compagni, la gamba sembra rispondere nella maniera giusta.


Avete già colto la prima vittoria stagionale, che effetto fa?
Da questo punto di vista alla UAE ero abituato abbastanza bene (ride, ndr). Sicuramente fa piacere aver già colto un successo alla seconda gara con la Jayco, anche perché Matthews il giorno prima a Morvedre era caduto. L’ho visto triste la sera, però è un campione e in poche ore ha saputo risollevarsi e trovare una bella vittoria.
Al momento qual è stato il tuo ruolo in queste uscite?
Ho lavorato in appoggio al team, aiutando in generale durante tutta la gara. Mi sono messo a disposizione per posizionare i miei compagni durante le fasi cruciali. A Castellon ci siamo ritrovati con la responsabilità di gestire la corsa, arrivando dalla UAE per me è abbastanza normale vivere queste fasi di gara. Lì ogni giorno devi prendere in mano il pallino del gioco, è anche quello che tutti si aspettano da un team del genere.


Le posizioni in gruppo cambiano?
Alla fine se ti fai rispettare, sempre correndo in maniera pulita, riesci a prendere la posizione che vuoi. Nel primo giorno c’era la UAE a gestire la corsa, noi siamo riusciti a trovare la nostra posizione nella parte davanti del gruppo. Non sono state corse troppo concitate ma iniziare bene e farsi rispettare fin da subito è importante.
Come hai lavorato in questi mesi?
Penso di essere a un livello simile rispetto allo scorso anno, il mio preparatore è Marco Pinotti e credo di aver trovato subito una buona intesa e un metodo di lavoro efficace. Nonostante uno stop di otto giorni a causa dell’influenza tutto sta andando al meglio.


Hai detto che andrai sul Teide a febbraio, l’obiettivo è arrivare al meglio per marzo e aprile?
Non ho mai fatto altura così presto, sono sempre stato un corridore che parte subito forte ma insieme al team abbiamo deciso di “sacrificare” questo momento per essere pronto in vista delle classiche. Sul Teide andrò con Matthews e Sutterlin, l’idea credo sia lavorare per essere di supporto a Michael (Matthews, ndr) nelle gare di riferimento. Ma penso ci sarà spazio anche per giocarmi le mie chance, tra Laigueglia, Strade Bianche, Tirreno, Coppi e Bartali e Ardenne direi che ho un programma pieno e molto vario.
Sarai spesso accanto a Matthews, come ti trovi?
Lo conoscevo già, è molto amico di Pogacar e Wellens, poi abitando a Montecarlo abbiamo avuto modo di pedalare insieme. Ora che siamo nello stesso team i rapporti sono ancora più stretti, proprio ieri mi diceva: «Cavolo, due gare e abbiamo già vinto insieme». Sto imparando a conoscerlo sempre meglio, ma posso dire che è il capitano della squadra e si sente, è importante avere un punto di riferimento come lui.
Andare in altura per un mese insieme a Matthews è un bell’attestato di stima, senti la responsabilità?
Lo faccio più che volentieri perché sono convinto che mi possa servire poi a performare meglio e scoprire i miei limiti. Spero che tutto possa andare per il meglio. Sono un corridore che può dire la sua in certi contesti, quindi proverò a ritagliarmi il mio spazio. Ma il desiderio principale è che la squadra faccia una bella stagione.