Le squadre sono vere e proprie aziende. Hanno sponsor tecnici con cui ci confrontano per ottenere il meglio, ma in alcuni casi (molto rari) scendono direttamente in campo e producono da sé quello di cui hanno bisogno. Questo articolo è nato per caso ai mondiali di Zurigo, quando un amico ci ha fatto notare la confezione di un prodotto alimentare con sopra scritto in grande Big Carbo (in apertura Nadia Zuccherelli prepara i rifornimenti per il Giro dell’Emilia). Non abbiamo avuto il tempo di leggere cosa ci fosse scritto, ma abbiamo riconosciuto, sia pure ben stilizzati, i ricci di Laura Martinelli. Il nome non vi è sconosciuto. Martinelli è la nutrizionista del Team Jayco-AlUla, spesso nostra luce guida per quanto riguarda le tematiche legate all’alimentazione. Che cosa ci faceva la sua immagine su quella busta di integratori?
La cosa migliore è stata andare alla fonte e parlando con lei è venuto fuori uno spaccato di vita di squadra che finora non avevamo mai conosciuto. L’unione fra la ricerca, le esigenze degli atleti e, perché no, la necessità di ottimizzare le risorse. Questa è la storia di come il Team Jayco-AlUla abbia iniziato a prodursi da sé gli integratori da sciogliere in acqua, grazie alla competenza della sua nutrizionista, al parere dei corridori e a un laboratorio altamente specializzato.
Cara Laura, buongiorno. Che cosa ci fa la tua immagine sulla confezione di un integratore?
E’ nato un po’ a caso, sono sincera (sorride lei, che è il ritratto della modestia, ndr). In squadra c’era un’esigenza per la quale non si trovava soluzione a livello di prodotti già in commercio. E allora, volendo sintetizzare, ci siamo detti: perché non farcelo da soli? I corridori hanno delle esigenze molto peculiari. Quindi le abbiamo messe insieme alle nostre nozioni. Abbiamo chiesto la collaborazione del dottor Carlo Guardascione, che è il mio responsabile, e il dottor Matteo Beltemacchi, il medico principalmente coinvolto nel progetto. E alla fine abbiamo creato una bevanda. Inizialmente è stato un tentativo quasi per gioco, ma alla fine è piaciuta così tanto, che fondamentalmente ha rimpiazzato tutte le bevande glucidiche della squadra. In pratica con la stessa polvere, cambiando il dosaggio, otteniamo le varie borracce. Le chiamiamo con nomi diversi ma hanno solo concentrazioni differenti: la polvere è sempre quella.
E’ piaciuta davvero a tutti?
Davvero tanto. Inizialmente, anche per tenere i costi sotto controllo, abbiamo fatto un gusto solo e per due anni non si è lamentato nessuno. Quest’anno abbiamo introdotto due gusti nuovi, i due che avete visto a Zurigo: il lime e il thè alla pesca. Non c’è una grande storia dietro questo prodotto, c’è un’idea venuta fuori e poi testata. E poi c’è il solito santo Brent Copeland (team manager della squadra, ndr) che dà l’approvazione. Per cui, davanti a ogni mia idea un po’ strana, mi dà fiducia. E anche questa volta mi ha detto: «Laura, se te la senti conduci il progetto. Realizza questa bevanda, facciamolo». E così l’abbiamo fatta.
Avete realizzato la polvere in collaborazione con uno sponsor tecnico che già c’era oppure con un laboratorio terzo?
Fisicamente la fa un laboratorio belga. E’ lo stesso che realizza i prodotti 6D Sport Nutrition, che è nostro fornitore. Siccome mi serviva un laboratorio di qualità e conoscevamo già loro, gli ho chiesto a chi si affidassero. E loro con grande correttezza ci hanno indirizzato su Medix Laboratoires di Oudenaarde, gli stessi con cui producono loro. Li ho contattati, li ho trovati molto disponibili e abbiamo cominciato. Poi il nostro responsabile di marketing e sponsor, Paul Santen, ha curato l’etichetta e il packaging. A un certo punto ha chiesto chi avesse realizzato la polvere, io ero dietro che mi facevo piccola per non farmi vedere. Invece il dipartimento grafico ha fatto questa proposta e appena Brent l’ha vista, l’ha approvata. Insomma è stato un progetto creativo spontaneo e corale, che sta funzionando.
Come si fa per comporre una polvere che vada bene per tutto? Si parte da qualcosa che già c’era?
No, siamo partiti proprio da una pagina bianca. Devi avere i contatti giusti. Io sono una nutrizionista, non sono una chimica o una farmacista galenica. Ho dei rudimenti di biochimica, ma non ho le competenze per sviluppare in autonomia una bevanda. Però abbiamo trovato un ottimo supporto dal dipartimento ricerca e sviluppo di questo laboratorio belga e noi abbiamo messo il resto. E’ stato complesso, però era un’esigenza talmente sentita, che abbiamo avuto la piena collaborazione dei corridori. Quando sono arrivata in squadra c’erano problematiche gastrointestinali importanti, al punto che alcuni non riuscivano a finire le gare. Era un problema da risolvere e possibilmente in maniera veloce, ma da sola non ce l’avrei mai fatta. Invece con la squadra e il supporto del laboratorio, abbiamo fatto tutto e anche in tempi adeguati.
Un approccio diverso rispetto al nutrizionista che chiede l’intervento dell’azienda sponsor.
Abbiamo fatto da soli. Ho messo su un pezzo di carta quello che volevo che ci fosse e abbiamo avuto il vantaggio non da poco di togliere tutti i fronzoli commerciali. Spesso si leggono ingredienti il cui reale dosaggio è trascurabile, ma dal punto di vista commerciale fa comodo indicarlo. Noi invece abbiamo fatto un prodotto pulito, semplice, con le quattro cose che ci servivano e alla fine la soluzione più semplice è stata quella più funzionale. I corridori sono una vetrina, alla fine è l’amatore che consuma certi prodotti. Lui magari beve 10 borracce a settimana, i nostri corridori invece ne bevono 10 al giorno. Quindi anche dal punto di vista della palatabilità, hanno bisogno di qualcosa di un po’ più delicato. Perché gli stessi prodotti mandati giù ripetutamente possono dare fastidio.
C’è stato qualche corridore in particolare che avete usato come riferimento?
Abbiamo fatto così. Nella fase iniziale, quella embrionale della formulazione, ho mandato un questionario a tutti i corridori, cercando di capire quali fossero esigenze e problemi. Quando poi sono arrivati i primi campioni, abbiamo selezionato un gruppo più eterogeneo possibile. Dallo scalatore all’esperto delle classiche, dall’italiano per esempio allo straniero, perché ovviamente hanno preferenze differenti. E così siamo andati avanti.
L’operazione ha dei costi, ma probabilmente permette alla squadra di risparmiare, no?
Spendiamo un terzo, risparmiamo proprio tanto. Quelli di 6D sono stati molto onesti. Lo abbiamo fatto con la massima trasparenza, con loro non abbiamo alcun vincolo, ma avrebbero potuto metterci i bastoni tra le ruote. Invece ci hanno detto che se ci trovavamo bene, era giusto che andassimo avanti con il nostro progetto. Tenete conto che abbiamo tanti atleti, suddivisi su più squadre, quindi alla fine saranno decine di migliaia di euro risparmiati.
Con il gusto di un prodotto sviluppato su misura…
Anche i massaggiatori hanno dato il loro contributo. A volte capitava che si graffiassero le mani entrando con i misurini nei barattoli di latta. Allora abbiamo fatto una confezione di plastica richiudibile. E alla fine tutti quelli che hanno a che fare con questo prodotto sentono di aver fatto la propria parte. E questo lo trovo molto interessante.