Giacomo Garabello è uno dei nutrizionisti più giovani del circus, ma anche uno dei più preparati. Sino a quest’anno era in forza all’Astana-Qazaqstan, dalla prossima stagione invece passerà nella fila della Bora-Hansgrohe, una delle squadre che più si è rinforzata. Anche a livello di staff.
Il ruolo del nutrizionista ormai assume sempre maggiore importanza e in alcuni casi è davvero determinante. E proprio perché è un ruolo così delicato, viene da chiedersi in che modo si approcci al nuovo team e alle sue esigenze. In questo caso, è lo stesso Garabello a spiegarci cosa ha dovuto fare al passaggio fra il team kazako e quello tedesco.
Giacomo, come detto, rivesti un ruolo molto particolare ed importante e stai cambiando squadra. Come funziona: si entra “in punta di piedi” o si fa una rivoluzione?
Premesso che non posso parlare per tutti, ma per me, dico che la prima cosa che faccio quando cambio squadra o arrivo in un nuovo team è quella di raccogliere informazioni. Devo subito capire quali sono le variabili più importanti e conoscere l’ambiente della gestione performance. In Bora, per esempio, siamo tre nutrizionisti e in cinque dello staff performance, quindi prima di arrivare al singolo corridore devo capire nel suo insieme la gestione complessiva della performance.
Quindi nessuna rivoluzione…
Esatto, nessuna rivoluzione. Cerco di capire la filosofia e il metodo di lavoro del nuovo gruppo. Poi inizia la parte pratica. Cioè il lavoro con gli atleti e magari il confronto faccia a faccia con ognuno di loro.
Il primo contatto con i nuovi ragazzi avviene in occasione dei primi training camp?
Anche prima. Voglio scoprire le abitudini del corridore e anche del suo preparatore. In base a come lavorano, cerco d’individuare l’approccio più adeguato per il tipo di atleta.
Hai notato grosse differenze “filosofiche” con l’Astana-Qazaqstan?
Grosse differenze non ce ne sono, in quanto i concetti da applicare sono gli stessi, dalla Jumbo-Visma alla Ineos Grenadiers, dall’Astana alla Bora… Gli aggiornamenti scientifici di alimentazione e supplementazione sono alla portata di tutti, la differenza sta nel “team dietro al team” che mette in atto questi concetti. Bisogna pensare che tra noi nutrizionisti in gruppo parliamo molto, alla fine l’obiettivo è comune: lo sviluppo.
Giacomo abbiamo parlato degli approcci da un punto di vista più ”filosofico” e invece a livello pratico cosa cambia quando si va in un nuovo team? Non so, quante ore lavorate. Quali sono i passaggi del tuo mestiere…
Credo che sia impossibile quantificare le ore di lavoro. E questo sì che lo dico a nome di tutti i nutrizionisti! Non solo perché sono molte, ma perché si va avanti a seconda dei casi, delle situazioni, dell’arrivare ad una conclusione che soddisfi. Poi è necessario far arrivare ai corridori un messaggio comune, che arriva dall’intero staff della performance e puntare su quello. Traducendo tutto questo nella realtà, vuol dire che prima di arrivare ai colloqui faccia a faccia si deve avere chiaro un metodo, un piano di lavoro. Per questo il primo contatto con i ragazzi arriva prima dei ritiri. Dal momento che sono atleti che non conosco, sin da ora cerco di capire le loro abitudini. E in base a ciò che il corridore mi dice e in base ai primi contatti diretti, faccio io la mia proposta.
Come acquisisci i dati?
Faccio fare ai ragazzi una descrizione della loro giornata di allenamento. Adesso per esempio che si fanno le prime sedute di preparazione voglio sapere come si regolano. A quel punto saprò se dovrò fare una proposta di adeguamento o se invece quel corridore va già molto bene. Ricordiamoci che parliamo di professionisti esperti e tutti hanno già una buona base. Qualcuno, come detto, deve adeguarsi. Con altri che magari già fanno le cose per bene s’interviene “sullo 0,1 per cento”, cioè sul dettaglio minimo.
Come raccogli questi feedback? Hai delle schede? Dei moduli?
Più che delle schede alimentari faccio fare un diario. Un diario sulla base di un determinato allenamento. Per esempio se l’atleta fa la distanza, acquisisco il diario della sua giornata alimentare. Se fa una distanza con i lavori, acquisisco il diario di quella giornata.
Quanti atleti segui?
Siamo tre nutrizionisti e quindi un terzo del team, vale a dire 9-10 atleti.
E tra questi c’è anche Roglic?
No, lui no…
Giacomo, sei passato da un team kazako dalla forte impronta italiana ad uno tedesco: si nota il famoso approccio rigido, tipico dei tedeschi appunto?
Le squadre ormai sono tutte ben organizzate e quindi direi di no. Però se parliamo di struttura nel suo insieme, ho notato che ognuno sa di preciso cosa deve fare e tutti hanno la loro voce. Quindi se parliamo di una struttura solida, allora dico sì: c’è l’approccio tedesco.