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Sestola, i trabocchetti del primo arrivo in salita

11.05.2021
5 min
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Il primo arrivo in salita è sempre un bell’enigma nei grandi Giri. Aspettative, dubbi, voglia di attaccare o necessità di difendersi… e soprattutto gran parte della corsa ancora davanti. E’ una delle tappe più delicate. Anche Pantani che in salita non doveva certo imparare nulla da nessuno, qualche volta ha pagato dazio. E oggi il Giro d’Italia arriva a Sestola, Appennino Emiliano.

Ci si stacca dalla pianura Padana e si inizia a prendere quota. Una tappa così delicata potrà anche non cambiare molto i distacchi tra i big, ma merita comunque un occhio di riguardo. E noi quest’occhio lo diamo con Claudio Cucinotta, uno dei preparatori dell’Astana Premier Tech.

Prime vere asperità e sotto la pianura si fa più “piccola”
Prime vere asperità e sotto la pianura si fa più “piccola”

Chi parte forte e chi no

Quali incognite nasconde quindi questa tappa? La prima vera scalata del Giro?

«Sicuramente incide più sul piano psicologico che non su quello fisico – dice Cucinotta – E’ come il primo esame. Ogni corridore in cuor suo sa di avere una buona condizione e di avere svolto un buon lavoro, ma fino al primo riscontro reale non può avere risposte certe. Psicologicamente quei secondi di vantaggio o svantaggio a fine tappa possono incidere». Ma non devono e non possono essere decisivi. E’ solo una battaglia. Salvo casi eccezionali, s’intende.

«Molto conta come si è deciso d’impostare il Giro. C’è chi parte forte e poi magari paga nel finale e chi invece arriva al Giro al 90% e trova il 100% strada facendo».

Il profilo della salita di Sestola, dopo lo scollinamento ancora 2,5 chilometri (circa)
Il profilo della salita di Sestola, dopo lo scollinamento ancora 2,5 chilometri (circa)

Quei vecchi percorsi

Una volta con i vecchi percorsi, soprattutto al Tour de France, c’erano dieci giorni o una settimana di pianura e poi la salita all’improvviso. Questa poteva dare esiti ancora più imprevedibili. Gli scalatori pagavano molto il fatto di spingere per giorni e giorni rapporti lunghi, mentre per i passisti era la normalità. Non erano loro che andavano forte ma gli scalatori che andavano più piano.

«Non è il caso del Giro – riprende Cucinotta – soprattutto quest’anno, ma l’effetto sorpresa può starci lo stesso. Dopo qualche giorno di pianura non è facile affrontare all’improvviso un sforzo di 30′ o 40′ fatti al massimo, anche se Sestola sarà più breve».

Per questo l’avvicinamento è molto importante, ma va fatto prima. Chiaramente non ci si può preparare per quella tappa a Giro iniziato. Non cambiano i massaggi, né si osserva un defaticamento particolare il giorno prima. 

«I massaggi ormai li fanno tutti, anche perché c’è più personale e non è più come una volta che alcuni corridori li saltavano. Però il defaticamento è ormai assodato. Quei 10-15′ sui rulli a fine tappa aiutano moltissimo» e ieri infatti dopo il traguardo di Canale li hanno fatti in molti. 

«C’è chi tollera più facilmente l’improvviso sforzo intenso e chi invece fa fatica ad adattarsi e avrebbe bisogno di una tappa intermedia prima. Ma questo non vuol dire che non sia in condizione».

Oggi un piccolo vantaggio per gli scalatori è la presenza di altre salite prima della scalata finale, Colle Passerino.

Nel 2016 si arrivò quassù da un altro versante. Vinse Ciccone e l’Astana di Nibali tirava in salita
Nel 2016 un versante diverso. Vinse Ciccone e l’Astana di Nibali tirava in salita

Scalatori svantaggiati

Ma quindi chi avvantaggia il primo arrivo in salita?

«Più che altro direi chi svantaggia – dice Cucinotta – ne farà le spese chi ha buone doti di recupero ed esce bene nella terza settimana. Mi viene in mente il Nibali della situazione, perché magari non è esplosivo e alla lunga cala meno. Ad uno come lui o che ha programmato di entrare in forma strada facendo servono 3-4 tappe dure per essere al 100 per cento. 

«Il primo arrivo in salita quindi può favorire chi è più esplosivo e chi ha corso di più prima. Ma poi bisognerà vederlo più avanti, nella seconda metà del Giro. Ricordiamoci di Yates tre anni fa. Nella prima parte aveva vinto diverse tappe, attaccando anche da lontano e così facendo spese molto. Poi nella terza settimana ha pagato molto. Magari adesso uno come lui, esplosivo e che sta bene, può pensare che anziché attaccare per guadagnare 5” sia meglio restare calmo e risparmiare energie per il futuro. Insomma non è detto che tutti diano il 100%».

Wilko Kelderman, Etna, Giro d'Italia 2020
Kelderman, passista-scalatore, nel 2020 fu il migliore tra gli uomini di classifica sull’Etna
Wilko Kelderman, Etna, Giro d'Italia 2020
Kelderman, passista-scalatore, nel 2020 fu il migliore tra gli uomini di classifica sull’Etna

Non solo Sestola

Infine ci sono da valutare le caratteristiche dell’arrivo. Queste incidono?

«Assolutamente incidono – riprende Cucinotta –  un conto è una salita di 5-6 chilometri e un conto una salita lunga come fu l’Etna l’anno scorso. Sestola, che è lunga circa 4,5 chilometri, ma con pendenze molto impegnative, può strizzare l’occhio al corridore esplosivo anziché allo scalatore puro. Penso ad un Alaphilippe, anche se non è al Giro. Potrebbe essere una salita molto adatta a lui, una salita quasi da Liegi. Oggi ci sono da fare 400 metri di dislivello a occhio e croce si tratta di una scalata che dura 15′-18′ e un corridore può perdere 30”-40”. Mentre in una scalata come quella dell’Etna, primo arrivo in quota dell’anno scorso, se si andava in crisi si potevano perdere anche 2′-3′.

«Quindi Sestola è corta. Per me è più un vero arrivo in salita quello di dopodomani ad Ascoli. Una salita ben più lunga ma anche più pedalabile in cui a ruota si “sta bene” e se non si è al massimo si può camuffare. E’ anche vero però che se è più difficile staccarsi, se lo si fa si perde tanto».