Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria evoluzione nelle strategie di rifornimento del ciclista di endurance, con un progressivo aumento delle quantità di carboidrati assunte ogni ora fra gel e borracce. Si è arrivati a dosaggi che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente raggiungibili. Rimane però aperta la questione di come aumentare ulteriormente l’energia disponibile durante le gare più lunghe, senza compromettere l’assorbimento e la tollerabilità gastrointestinale.
In questo scenario, il professor George Brooks e Iñigo San Millan, tra i più celebri e influenti esperti al mondo nel campo della fisiologia dell’esercizio e del metabolismo, hanno pensato di aggiungere il lattato al tradizionale mix di carboidrati. Questa è senz’altro un’innovazione che deve essere spiegata meglio, così abbiamo intervistato proprio Iñigo San Millan sulla formulazione di questo nuovo gel al lattato.


Perché aggiungere lattato a un gel di carboidrati?
Da diversi anni studiamo l’ossidazione dei carboidrati e dei grassi per minuto in diversi sport e a diverse intensità e già dieci anni fa consigliavamo ai nostri atleti di assumere 125 grammi di carboidrati all’ora. Oltre questa soglia abbiamo osservato che è difficile andare. Così dal 2019 io e il professor Brooks abbiamo iniziato a lavorare su una formula che permettesse di superare questo limite, aggiungendo una fonte di carbonio che utilizzasse sistemi di trasporto differenti da quelli coinvolti nell’assorbimento del glucosio e del fruttosio.
Con quali esiti?
Sulla base dei suoi studi, che hanno contribuito a dimostrare come il lattato non sia un semplice prodotto di scarto del metabolismo, ma possa essere utilizzato a sua volta come substrato energetico, è nata l’idea di aggiungerlo al mix di carboidrati tradizionali.
Che cosa sappiamo dell’utilizzo del lattato come fonte di energia?
Dagli studi sappiamo che il lattato assunto per via orale può essere ossidato durante l’esercizio più rapidamente rispetto al glucosio e al fruttosio. Tuttavia, come per il glucosio, non è ancora stato possibile quantificare con precisione la percentuale ossidata nel muscolo rispetto a quella assunta.


Quali test sono stati fatti per validare la formula del gel al lattato?
Abbiamo testato il gel soprattutto sui ciclisti, specialmente del UAE Team Emirates, e i feedback sono sempre stati buoni. Non abbiamo fatto studi specifici comparativi in laboratorio, ma ci siamo basati sul razionale fisiologico emerso da oltre cinquant’anni di ricerca sul metabolismo del lattato da parte del professor Brooks. L’idea iniziale era di creare una buona formula, che non desse problemi intestinali e che consentisse di fornire molta energia in poco volume. Poi l’abbiamo testato nel miglior laboratorio del mondo: il Tour de France.
In che modo un test diretto può essere migliore rispetto a uno in laboratorio?
Bisogna considerare che la maggior parte degli studi di integrazione sportiva sono fatti su un gruppo di 8-10 soggetti e che spesso in laboratorio non si riescono a riprodurre fedelmente le condizioni ai quali sono esposti gli atleti sul campo gara. Testare il prodotto su una squadra di venticinque atleti nel quotidiano di una gara a tappe è sicuramente un riscontro interessante.


Avete osservato un miglioramento nelle performance degli atleti? Quali sono stati i loro riscontri?
Bisogna considerare il gel al lattato come una strategia ulteriore di rifornimento, che può essere utile, ma non è la soluzione che garantisce la vittoria. I feedback sono sempre soggettivi, ma in generale gli atleti lo apprezzavano a fine gara quando è difficile bere due borracce per raggiungere la quota di carboidrati ottimale. L’aspetto positivo è che non abbiamo mai riscontrato problemi intestinali. Quindi, il vantaggio offerto da questo gel è la concentrazione dell’energia in poco volume: 90 grammi di carboidrati più 10 grammi di lattato in soli 130 ml.
Come mai 10 grammi di lattato?
Abbiamo scelto di inserire il lattato sotto forma di lattato di sodio, in quanto alcuni trasportatori coinvolti nell’assorbimento del lattato sono sodio-dipendenti. Nonostante stiamo osservando negli atleti una tolleranza a questo minerale superiore a quanto suggerito dalle indicazioni attuali, abbiamo preferito limitarne la quantità nella formulazione. Il risultato è un gel che in 130 ml contiene circa 2 grammi di sodio. Durante il tour gli atleti hanno consumato da 2 a 3 gel di lattato per tappa e non ci sono stati problemi che potessero suggerire un eccesso di sodio.
Il lattato orale può offrire altri benefici nella performance?
Non è ancora provato scientificamente, ma c’è un possibile effetto alcalinizzante del lattato. Oggi sappiamo che il lattato non è responsabile dell’acidosi muscolare, come si riteneva in passato e quello assunto per via orale potrebbe produrre un effetto tampone utile durante la prestazione, ma tutto deve essere ancora dimostrato.


Il conforto di un test
Il gel al lattato di Enervit si presenta quindi come una possibile strategia di integrazione, particolarmente utile nel finale di gara, quando l’intensità è alta e le richieste energetiche sono immediate. Ho avuto modo di testarlo in prima persona durante un’uscita in allenamento. Senza pretendere di giudicarne l’efficacia, posso comunque dire che il gel ha un’ottima consistenza, più densa dell’acqua ma meno di altri gel presenti sul mercato. Il sapore all’arancia è gradevole, anche se molto intenso e persistente.
In conclusione, possiamo dire che i meccanismi fisiologici che giustificano l’aggiunta del lattato al gel energetico sono stati studiati per anni, soprattutto dal professor Brooks. Il razionale è interessante, ma dimostrare che la dose somministrata possa tradursi in un miglioramento della performance è una questione più complessa. Come sottolineato da Iñigo San Millan, che fino a due anni fa è stato l’allenatore di Pogacar, non sarebbe corretto pretendere un livello di rigore scientifico superiore a quello storicamente richiesto per altri substrati, come il glucosio. L’esperienza sul campo offre già indicazioni interessanti sulla praticità e sulla tollerabilità del prodotto. Restano tuttavia necessari studi comparativi specifici per verificarne l’efficacia e quantificare l’eventuale beneficio prestativo.