Isaac Del Toro

Del Toro e quel rapportone a Jebel Hafeet. Una riflessione tecnica

23.02.2026
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Forse qualche lettore più esperto ricorderà quando Jan Ullrich, al Giro dell’Emilia 2001, al penultimo passaggio sul San Luca si presentò con un rapportone lunghissimo, quasi da cronometro in pianura. Quel giorno il “Panzer tedesco” stava palesemente allenando la forza in vista del Giro di Lombardia. Ebbene, l’azione di Isaac Del Toro a Jebel Hafeet di qualche giorno fa, per certi versi, ce lo ha ricordato.

Anche il messicano, infatti, mulinava un rapporto a dir poco lungo. E lo ha fatto per tutta la scalata e in particolar modo nell’ultimo chilometro e mezzo, la cui pendenza media era attorno al 4 per cento. Scelta tattica? Caratteristica del corridore? Errore (ammesso che chi vince sbaglia)? Fatto sta che Del Toro, con una potenza impressionante, ha staccato Antonio Tiberi. Anzi, lo ha proprio mandato fuori giri. Si è preso tappa e maglia. E di conseguenza la classifica generale.

Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza
Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza

Il primo affondo

Ma andiamo con ordine e analizziamo la scalata di Del Toro a Jebel Hafeet. Innanzitutto si tratta di una salita che misura 9,2 chilometri al 7,2 per cento, stando ai dati di Veloviewer. Poco più di 10 chilometri al 6,8 per cento se invece si considera anche il falsopiano introduttivo. Strada larga e pendenze non eccessive invitano a spingere rapporti lunghi, anche per avere quella sensazione di “fare velocità”.

Non a caso il ritmo imposto dalla Decathlon-CMA è stato subito fortissimo. E sin dalle prime battute si notava la bella agilità di Tiberi e la cadenza più bassa di Del Toro, ma anche di Adam Yates e Kevin Vermaerke, in pratica i tre della UAE Emirates. E questa cosa subito ci ha fatto riflettere.

Scelta tattica? Preparazione impostata in un certo modo? E’ noto che Yates vada “duro”: è uno scalatore puro e non ha problemi a tenere un certo rapporto. Anche Del Toro sta spesso in piedi con il rapporto lungo, ma altre volte, da seduto, lo abbiamo visto con rpm ben più alte.

Il messicano, invece, ha scelto di fare tutta la scalata con la corona grande: evidentemente si sentiva bene così. “Raccoglieva il rapporto” e, tutto sommato, lo sforzo più intenso era inferiore ai 20’. In pratica poteva permettersi di spendere tanto.

Altra considerazione. Su quella salita, a ruota, si stava benone. I primi salivano ad oltre 20 chilometri orari e, addirittura, al momento dell’attacco Del Toro, per oltre 600 metri, quelli fatti tutti in piedi, ha superato i 30 all’ora, con una punta di 32,6 (dati Velon).

La sua tattica era quella di scattare secco per far prendere aria a Tiberi. E già sul primo attacco ci era quasi riuscito. Antonio, però, bravo, si era accucciato bene alla sua ruota: quando si va oltre i 30 orari, la scia si sente eccome.

Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere
Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere

Il secondo affondo

Nella seconda bordata, però, Del Toro non ha perdonato. Stavolta Tiberi lo ha tenuto per 15”-20”. Poi il laziale ha perso un paio di metri, ha preso un filo d’aria e per lui quei 2,5 chilometri finali si sono trasformati in un piccolo Calvario. Mentre l’altro scappava.

Del Toro intanto era sempre con la moltiplica grande. E quando si è seduto non ha alleggerito il rapporto. E’ rimasto su quello che aveva, segno di una grande forza nelle sue gambe e, dopo la brevissima discesa, ha addirittura buttato giù un dente. Ora noi non conosciamo l’esatta cadenza del messicano, ma certamente era al di sotto delle 70 rpm. A Jebel Mobrah, nel giorno di Tiberi per intenderci, Isaac non era agile, ma neanche così basso di cadenza.

L’imperativo, in quei frangenti così esplosivi, è fare la differenza. Fare velocità, come dicevamo. E per farlo serve potenza, tanta forza. Serviva un’azione violenta. In fin dei conti Del Toro doveva guadagnare circa 20” su Tiberi. Non tanti, ma neanche pochi visto il tipo di salita. Tanto è vero che poi Luke Plapp, salendo più di passo e di certo più avanti di condizione avendo fatto il Tour Down Under al top, ha perso solo 12” da Del Toro. I suoi scatti e lo stare all’aria per gran parte della salita lo hanno fatto spendere di più.

Da nostre fonti sappiamo che Isaac, durante questo inverno, ha lavorato molto sulla forza e sul torque in particolare: quindi forza esplosiva e massima. Probabilmente alla prima gara dell’anno aveva ancora addosso questo imprinting motorio. Prova ne è la vittoria in volata verso Liwa Palace, quando sul falsopiano che portava al traguardo era riuscito a precedere i velocisti. Se ricordate bene, anche Tadej Pogacar lo scorso anno ci provò, ma non ci riuscì.

Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata
Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata

Meglio di Pogacar

Quello che resta è la prova di forza di Del Toro. In ogni senso. Oltre alla forza impressa sui pedali, Isaac ha siglato il record sulla scalata di Jebel Hafeet. Record che apparteneva al compagno Yates, siglato nel 2023, e che il messicano ha migliorato di 38”. Ma il dato ancor più interessante è il confronto con la prima di Pogacar a Jebel Hafeet. Isaac ci ha messo quasi un minuto in meno rispetto allo sloveno. Va anche detto, però, che parliamo del 2020 e sappiamo quanto tecnologia e nutrizione nel frattempo siano migliorate.

Tatticamente Del Toro è stato sempre molto lucido. Dopo quegli 800 metri di attacco, ha recuperato per circa un chilometro. Da dietro erano rientrati anche Gall e Plapp e lui stesso ha detto: «Ho attaccato un istante prima che si riaccodassero perché non volevo che potessero rifiatare e attaccare anche loro». Questo denota anche una certa esperienza o, quantomeno, padronanza della situazione.

Sul finale è stato forte, ma non fortissimo. E infatti lo stesso Del Toro ha detto: «Non è stato il mio giorno migliore. Lo sforzo è stato intenso, ma come mi aveva detto anche Pogacar non mi sono voltato indietro. Ora è il momento di capire che sto lavorando. Sono in una fase di preparazione. E devo capire anche che devo credere sempre di più in me stesso».

Insomma, qui sembra proprio che ci siano ancora margini di miglioramento. Ora però sarà curioso vedere il messicano sulle salite delle prossime gare per capire con che cadenza sceglierà di pedalare e portare l’attacco. Va bene la forza, ma certi rapporti nei Grandi Giri potrebbero non essere sostenibili alla lunga.