Sulle strade del Valle d’Aosta. Paradiso Clavalité, meta da fiaba

31.07.2023
5 min
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Da una parte all’altra della Valle d’Aosta. Continua il nostro viaggio senza fretta sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. Dopo Pré de Pascal e Bionaz, è la volta di un altro luogo incredibile, forse il più selvaggio in assoluto mai toccato dalla corsa: la Val Clavalité.

La quarta frazione dell’ultimo VdA andava da Verrayes appunto a Clavalité e quindi da una parte all’altra della Dora Baltea. Si passava dal versante al sole, il bellissimo altopiano di Verrayes, paradiso dello sci di fondo, a quello detto “enevers” (ad ombra) alla selvaggia valle che sovrasta Fenis e che è quasi dirimpettaia del punto di partenza.

Da Nus a Fenis

La quarta frazione nella sua interezza ripercorreva una grossa fetta della parte orientale della Valle d’Aosta ed era molto lunga: 172 chilometri. Noi però ci mettiamo in sella per una quarantina di chilometri. Da Nus, paese natale di Federico Pellegrino, campione dello sci di fondo, saliamo verso Verrayes.

Non è una scalata impossibile, ma è pur sempre impegnativa. In 15 chilometri si acquistano circa 600 metri di dislivello, ma si va su a gradoni, come spesso accade su questo versante della Valle d’Aosta. La vista da lassù è magnifica. Ma è bello guardare lungo lo stesso versante e vedere i campanili affiorare tra gli alberi e tra le case col tetto a spiovente.

Da Verrayes scendiamo verso Fenis, nota per il suo castello medievale. Si tratta ormai di un simbolo della Valle. Una visita qui è assolutamente d’obbligo. 

Rafferty, Brenner e Meris sulle dure rampe di Clavalité. Da Fenis in 11 chilometri si sale di 900 metri (il Gpm è più alto dell’arrivo)
Rafferty, Brenner e Meris sulle dure rampe di Clavalité. Da Fenis in 11 chilometri si sale di 900 metri (il Gpm è più alto dell’arrivo)

Adesso si sale

Da qui, inizia appunto l’incredibile scalata di Clavalité. Questa località è davvero particolare, quasi remota se vogliamo. Pensate neanche tutti i valligiani la conoscono. Inizialmente sembra una stradina di montagna come ce ne sono tantissime in Valle d’Aosta. Poi il discorso cambia.

All’uscita di Fenis una curva immette su una strada più stretta che subito si arrampica al 10 per cento. Per alcuni chilometri si pedala con una pendenza arcigna sotto le ruote, e lecci e pioppi ai lati. La fitta vegetazione non lascia vedere un granché.

A metà salita c’è una bella spianata, un paio di chilometri, forse più, che sono una vera manna per recuperare. Ed è con questo più dolce che si va dentro le montagne. Verso Sud.

La vegetazione cambia. Ecco abeti e larici. La strada riprende a salire. Uno zig-zag a sinistra con una staccionata di legno, indica il punto più duro dell’intera scalata: sarà al 20 per cento o giù di lì. Poi le pendenza diventano più gentili, ma sempre in doppia cifra.

E’ qui che Sergio Meris si è sbarazzato di Rafferty e Brenner ed è andato a vincere il tappone del Valle d’Aosta. Ancora un paio di chilometri e si arriva ad uno slargo ricavato nel bosco. Quello è il “Gpm” il punto più alto dell’arrampicata (ufficiale) da Fenis.

Il paradiso

L’asfalto svanisce. La strada però continua. Con una svolta a sinistra s’infila nel bosco. E’ quasi buio per quanto è fitto. Ma il fondo nonostante non ci sia l’asfalto è buono: è un chilometro di saliscendi, con i funghi e le rocce di granito ai lati. Poi all’improvviso, la strada inizia a scendere con decisione. Una curva verso sinistra e… si resta senza fiato. 

Tutto si apre. Il tornante che scende verso sinistra è un balcone sulla Clavalité.

La Clavalité è un pianoro a 1.515 metri di quota. Prati verdi, cime innevate sullo sfondo, un laghetto, malghe ristrutturate secondo i vecchi dettami e i materiali della natura… Nessun traliccio, nessun segnale telefonico. Qui si è scelto per questo tipo di sviluppo. C’è solo una lingua di strada sterrata e il gorgoglio del torrente Clavalité. Unico.

Il bivacco Borroz a quota 2.150 metri. Chi ama l’avventura, qui può lasciare la bici e inforcare gli scarponi
Il bivacco Borroz a quota 2.150 metri. Chi ama l’avventura qui può lasciare la bici e inforcare gli scarponi

Oltre i 2.000 metri

E’ davvero incredibile. Sembra di tornare indietro nel tempo. Questo luogo “remoto” è ancora una volta il connubio perfetto per quello che è ormai noto come turismo slow.

Come sempre, in queste avventure in Valle, la gravel è il mezzo migliore. Una volta giunti sul pianoro, la tappa del Giro VdA si fermava 700 metri dopo la curva che si affacciava sulla conca, ma volendo si può andare ancora avanti.

Ci sono infatti altri 7 chilometri per raggiungere il bivacco Borroz a quota 2.150 metri ai piedi del Monte Glacier e, più a Ovest, del Monte Tersive che con i suoi 3.500 metri domina la Val Clavalité.

Raggiungere questa Valle è una vera esperienza. Riconcilia con la natura. Fa strano non vedere infrastrutture. Ci si ritrova in un paesaggio immacolato che vale la pena di essere scoperto e vissuto in bici.