Il periodo delle classiche non si riduce alle corse. E’ molto importante l’intermezzo. Cosa fanno i corridori in tutta quella parte che definiamo “lavoro a secco”? Si parla sempre più spesso di forza e allora viene da chiedersi se facciano anche dei richiami in palestra. O se con il pavé cambia qualcosa in termini di stretching o massaggi.
Tutte questioni che abbiamo sottoposto a Michele Del Gallo, uno degli osteopati, fisioterapisti e massaggiatori della UAE Emirates, la squadra di Tadej Pogacar. E questa intervista, fatta proprio nel giorno della ricognizione dello sloveno e del suo team (avvenuta ieri), capita come si suol dire a pennello (in apertura foto Fizza – UAE).


Michele dunque, parlaci di tutta questa parte “a secco” nel periodo delle classiche del Nord, specie quelle dei muri e del pavé. Per esempio, una nostra curiosità era se si fanno dei richiami in palestra…
Rispetto alle altre corse non cambia tantissimo, perché comunque sia l’atleta deve essere sempre pronto. Che sia per la Roubaix, per il Fiandre o la Sanremo bisogna arrivarci preparati. E per arrivarci preparati i metodi sono sempre quelli. Chiaramente anno dopo anno si migliora, si cerca di cambiare, di aggiustare sempre un po’ il tiro. Per quel che riguarda la preparazione fatta in palestra, adesso siamo in un periodo di gare molto intenso e molto duro: c’è più che altro da recuperare, quindi si tende ad evitarla. Poi magari qualche eccezione ci sarà anche. A mio avviso però nelle classiche del Nord l’unica cosa che cambia sono le ricognizioni.
Perché?
Noi siamo arrivati in Francia mercoledì sera, perché Tadej in particolare vuole visionare il percorso il giovedì, al fine di avere due giorni in più di riposo. L’obiettivo dunque è riuscire a recuperare al meglio per la Parigi-Roubaix. E in particolare queste due recon, Fiandre e Roubaix ancora di più, ti mettono nelle condizioni di aver bisogno di un giorno in più di recupero.
Come mai?
Sono tracciati esigenti (che spesso proprio la UAE tende a fare ad alta velocità, ndr) e poi perché si possono presentare anche delle piccole vesciche alle mani o altre piccole situazioni che magari richiedono maggior tempo per recuperare e poi in gara darebbero fastidio. Quindi si preferisce farlo il giorno prima per avere 24 ore in più.


Quindi niente palestra e tanto recupero…
Esatto. Quello che invece stiamo facendo sempre è tutta la parte che riguarda l’attivazione pre-gara. L’attivazione e il controllo motorio, soprattutto per quanto riguarda la cintura delle gambe.
Perché è importante questa attivazione e perché è importante in queste corse, Michele?
C’è un concetto fondamentale: le gambe e le braccia sono delle leve rispetto a quello che è il busto. Se il busto fa da fulcro di leva, quanto più stabile è questo fulcro, tanto meno forza ti serve per far compiere un determinato lavoro a gambe e braccia. Questo è il concetto fondamentale. Da qui parte tutto quello che si è visto negli ultimi anni circa il lavoro fatto sul core e la muscolatura profonda. Però va bene tutto il lavoro di core e i relativi esercizi di rinforzamento, ma come funziona la macchina umana?
Spiegacelo tu!
Quando dai l’impulso di pedalare, quello che decidi volontariamente è appunto di spingere sul pedale, ma non decidi quali muscoli si devono contrarre. Al massimo puoi decidere quanta forza imprimere, però il gesto è quello. Chi decide è il cervello. E come fa? Attraverso dei pattern di movimento. Quando si dà il comando e si spinge sul pedale, il pattern di movimento è quello dell’estensione dell’anca. Durante l’estensione dell’anca il cervello ha già registrato quali muscoli si devono attivare. Per cui i muscoli 1, 2, 3, 4… si devono attivare. Ma cosa succede?
Spiegacelo per favore…
Mi ricollego in particolare alle corse del Nord, che a causa di traumi subiti o infortuni il pattern di movimento sia stato alterato. Di conseguenza, all’interno di quei muscoli che si devono attivare durante l’estensione dell’anca, per alcuni soggetti non è prevista l’attivazione del core. O comunque è prevista in maniera inferiore a quello che potrebbe.


E cosa succede?
Ecco allora che si verificherebbe una perdita di forza a livello di spinta. Quello che bisogna fare è ripristinare la capacità del cervello di attivare il core nel momento specifico in cui tu chiedi un’estensione dell’anca. In soldoni: non ha senso fare tre minuti di plank per rinforzare il core, se poi nel momento in cui ti serve non si attiva. Diventerai campione del mondo di plank ma non un ciclista super efficiente. Ecco che allora ci sono delle tecniche per andare a ripristinare, nel pattern di movimento di estensione d’anca, l’attivazione del core.
Quali sono queste tecniche? Questi esercizi immaginiamo…
Si ricorre allo sviluppo neurologico infantile, per cui dapprima si fanno esercizi con la colonna appoggiata, che sia a pancia in su o a pancia in giù. Poi si usa la colonna in sospensione, per cui si fanno esercizi in quadrupedia, in ginocchio o seduti. Infine esercizi in piedi. Quando un corridore arriva a farli in piedi ha completato tutto l’iter. Quello che io chiamo “aggiornamento software”.
E questo aggiornamento software: si fa la mattina prima del via, si fa il giorno prima?
Di base è un lavoro più lungo. Per arrivare al risultato finale servono dei mesi. Quello che invece faccio io la mattina, proprio prima della gara, è il controllo motorio. A volte c’è una differenza di forza tra una gamba e l’altra. Chi più, chi meno, tutti gli atleti hanno questa differenza. Io faccio dei test sul lettino e valuto queste differenze. Il mio obiettivo è riuscire a portarli alla partenza della gara con una spinta che sia pari o comunque più equilibrata possibile.


Perché avviene questa perdita di forza, Michele?
Non è la mancanza di esercizio o di lavoro che fa perdere la forza, ma è la mancanza di controllo motorio e quindi una minore capacità di reclutamento muscolare nella parte dove c’è meno forza. Una volta si facevano esercizi monopodalici per cercare di rinforzare la parte più debole: si facevano più ripetizioni con l’arto meno forte. Però se il tuo cervello non ti fa attivare quella parte più debole, non ti fa attivare il 100 per cento delle fibre muscolari. Qui interveniamo con esercizi di controllo motorio. Cerchiamo di dare agli atleti degli stimoli affinché il cervello riesca a reclutare il massimo delle fibre muscolari possibile nella parte che ha meno forza.
E come si eseguono?
Si fa un lavoro con gli elastici. Ci vuole circa un quarto d’ora, 20 minuti a corridore. Si fanno prima della partenza ed è un lavoro che resta anche per una settimana. Preferibilmente li faccio fare la mattina prima della gara, però come potete capire i tempi sono sempre risicati. Riesci a farne due o tre, non sette o otto. Ma si possono fare anche il giorno prima. Per esempio uno come Pogacar e quei due che più di tutti dovranno fare la corsa li fanno la mattina, gli altri il giorno prima.
Invece a livello di massaggi, con pietre e muri cambia qualcosina?
Generalmente si tende ad andare un po’ più a fondo, perché c’è più tensione. Dopo la ricognizione di un Fiandre o di una Roubaix ancora di più, per esempio, i ragazzi tendono ad avere sempre braccia, cervicale e parte dorsale un po’ più sovraccaricate rispetto alle altre gare. Alla fine pedalare su questi tipi di tracciati non è qualcosa che fanno tutti i giorni e anche per loro cambia qualcosa. Il solo fatto di dover fare più attenzione nella guida, cercare di non cadere, di stare concentrati… inevitabilmente porta a essere un po’ più tesi.


Quindi vanno certe zone trattate un po’ più in profondità?
Sì, si cerca di scaricare un po’ di più quella parte lì. Oltre al solito lavoro sulle gambe, si lavora parecchio sulla schiena.
Restiamo sulla parte a secco: lo stretching. Si fa di più?
Questo è un aspetto abbastanza soggettivo. Noi lo consigliamo sempre. Poi c’è chi lo fa perché gli piace, trova il tempo ed è abituato a inserirlo nella sua routine giornaliera. Altri lo fanno una tantum. Semmai noto che ci sono piccoli accorgimenti, come qualcuno che si fascia i polsi e le dita. Non sempre è un tipo di attività che porta benefici, però dà la sensazione di essere più protetti.
Perché non porterebbe benefici?
Perché in teoria vai ad aumentare lo spessore, quando invece bisognerebbe lasciare più spazio. Sarebbe molto importante impugnare il manubrio nel modo più “largo” possibile. E oggi con i manubri stretti non è facile.