ROMA – All’Auditorium della Conciliazione, oltre alla presentazione del Giro d’Italia, c’è stata l’occasione di fare quattro chiacchiere con alcuni direttori sportivi e corridori. Tra i diesse c’era anche Gabriele Missaglia, in forza alla Pinarello Q36.5, la nuova squadra di Giulio Ciccone.
Ed è proprio sull’arrivo di Ciccone che ci siamo concentrati con il tecnico lombardo. La Pinarello Q36.5 si ritroverà un altro big, oltre a Tom Pidcock. Il livello del team sta crescendo progressivamente e, anche se tecnicamente si tratta di una Professional (solo di fatto, però), la squadra è molto ambita. Anche più di diverse WorldTour. Non è un caso che, tra gli altri nomi che circolano attorno a questo team, ci sia persino quello di Primoz Roglic. Ma questo è un altro discorso. Piuttosto, abbiamo sentito Missaglia proprio sull’arrivo di Ciccone.


Gabriele, arriva Ciccone! Finalmente un italiano importantissimo nel vostro team…
E ne sono super contento. La cosa è partita da lontano, magari con qualche battuta in macchina, quando eravamo al Giro d’Italia. Abbiamo seguito la sua situazione, anche quando era in maglia rosa. Tutti conosciamo un po’ come è andata e, secondo me, era un corridore validissimo da poter proporre alla squadra. Anche perché, se guardiamo alla natura del nostro team, siamo legati in gran parte, quasi totalmente, a sponsor tecnici italiani di primissimo piano come Pinarello e Q36.5. Quindi aveva una logica anche avere un corridore di questo tipo: un grande nome e soprattutto performante. Un atleta in linea con quello che rappresentano i nostri sponsor e il nostro progetto tecnico.
“Tutti conosciamo come è andata”: insomma, cruciale, o quantomeno importante, è stata la tappa di Potenza, quando la Lidl-Trek ha deciso di non difendere la Maglia Rosa di Ciccone…
Ripeto, è lì che sono iniziati i contatti. Naturalmente ci sono stati confronti tra le parti e sono ben contento che alla fine siamo riusciti a firmare con lui. Non è stata una cosa semplice, perché, Ciccone aveva un contratto in essere con la Lidl-Trek. Siamo però contentissimi di partire con lui. Io in primis.


Domanda rivolta più all’ex corridore che al direttore sportivo. Quando c’è un cambio così netto, che addirittura interrompe un contratto, quanta verve c’è? Quanta benzina c’è sotto questo fuoco da accendere?
Sicuramente Giulio è molto stimolato. Se un corridore arriva a strappare un contratto, che comunque era un ottimo accordo pluriennale con la Lidl-Trek, per venire in una realtà come la nostra, vuol dire davvero tanto. L’uomo stesso si rimette in gioco. Giulio arriva in un ambiente nuovo, è logico che non conosca nessuno, ma nello stesso tempo ci sono anche persone italiane che lavorano nel team. Comunque è stato accolto da tutti a braccia aperte. Poi, per chi lo conosce bene, è un ragazzo espansivo, diretto: una di quelle persone che piacciono a me. E da quel che ho visto nei primi (pochissimi, ndr) giorni che siamo stati insieme si è subito integrato bene.
Seguirai tu Ciccone, visto che sei italiano? Di solito, nei grandi team internazionali, i corridori vengono assegnati anche in base alle vicinanze linguistiche e culturali…
Sinceramente non abbiamo ancora messo un punto su questa situazione. Se mi daranno l’opportunità, sarò felice di poterlo fare.
E poi c’è la domandona con Pidcock: quest’anno ai Mondiali se le sono date, Giulio e Tom hanno caratteristiche simili. Come convivranno? Tra l’altro sono due tipi effervescenti…
Io preferisco avere due corridori effervescenti, e comunque di prima fascia, piuttosto che averne uno solo. Secondo me entrambi devono vedere il lato positivo della situazione. Da parte mia, ma anche da parte loro, non avere tutta la pressione addosso su un solo corridore può essere un vantaggio. Dividere le responsabilità in due, magari anche nella stessa gara, è meglio pure a livello di pressione e non solo a livello tattico. Alla fine siamo un team e cercheremo di lavorare da team nel migliore dei modi. Magari un giorno si andrà a favore di uno e un giorno a favore dell’altro. Vedremo il da farsi, ma non vedo problemi di convivenza.


Sappiamo che i calendari non sono ancora definiti, ma li vedremo anche correre insieme oppure faranno programmi diversi?
In parte penso che faranno delle gare insieme. Se penso alla Tirreno-Adriatico, forse ci sarà solo Ciccone, mentre alla Milano-Sanremo li vorrei vedere entrambi al via. Dipende da tanti fattori. Ma ripeto, è davvero tutto da costruire e lo faremo già dal prossimo ritiro in Spagna.
Ciccone ha un po’ cambiato rotta nell’ultimo anno e si è dimostrato un uomo molto importante per le corse di un giorno, come dimostrano San Sebastián, i Mondiali e gli Europei. Ma il Missaglia direttore sportivo come lo vede? Anche per i Grandi Giri oppure è giusto che Giulio insista sulle corse di un giorno?
Personalmente lo vedo bene su entrambi i fronti. E’ logico che, se penso a un Ciccone al Giro d’Italia, partirei con l’obiettivo di vincere una tappa, magari indossare la maglia rosa. Poi l’appetito vien mangiando e perché non proseguire per fare classifica? Dipende sempre da quello che succede, da chi c’è in gara e da quali sono gli avversari.