Campionati europei 2025, Drome Ardeche, squadre Francia U23 uomini

Giovani a rischio, L’Equipe suona l’allarme

03.01.2026
5 min
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Circa un anno fa pubblicammo un’intervista a Manuella Crini, dottoressa in psicologia che per qualche tempo aveva collaborato con un Comitato regionale della FCI. Salvo che quando si era ritrovata a parlare di ansia in età adolescenziale, l’altra parte si era irrigidita e la collaborazione era terminata. Non si deve parlare con i giovani di certi temi: un corridore non ha mai dubbi.

«Che cosa succede – si chiedeva la dottoressa Crini – se a 18-19 anni vengo buttato fuori da quel mondo, che cosa resta di me? Se non ho lavorato prima sull’ansia, rischio veramente di cadere in depressione. Perdo un obiettivo di vita, il rischio è di sentirsi falliti. E il senso di fallimento è qualche cosa che ti priva del tutto della motivazione e non ti dà altri obiettivi di vita. Perciò mi domando se ci sia effettivamente un piano B per questi ragazzini, che sia sempre nell’ambito sportivo o in parallelo con la scuola.

«Su di loro ci sono pretese troppo alte, perché si pretende che dimentichino di essere ragazzini. Considerando che l’adolescenza psicologica termina intorno ai 25 anni, questi giovani vengono adultizzati in maniera troppo prematura. E a quel punto fanno fatica anche a capire se veramente quella è la loro strada. Perché è una strada veramente costellata di sacrifici e devi essere disposto a farli perché li vuoi fare e non perché ti ci hanno messo con lo specchietto per le allodole».

Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?
Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?

La Francia s’è desta

E’ passato un anno e quello che si era ipotizzato si sta verificando. Nello scorso editoriale, senza neanche ricordare questo primo articolo, ci eravamo trovati a parlare di piano B in relazione all’esclusione dei corridori giovani dal giro dei devo team. Poteva essere una riflessione limitata al ciclismo di casa nostra, invece anche la Francia ha iniziato a farsi qualche domanda.

La Francia che ha due WorldTour (FDJ e Decathlon), due professional top di gamma (Cofidis, Total Energies), un calendario ben strutturato (la Coupe de France) e che dovrebbe avere quindi tutto ciò che serve per far crescere i propri talenti nel modo giusto. Non è passato inosservato il dibattito sulla partecipazione di Seixas al prossimo Tour de France.

Così anche L’Equipe, che ha nel ciclismo delle radici importanti, ha preso a cuore il discorso dei giovani che smettono di correre, coinvolgendo nel discorso due ragazzi – Alois Charrin e Coline Raby – che hanno deciso di smettere giovani, perché schiacciati da quelle attese.

Nelle ultime tre stagioni, scrive il quotidiano francese, il 27 per cento dei ritirati aveva meno di 25 anni (il 18% quest’anno, senza tenere conto di chi si è ritirato nel 2025 e non risulta ancora nelle statistiche).

Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24
Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24

Smettere di correre

Alois Charrin, classe 2000 e vincitore di tappa al Giro U23 del 2021, è passato professionista l’anno dopo con la Tudor Pro Cycling (contratto di tre anni) e si è ritirato alla fine del 2024 a 24 anni.

«Quando non è più la vita che desideri – ha spiegato – diventa noiosa, restrittiva. Ti annoi. Sono cresciuto in un ambiente professionistico fin dagli U23, dove sei sempre assistito. In hotel ti dicono: “Metti giù la valigia, la portiamo giù noi”. Dai, ho 25 anni, posso portarla da solo! E’ noioso essere costantemente condotti per mano. Fai questo, fai quello, riposati. Non volevo più quella vita. Le gare erano quello che mi dava più fastidio, perché la tensione è incredibile. Sono tutti pronti a frenare all’ultimo minuto. Non c’è più rispetto. E’ una questione di vita o di morte a ogni curva. Non serve saper guidare la bici: basta essere temerari!

«Alcuni colleghi erano entusiasti di vedere Pogacar al via. Sì, ha due braccia, due gambe, proprio come noi. Correre gare del genere non mi entusiasmava più. Quando ho appeso gli scarpini al chiodo, il direttore sportivo mi ha detto: “Accidenti, non ho mai visto nessuno così felice di smettere di andare in bici”».

AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica
AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica

Il divertimento è secondario

Anche L’Equipe ha coinvolto uno psicologo: Jens Van Lier, specializzato in ciclismo: «Dall’età di 16 anni – dice – i giovani ciclisti pensano che sia necessario misurare tutto: il loro sonno, le loro calorie, il loro stress. Un ragazzo di 17 anni mi ha confessato di pesare tutto il suo cibo ogni giorno. E’ estremo! Tutta la loro routine quotidiana ruota attorno al ciclismo. Il divertimento è secondario. La prestazione è l’obiettivo finale».

Sempre più spesso, annota L’Equipe, le squadre professionistiche, con le loro squadre di sviluppo continentali, stanno costruendo i loro roster a partire dalla categoria juniores (U19). Questo spinge i club a coltivare i loro ragazzi più giovani, prepararli per il grande salto nel tentativo di scoprire talenti rari e ricercati. Secondo uno studio di ProCyclingStats, ogni anno tra il 2008 e il 2017 diventavano professionisti tra i 4 e gli 8 ciclisti con meno di 20 anni. Tra il 2022 e il 2024 questo numero è salito tra 15 e 19.

Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani
Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani

Sbagliato generalizzare

«I ciclisti molto giovani – spiega Colin Raby, classe 2003, che si è ritirata a metà settembre a 22 anni – tendono a idealizzare il ciclismo, ammirando le superstar che sono ancora under 23 eppure ottengono già risultati clamorosi. Facciamo generalizzazioni, quando queste sono solo eccezioni. Con contratti molto brevi, non ci viene dato il tempo di crescere al nostro ritmo.

«Credo che le squadre siano sotto pressione da parte degli sponsor, anche i grandi team, e loro scaricano questa pressione su di noi. Ma noi facciamo quello che possiamo! Quando sono arrivata, mi hanno detto che ero lì per imparare. Alla fine invece, hanno criticato i miei risultati. Quando inizi a sentirti orgogliosa di te stessa e poi ti rimettono al tuo posto… E’ un vero schiaffo in faccia».