Alla fine Bryan Olivo ha trovato una sistemazione per la prossima stagione, il friulano sarà parte dello Swatt Club. Un grande salto indietro dopo i quattro anni tra gli under 23 corsi con il CTF Friuli, diventato poi devo team della Bahrain-Victorious. Il talento descritto da Renzo Boscolo, strappato dal ciclocross e messo su strada alla fine non è sbocciato. Ma per Bryan Olivo non è il momento dei rimpianti, la sua storia è ancora da scrivere e ora può farlo da una prospettiva diversa dalla quale ha messo nel mirino la voglia di divertirsi ancora andando in bici. Aspetto non scontato quando si entra nella centrifuga dei devo team.
«A parte un po’ di freddo durante gli ultimi allenamenti – racconta Olivo – sto bene. Dopo le cinque settimane di stop dalla bici che ho fatto a cavallo tra ottobre e novembre, ho ripreso a pedalare. Sto anche meglio del previsto, evidentemente avevo bisogno di fermarmi».


Ripartirai con lo Swatt Club, quando avete trovato l’accordo?
Era l’inizio di dicembre, ci siamo conosciuti e abbiamo subito trovato la giusta intesa. Ora mi sto allenando a casa, mentre il primo ritiro tutti insieme sarà a metà febbraio a Girona. Appena finito dovrei fare il mio esordio stagionale nel gravel per una due giorni di corse proprio lì in Spagna (Santa Vall, ndr).
Come sei arrivati allo Swatt Club?
Stavo cercando squadra ma continuavo a trovare porte chiuse, le rose erano già al completo ormai. Così mi è venuto in mente che un mio amico, Andrea De Biasi, fa parte dello Swatt Club ma come amatore. Lui conosce il presidente Carlo Beretta e ci ha messi in contatto, era metà novembre. E’ stato fatto tutto in extremis.


Riparti da una squadra di club…
Sì ma non mi interessa. Quello che mi ha convinto ad entrare nello Swatt Club è lo spirito che muove la squadra e la loro idea di ciclismo. C’è un gruppo unito e solido, che va alle gare per fare bene e con la voglia di essere competitivo, ma con alla base l’idea di divertirsi. Non c’è lo stress che si trova in un devo team, è diverso e a mio avviso interessante.
Lo consideri un passo indietro?
Per molti lo è, ma non credo sia così. Mi piace il progetto che c’è e finalmente mi sento di nuovo felice quando mi alleno. L’ultimo anno in Bahrain avevo perso questo spirito. Entro in qualcosa di nuovo, ma so che mi divertirò e il mio scopo ora è proprio questo.


Hai parlato di gravel, hai un calendario?
E’ ancora da definire ma sarà internazionale e bello, con gare importanti in gare di alto livello. Non tutti faranno gravel e strada, ma io ho deciso di fare così. In fondo mi mancava il ciclocross e per tornarmi a divertire il fuoristrada è quello che mi serve.
Quanto ti è mancato il ciclocross?
Mi è sempre mancato molto. Alla fine come ciclista arrivo da quel mondo e il ciclocross rimarrà per sempre in me.
In un ciclismo che viaggia veloce sarebbe potuta essere una disciplina sulla quale puntare?
Non saprei dirlo con certezza. Si poteva tenere, avrei anche voluto, ma non era nelle idee degli altri (del CTF prima e della Bahrain Victorious poi, ndr). Posso assicurare che come disciplina il ciclocross non è mai uscito dalla mia testa. Con il senno di poi posso dire che fare sia strada che cross mi avrebbe permesso di tenere un’attività che mi è sempre piaciuta e nella quale mi sono divertito.


La tua storia ci insegna che è importante per un ragazzo giovane cercare di tenere qualcosa che piace e che fa divertire…
Esatto. Purtroppo non tutte le squadre sono propense. Ora forse c’è più apertura verso la doppia attività, il ciclocross in Italia è in grande ascesa, complici anche i risultati in campo internazionale. Una cosa è certa, io non lo avrei voluto abbandonare. Quattro anni fa, quando sono passato under 23, era difficile pensare di fare una cosa simile a quella fatta dai fratelli Agostinacchio, per i quali la EF EasyPost ha creato un team apposito per il ciclocross.
Certo, con il senno di poi è semplice.
Non ho mai avuto l’occasione di provare a tenere il ciclocross tra le mie attività. Adesso con il gravel ho modo di tornare al fuoristrada, sarà diverso ma non vedo l’ora. Appena mi arriverà la bici mi butterò tra i sentieri per prenderci dimestichezza. Il 2026 deve essere l’anno in cui ritrovare la passione. E sono sicuro che sarà un passaggio importante per il mio futuro.