Strade Bianche

Nei dettagli (e nei tranelli) della Strade Bianche con Bennati

05.03.2026
5 min
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Archiviato anche il Trofeo Laigueglia è già altissima la febbre per la Strade Bianche. Il grande appuntamento di inizio stagione, quella che è ritenuta, non a torto, il “sesto Monumento”. L’esordio di Tadej Pogacar, gli sterrati, le colline toscane, la polvere e le derapate fino a Piazza del Campo: lo spettacolo è già cominciato.

Per entrare ancora più a fondo nei meandri della corsa senese abbiamo sentito Daniele Bennati. Toscano, che la Strade Bianche l’ha disputata più volte in carriera, arrivando anche undicesimo pur essendo un velocista puro. Ma quando la gamba gira, con coraggio e abilità di guida, anche uno sprinter può togliersi soddisfazioni.

Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Daniele, eccoci alla Strade Bianche: quest’anno 14 settori. Oltre a Colle Pinzuto e Monte Sante Marie, i settori più noti, quali possono essere i tranelli inattesi?

Tranelli… il percorso della Strade Bianche è abbastanza conosciuto ormai. Monte Sante Marie è sempre il tratto che può risultare quasi decisivo, ma non è detto che lo sia in modo definitivo. Anche prima, per esempio, c’è il settore di Lucignano d’Asso, lungo più di 10 chilometri. Lì spesso c’è vento laterale e non sono rare le cadute.

E come dimenticare quella di Alaphilippe?

Non è un tratto difficile dal punto di vista tecnico, ma quando la strada scende con vento laterale è completamente esposta. In quelle condizioni diventa molto pericoloso e bisogna stare davanti. Quando tutti vogliono le prime posizioni la velocità aumenta, la corsa si accende e il rischio di cadute cresce. Non solo, ma usciti da questo settore ci sono circa 800 metri di asfalto, poi si gira a sinistra e si attacca subito Pieve a Salti.

Un tratto che presenta anche begli strappi

Esatto. Poi si va verso Asciano, c’è il rifornimento e subito dopo inizia San Martino in Grania, il settore che precede Monte Sante Marie. Ed è un punto chiave della corsa.

Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Perché, cosa accade a San Martino in Grania?

Qui spesso le squadre più forti, come la UAE Emirates, che ultimamente sta dominando, prendono in mano la situazione. E’ un tratto, anche piuttosto lungo (9,4 chilometri, ndr) in cui si può fare grande selezione per arrivare a Sante Marie e mettere fatica già nelle gambe degli avversari.

Si parla sempre degli sterrati, Daniele, ma c’è anche qualche tratto asfaltato che può incidere?

No, non mi vengono in mente punti particolarmente complicati su asfalto. Forse la discesa di Montalcino prima di imboccare lo sterrato di Lucignano d’Asso. Ma in generale sono strade belle, larghe, veloci. Parliamo di zone patrimonio UNESCO, quindi l’asfalto è buono. Tra l’altro la discesa di Montalcino è stata sistemata di recente.

Prima hai accennato al fatto che tutti vogliono stare davanti e aumenta la bagarre. Ma è così fondamentale stare sempre davanti anche alla Strade Bianche? In fin dei conti non sono le stradine di un Fiandre o di una Roubaix…

Stare davanti è importante, ma certamente si può stare più coperti rispetto al Fiandre o alla Roubaix. Nella prima metà di gara soprattutto, tra uno sterrato e l’altro, si può correre anche più tranquilli. E’ chiaro che dentro i settori tutti vogliono le prime posizioni, ma nella prima parte non è obbligatorio stare sempre a limare. Anche in caso di foratura si riesce a rientrare senza grossi problemi insomma.

Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Tolto Pogacar, che può vincere come vuole: qual è il tratto più decisivo secondo te?

Spesso è sottovalutato il segmento tra l’uscita delle Sante Marie e prima dello sterrato di Monteaperti. Dopo Sante Marie, quando si va verso Castelnuovo Berardenga, c’è spesso una fase di assestamento. Se davanti manca l’accordo qualcuno può rientrare e partire in contropiede.

E Santa Caterina, l’ultima impennata sul basolato di Siena? E’ davvero così tagliagambe?

Sì, perché sei nel finale e molte edizioni si sono decise lì. Pogacar a parte, che è sempre arrivato da solo, ricordo vittorie costruite proprio su quella rampa, come nel caso di Stybar o Cancellara.

E la volata? Bisogna entrare davanti nella curva ai 270-250 metri?

Spesso chi scollina Santa Caterina in testa resta davanti. Non c’è spazio per superare: mancano circa 400 metri, è tutto un destra-sinistra e sorpassare è difficilissimo. Chi passa per primo lì di solito ha più gambe e difficilmente si fa rimontare. Un corridore sveglio non si fa passare.

Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
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Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
La Strade Bianche è più selettiva con l’asciutto o con il bagnato?

Quest’anno dovrebbe essere piuttosto asciutta, con temperature intorno ai 20 gradi. Con il bagnato il terreno è più morbido, la bici scorre meno perché affonda un po’, ma in alcuni tratti tiene meglio. Alla fine diventa più selettiva con l’asciutto e la polvere, perché le velocità sono più alte e chi ha più gambe fa la differenza. Con la pioggia aumenta l’imprevisto, tra forature e freddo. Se piove tutto il giorno cambiano le dinamiche, ma più per le condizioni meteo che per il tracciato in sé.

C’è una curva che ricordi in modo particolare? Noi pensiamo, per esempio, a quella in fondo allo “sciacquone” di Monte Sante Marie, dove inizia la salita finale di quel segmento. Non a caso lì Pidcock fece bei numeri…

Ce ne sono diverse di pericolose, soprattutto quelle in discesa percorse ad alta velocità, perché si tratta di una tenuta sempre meno stabile rispetto all’asfalto. Molto dipende anche da come vengono sistemate le strade: quanta ghiaia c’è, quanta ne viene smossa. Spesso sistemano questi sterrati: aggiungono terra e o ghiaia e il fondo resta più “morbido”. Bisogna conoscere quelle sensazioni e avere certe attitudini.

Rispetto ai tuoi tempi è cambiato anche il materiale?

Sì. Oggi si corre almeno con coperture da 30 millimetri, molti usano il 32. Io la prima volta montavo il 25, tubolare. E’ cambiato tanto, ma questi ragazzi sono bravissimi a guidare.