Assos firma l’abbigliamento del Tudor Pro Cycling Team

18.01.2023
3 min
Salva

Assos è il nuovo fornitore per quanto riguarda l’abbigliamento tecnico del Tudor Pro Cycling, la competitiva compagine svizzera di cui Fabian Cancellara è proprietario. In virtù della definizione di questo accordo pluriennale, Assos lavorerà durante l’intera stagione a stretto contatto con tutti i corridori della squadra per raccogliere preziosi feedback tecnici sui prodotti utilizzati, sia in gara che in allenamento, nelle più diverse condizioni ambientali.

L’85% dell’abbigliamento Assos già a disposizione del team è esattamente quanto gli appassionati ciclisti possono trovare disponibile in vendita: la collezione Equipe RS, uno “standard” ma di altissima qualità. Il restante 15% dei capi impiegati rappresenta invece una evoluzione di quello che probabilmente arriverà sul mercato tra qualche tempo, trattandosi il più delle volte di prototipi, di nuove applicazioni, di nuovi componenti, di ultime tecnologie e di tessuti rivoluzionari.

«Ho avuto la fortuna di trascorrere molti anni della mia carriera vestendo Assos – ha affermato Cancellara – e conosco bene, in prima persona, quanto l’azienda sia impegnata a creare il miglior abbigliamento possibile per il ciclismo. I valori di Assos sono anche i nostri e l’abbinamento di questi due bellissimi marchi svizzeri rappresenta davvero una combinazione perfetta».

Si condividono valori comuni

«E’ con grande gioia ed entusiasmo che celebriamo questa nostra unione con il progetto di Fabian Cancellara – ha dichiarato Roche Maier, il Créateur, Brand and Product Chief di Assos – un accordo importante con un vero team pro’ svizzero che vuole essere l’estensione di punta della federazione ciclistica svizzera. Un ambiente ideale per noi per poter sviluppare ulteriormente gli atleti top svizzeri di domani.

«La struttura del team, le persone, il processo e il know-how che Fabian ed i suoi direttori hanno creato per questa squadra è semplicemente ottimale. Ci congratuliamo con Fabian, con l’intero team e con i partner coinvolti per l’iniziativa. Siamo davvero orgogliosi di essere parte di questo progetto, unico ed entusiasmante, per promuovere ulteriormente tra i più giovani e promettenti corridori i vantaggi della bicicletta e dello sport più in generale».

Assos fornirà l’abbigliamento al Tudor Pro Cycling Team per le prossime stagioni
Assos fornirà l’abbigliamento al Tudor Pro Cycling Team per le prossime stagioni

«Siamo estremamente entusiasti – ha ribattuto Edwin Navez, che di Assos è il CEO – di poter supportare lo straordinario progetto che Fabian e il team hanno messo insieme. Noi in Assos abbiamo come obiettivo quello di sviluppare il miglior abbigliamento possibile, aiutando i ciclisti più esigenti a portare le proprie prestazioni ad un livello superiore. Condividiamo la ricerca dell’eccellenza propria del team Tudor, e siamo sicuri che questa squadra abbia risorse importanti per poter vincere ai massimi livelli nel mondo del ciclismo professionistico».

Assos

Cozzi ci porta nel cuore del Tudor Pro Cycling Team

12.01.2023
5 min
Salva

Entrando in contatto con il Tudor Pro Cycling Team, l’impressione è quella di approcciarsi a qualcosa in grande evoluzione. Il team svizzero voluto da Fabian Cancellara entra a far parte delle formazioni professional dopo un apprendistato nella categoria inferiore (dove comunque rimane la diramazione development) ma questa probabilmente è solo una tappa verso un approdo più lontano, chiaramente nella massima serie.

La squadra è stata costruita senza cercare grandissimi nomi e considerando i progetti a medio-lungo termine non sarebbe stato neanche corretto farlo. Si lavora soprattutto sui giovani e si costruisce l’infrastruttura, proprio perché il progetto è ambizioso e a lunga scadenza. Di questo progetto fa parte anche Claudio Cozzi, diesse fuoriuscito dalla Israel Premier Tech e approdato quasi per caso alla formazione elvetica.

Il team al lavoro sulla pista di Ginevra, sede degli allenamenti sulla tecnica (foto Tudor Pro Cycling)
Il team al lavoro sulla pista di Ginevra, sede degli allenamenti sulla tecnica (foto Tudor Pro Cycling)

Solo fino a poche settimane fa, Cozzi aveva altre idee per la testa: «Ero uscito dalla formazione israeliana con l’idea di prendermi un periodo di riposo – dice – da dedicare soprattutto alla soluzione di alcuni problemi di salute. Invece sono stato contattato da Ricardo Scheidecker, il responsabile sportivo del team, che mi ha convinto presentandomi il progetto. Ho trovato un ambiente entusiasta, di quell’entusiasmo contagioso che ti coinvolge. Soprattutto un ambiente nuovo. Non ho mai lavorato alla formazione di giovani talenti e la sfida mi solletica alquanto».

E’ qualcosa di completamente diverso dalla formazione israeliana, anche perché quella aveva un’età media molto più alta.

E’ effettivamente un team molto diverso, basato su corridori di grande esperienza che in passato hanno vinto molto. Avevamo a disposizione atleti già completamente svezzati, un calendario del massimo livello, sfide con i più grandi. Qui si lavora su basi concettuali completamente diverse. Significa rimettersi in gioco, almeno per me.

Il lussemburghese Luc Wirtgen e il francese Alois Charrin. Wirtgen è stato 3° al Tour of Antalya (foto Tudor Pro Cycling)
Il lussemburghese Wirtgen (3° al Tour of Antalya) e il francese Charrin (foto Tudor Pro Cycling)
Che cosa ti ha colpito di più nel tuo approccio con il team elvetico?

La grandissima professionalità, che credo sia il primo ingrediente se si vuole davvero crescere. Abbiamo un management e uno staff dirigenziale davvero molto buono, con tanta voglia di crescere e soprattutto con un’enorme voglia di lavorare. Ci sentiamo costantemente fra noi direttori sportivi: almeno una riunione settimanale per analizzare ognuno dei nostri corridori.

Com’è strutturata la squadra?

Abbiamo 20 corridori nell’organico, con 4 tecnici. C’è una ripartizione fra noi dei vari corridori, cerchiamo di mantenere uniti i vari gruppetti in base ai loro allenatori, tutta gente che ho visto essere estremamente preparata. C’è poi un direttore sportivo che è dedicato esclusivamente alla squadra Devo, per tenere un rapporto di filiera e questo dimostra che i progetti sono proiettati in là nel tempo. E poi c’è Cancellara…

Fabian Cancellara con i suoi ragazzi. Lo svizzero ora vuole puntare sui giovani (foto Tudor Pro Cycling)
Fabian Cancellara con i suoi ragazzi. Lo svizzero ora vuole puntare sui giovani (foto Tudor Pro Cycling)
Si sente la sua impronta nel team?

Enormemente. E’ un leader nato, ha un carisma fortissimo che gli deriva anche dal suo eccezionale palmarés. Sta trasmettendo in tutti quella voglia di vincere che è stata alla base delle sue imprese e non vale solo per i corridori, tutti ne siamo contagiati.

C’è un equilibrio tra il blocco svizzero e quello estero, con corridori di altre 7 Nazioni. La sensazione è che la squadra sia anche uno strumento di crescita del movimento nazionale, un po’ come si vorrebbe in Italia attraverso un team del WorldTour…

E’ così, sin dall’inizio Cancellara è stato chiaro: il progetto era creare un gruppo che consentisse ai ragazzi del suo Paese di seguire le sue orme. Anche per questo il progetto Tudor Pro Cycling è a lungo termine e vuole approdare nel WorldTour, per completare quel cammino che poi sarà a disposizione in primis di tutti i ragazzi svizzeri.

Che impressione hai della squadra, qual è il livello generale?

Molto buono, ci sono giovani ma anche elementi d’esperienza come ad esempio Simon Pellaud, che in Italia è ben conosciuto. Pellaud ma anche altri come Bohli, Kamp, Suter devono essere il collante del team e il riferimento per consentire ai più giovani di crescere e migliorare e soprattutto ambientarsi sempre di più nel ciclismo che conta.

Il 22enne tedesco Mika Heming, molto promettente. Nel 2022 ha colto 2 vittorie e ben 26 top 10 (foto Tudor Pro Cycling)
Il 22enne tedesco Heming: nel 2022 ha colto 2 vittorie e ben 26 top 10 (foto Tudor Pro Cycling)
Quali sono gli elementi più promettenti?

Sarebbe antipatico fare una distinzione, ci sono tanti corridori che possono far bene e anche i più anziani, quelli di cui prima non sono qui solo per pensare agli altri ma anche per trovare le loro occasioni. Se proprio devo fare un nome ricorderei Robin Froidevaux se non altro perché è il campione svizzero in carica e perché viene dalla vittoria nella Serenissima Gravel.

Proprio a proposito di gravel, come viene vista la multidisciplina?

Non c’è una chiusura, anche se chiaramente essere un progetto sul nascere bisogna ancora prendere le misure. L’esempio di Froidevaux è però indicativo, ma bisogna considerare che l’attività su strada è logicamente primaria. Magari qualche altra sortita a fine stagione nel gravel la faremo, per il resto si vedrà con il tempo.

Come un falco sulla preda, Pellaud è di nuovo in corsa

14.12.2022
5 min
Salva

Tanta fatica per (ri)entrare nel WorldTour e poi una firma per venirne fuori: è la storia di Simon Pellaud che con un anno di anticipo sulla scadenza, ha rescisso il contratto con la Trek-Segafredo.

Il forte corridore svizzero-colombiano circa 48 ore fa ha rivelato al pubblico la sua nuova squadra: la Tudor Pro Cycling di Fabian Cancellara. Ed è pronto ad iniziare questa nuova avventura ritrovando l’entusiasmo che lo ha sempre contraddistinto.

Pellaud (classe 1992) correrà le prossime due stagioni con il Tudor Pro Cycling Team, qui la presentazione dei 20 atleti
Pellaud (classe 1992) correrà le prossime due stagioni con il Tudor Pro Cycling Team
Simon, eccoti alla Tudor dunque. Come ci sei arrivato?

Alla fine ho sempre seguito questo progetto che nasce dalla Swiss Race Academy, c’è gente che già conoscevo. Lo seguivo, ma senza pensare di andarci… tanto più da un giorno all’altro.

Spiegaci meglio…

Ho visto questo progetto nascere. Al Tour de Romandie ho visto che sarebbero partiti… e anche bene. Per la Svizzera avere una squadra professional è davvero importante. Ho aiutato alcune persone ad entrarci, un corridore e un paio dello staff, non pensavo a me. Poi durante una delle ultime corse, le cose sono cambiate. Io avevo vissuto la mia stagione più difficile di sempre sia a livello fisico che mentale. Non ho reso bene e quando è così, per di più in una grande squadra, è difficile ritrovare la fiducia da parte della squadra e in te stesso. Così ho parlato con il team e mi hanno detto che se volevo potevo andare via. Era tardi, eravamo al Giro del Lussemburgo (metà settembre, ndr) e lì è successo il tutto con la Tudor.

Cosa significa, Simon, aver perso la fiducia della squadra?

Io non sono un campione, non ho caratteristiche specifiche. E stare vicino agli atleti della Trek-Segafredo che sono tutti campioni e tutti con una loro caratteristica specifica per me è più complicato. Al netto dei tanti problemi fisici, che di certo non mi hanno aiutato, non mi sono trovato io. Ma con staff e corridori tutto okay. E tutto ciò a livello mentale non mi ha dato nulla. Mi sono sentito solo. Quando ho ripreso a stare bene, per tornare in fiducia, avevo solo un paio di gare.

E la stagione era finita…

Esatto. Ci voleva più tempo, più gare da fare con quella condizione. L’avessi avuta non dico in primavera, ma almeno a giugno magari sarei riuscito a salvare qualcosa. Avrei avuto il tempo di dimostrare che possedevo il talento per stare in una squadra importante. E poi devo dire che il progetto Tudor è impressionante. Loro magari lo tengono sin troppo nascosto, ma c’è uno sponsor fortissimo, un staff super, giovani solidi… Magari non vinceremo subito gare WorldTour, ma credo che fra due o tre anni saremmo tra i team più grandi.

Cancellara si vede mai? E’ presente?

Poco. Era a Ginevra nei giorni del primo meeting con i boss dello sponsor. Poi immagino lo rivedremo in gara. Ma lui rispetta il suo ruolo, quello di proprietario e non entra nei meriti tecnici. Non fa né il manager, né il direttore sportivo.

Prima hai parlato delle tue “non caratteristiche” specifiche, in effetti nel ciclismo attuale non è facile. Perché o diventi l’uomo di super fiducia di un Pogacar (che alla Trek non c’era), oppure si fa dura, specie se non sei in forma come è successo a te nel 2022…

E’ più difficile raggiungere i risultati. Immaginate mentalmente senza una buona gamba e senza un tuo terreno, come vivi. Sei lì solo a fare a numero in attesa di staccarti quando apriranno il gas. Non va bene. Io credo che fare gare giuste per il nostro livello mi aiuterà e ci aiuterà come squadra.

Simon è un appassionato di mtb. In estate ha preso parte al Gran Raid, mitica e durissima gara elvetica. Anche in Colombia ci va spesso
Simon è un appassionato di mtb. In estate ha preso parte al Gran Raid, mitica e durissima gara elvetica. Anche in Colombia ci va spesso
Quindi rivedremo il Simon Pellaud che tanto piace al pubblico, con il suo modo aggressivo di correre, con i suoi attacchi?

Mi avevate fatto la stessa domanda in un’altra intervista e lo spero anche io di tornare il “nuovo vecchio Pellaud”! La cosa che mi dà fiducia è che al mondiale mi sono davvero sentito bene. Ho ritrovato certe sensazioni che mi consentono di fare il ciclismo offensivo che piace a me.

E questo buono per affrontare l’inverno…

Esatto, stavo per dire proprio questo. In questo modo sei più tranquillo per fare bene la preparazione, adesso, e le vacanze, prima.

Più o meno conosci il tuo calendario?

Ci sono un paio di possibilità, ma dovrei iniziare da Besseges e Algarve. Poi dovrei tornare in Colombia. Anche questo è molto importante, per me, per il mio equilibrio. Qui ho più libertà nello stare tra Colombia e Svizzera. Tra l’altro in Colombia, a casa mia, ho la possibilità di stare in quota e di allenarmi al caldo.