Il record di Fedrizzi, appena junior e già targato Wanty

24.03.2025
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Tre gare tra gli juniores: 6° al Medaglia d’Oro Sportivi La Rizza, 2° al Memorial Ragnoli e infine trionfatore alla Piccola Liegi delle Bregonze (foto di apertura Photobicicailotto). E’ fragoroso l’esordio di categoria di Brandon Fedrizzi, ma non ci si poteva attendere niente di meno visti i numeri con cui il giovanissimo corridore bolzanino della Petrucci Assali Stefen Makro si è presentato nella nuova stagione.

Fedrizzi nell’ultimo suo anno da allievo ha colto 23 vittorie. Un record. Superando le 22 che alla sua età aveva ottenuto Mathias Vacek, uno che ora è in pianta stabile nel WorldTour e anche con un certo peso. Numeri che non sono passati inosservati nella massima serie tanto che la Wanty Nippo ReUs ci ha già messo le mani sopra e al termine della sua appartenenza alla categoria gli aprirà le porte del suo devo team.

Brandon Fedrizzi, 16 anni da Bolzano. Tra esordienti e allievi ha vinto ben 60 corse
Brandon Fedrizzi, 16 anni da Bolzano. Tra esordienti e allievi ha vinto ben 60 corse

Stradista nel regno della mtb

E’ importante allora andare alla scoperta di questo talento sedicenne, che appare solo agli inizi di un cammino prestigioso: «Ho iniziato da G1 seguendo l’esempio di mio padre che aveva corso fino alla categoria U23. Dalle mie parti regna la mountain bike, io l’ho provata, ma ho subito capito che il mio destino era su strada, seguendo le orme famigliari. C’è più lavoro di squadra e le gare sono più lunghe e io, più passano i chilometri e più mi trovo meglio».

La notizia del tuo approdo così anticipato in un devo team ha sorpreso tutti. Anche te?

La cosa  era in ballo sin dalla passata stagione, so che il mio procuratore Carera aveva già avuto richieste e ha trovato questa confacente al mio percorso di crescita. In questi due anni dovrei rimanere nel team italiano, ma la squadra belga (che come lui ha già messo sotto contratto anche Mattia Proietti Gagliardoni e che attualmente ha Simone Gualdi, ndr) già mi segue con il suo preparatore e nutrizionista, inoltre ho già fatto con loro un paio di ritiri e penso che nel corso dell’anno ci vedremo ancora.

Fedrizzi lo scorso anno ha vinto il titolo italiano allievi davanti a Campagnolo e Padovan (foto Fruzzetti)
Fedrizzi lo scorso anno ha vinto il titolo italiano allievi davanti a Campagnolo e Padovan (foto Fruzzetti)
Il tuo numero di vittorie sorprende anche perché è contornato da tanti piazzamenti, come se anche in te ci fosse quella sete di successo che contraddistingue i campioni come Pogacar…

Ho letto delle sue dichiarazioni, del fatto che se non lotta per vincere si annoia ed è un po’ così anche per me. Qualsiasi sia la gara, il suo valore, io voglio onorarla al meglio, provarci sempre, partire con il massimo obiettivo. Io mi ritengo un passista veloce, che ama le corse ondulate, con salite anche di 2-3 chilometri. Se posso giocarmi la vittoria con un gruppo ristretto, è la mia dimensione ideale.

Ti sei fatto un’idea di quali potrebbero essere, a livello professionistico, le gare che più si adattano a te?

A me piacciono quelle fiamminghe, credo che Fiandre ma anche la Roubaix sarebbero ideali per me e quando le vedo in tv sogno che cosa potrei fare. Per ora mi vedo come corridore da classiche, ma non posso ipotecare il futuro, è troppo presto, devo ancora conoscermi, magari dentro di me c’è anche uno specialista per corse a tappe…

Con gli amici Leoni e Zanolini, tutti e tre approdati al team Petrucci Assali Stefen Makro
Con gli amici Leoni e Zanolini, tutti e tre approdati al team Petrucci Assali Stefen Makro
Come sei arrivato alla Petrucci?

Grazie al mio grande amico Alan Zanolini e a suo padre Cristian, che è il mio meccanico e che ha corso da pro’ ai tempi di Pantani. E’ stato Alan, che ci aveva già corso e con il quale mi alleno abitualmente, che mi ha consigliato di passare junior con loro per imparare e fare un buon calendario. Con lui e Daniele Leoni formiamo un trio di amici e compagni di allenamento, tutti e tre siamo nello stesso team. Dove mi trovo benissimo, ho tanti compagni tutti in grado di vincere, c’è concorrenza fra noi ma anche molta collaborazione per ottenere il massimo.

Vittorioso alla terza gara. Quasi verrebbe da pensare che la vittoria è arrivata tardi…

Io all’inizio non ero tanto fiducioso perché venivo da un’influenza e non mi ero potuto allenare come avrei voluto, ma quella gara aveva un percorso per me ideale e sapevo che, prima del malanno, avevo già una buona forma. La prima salita l’hanno presa forte ma ho tenuto, nell’ultima ho svettato per terzo e poi allo sprint mi sono conquistato la vittoria.

La vittoria di Fedrizzi alla Coppa d’Oro, in maglia tricolore come prima di lui Bagioli, Mozzato e Marcellusi (foto Mosna)
La vittoria di Fedrizzi alla Coppa d’Oro, in maglia tricolore come prima di lui Bagioli, Mozzato e Marcellusi (foto Mosna)
E ora?

Si continua a lavorare, so che la squadra tiene particolarmente alla conquista della maglia tricolore, diciamo che farò in modo di farmi trovare pronto…

Su Fedrizzi abbiamo voluto sentire anche il pensiero di Sandro Dalle Vedove, il suo diesse che si trova nella difficile situazione di gestire un talento già sotto contratto con un grande team estero: «Noi sinceramente speravamo che aspettasse a firmare, ma la situazione è questa. Fedrizzi ha una particolarità: negli ultimi 5 chilometri difficilmente sbaglia, è come una macchina e questo mi ha sorpreso. In tanti anni ne ho visti pochissimi con una tale voglia di primeggiare, poi ha qualità metaboliche e fisiche non comuni. Nella gara precedente ad esempio, ha chiuso 2° perché in volata era rimasto chiuso, ha preso atto e la settimana dopo non ha fatto lo stesso errore».

Al Memorial Ragnoli l’altoatesino aveva sbagliato nel finale, lasciando spazio a Baruzzi (Photors)
Al Memorial Ragnoli l’altoatesino aveva sbagliato nel finale, lasciando spazio a Baruzzi (Photors)
Non hai il timore che però sia già troppo formato per la sua età?

Io credo che abbia ampi margini di miglioramento, pari a quelli fisici, in fin dei conti parliamo sempre di un ragazzino di 16 anni. Inoltre, prima di venire da noi si era sempre allenato a sensazione, solo ora ha cominciato a usare tabelle e cardiofrequenzimetro. Quel che mi piace è che è meticoloso, se gli dici di fare 5 lui lo fa, né più né meno.

I ritiri internazionali hanno influito su questa sua partenza sprint?

Io credo di sì, sia come forma che come consapevolezza. Ma va anche saputo dosare, ad esempio dopo la vittoria alla Piccola Liegi gli abbiamo detto che la domenica dopo non avrebbe corso, perché non bisogna esagerare. Lui vive per il ciclismo: ha anche smesso di studiare per ora, ma so che sta facendo corsi d’inglese per essere pronto alla sua avventura internazionale.

La Intermarché passa ad Hutchinson, il feedback di Colleoni

05.02.2025
5 min
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Da Continental ad Hutchinson, un cambio non da poco in casa Intermarché-Wanty, anche se resta la tecnologia tubeless per gli pneumatici. Quello di Hutchinson è un ritorno ufficiale, ma solo in parte, perché la realtà dei fatti è che la tecnologia delle mescole Hutchinson, delle carcasse e delle strutture delle gomme è mutuata da alcune aziende di pneumatici del settore, per la strada, la mtb e anche nel ciclocross.

Kevin Colleoni al primo ritiro e durante i test con i nuovi materiali (foto @cyclingmedia agency)
Kevin Colleoni al primo ritiro e durante i test con i nuovi materiali (foto @cyclingmedia agency)

Abbiamo chiesto a Kevin Colleoni, uno dei quattro azzurri del team belga con Busatto, Rota e Petilli, cosa sia cambiato in termini di feeling, sensazioni e feedback dopo circa un paio di mesi di utilizzo. E’ ovvio che alle spalle di una sponsorizzazione e fornitura tecnica, nei confronti di un team WorldTour, ci sono delle direzioni di ricerca e sviluppo, marketing e visibilità, ma anche di crescita del marchio sotto molti aspetti. La fornitura diretta di Hutchinson è parte di una strategia ben precisa.

Quando sei entrato in contatto con i nuovi materiali?

A dicembre, durante il primo ritiro ufficiale che è stato anche diverso da altri degli ultimi anni, perché ci hanno presentato i nuovi tubeless. I responsabili di Hutchinson ci hanno messo sul piatto dati, numeri, analisi e abbiamo fatto anche dei veri e propri workshop.

Rispetto alla generazione precedente cambia il design del battistrada e probabilmente anche la mescola (foto @cyclingmedia agency)
Rispetto alla generazione precedente cambia il design del battistrada e probabilmente anche la mescola (foto @cyclingmedia agency)
Da Continental ad Hutchinson, un cambio che non passa inosservato.

Un cambio non da poco, anche noi ci siamo accorti di questo, oltre ad una bici che oggi è equipaggiata full Shimano. Abbiamo i pedali Dura Ace che hanno sostituito i Look.

Torniamo ai tubeless, avete fatto dei test e fornito riscontri fin dal primo ritiro?

Ne abbiamo fatti diversi durante il primo collegiale, conditi da riunioni e dove man mano sono state prese in considerazione delle prove eseguite da laboratori esterni. Test che presumo siano stati fatti prima del ritiro.

Una combo di Hutchinson con le ruote NewMen dai raggi in carbonio (foto @cyclingmedia agency)
Una combo di Hutchinson con le ruote NewMen dai raggi in carbonio (foto @cyclingmedia agency)
Riesci a quantificare un cambio da Continental ad Hutchinson?

La scorrevolezza è praticamente uguale a Continental, a parità di sezione, pressioni e condizioni meteo. In generale molto bene, anche se credo sempre che la prova del nove sia la situazione di gara. Quello che invece ha colpito in modo positivo tutti i corridori del team è un maggiore grip in situazioni di umido e bagnato.

Hai e avete trovato una mescola più morbida?

Sì, esatto. Un aspetto che è stato oggetto di confronto con lo staff tecnico della squadra e di Hutchinson. Proprio per questo motivo siamo al corrente di un consumo maggiore del battistrada, rispetto a Continental. E’ un fattore che non riguarda noi corridori, piuttosto l’azienda ed eventualmente i meccanici, ma al tempo stesso abbiamo un tubeless che ha una super tenuta.

Una tipologia di tubeless per le gare e 3 profili differenti ruote (foto @cyclingmedia agency)
Una tipologia di tubeless per le gare e 3 profili differenti ruote (foto @cyclingmedia agency)
Pneumatici super agili in diverse situazioni?

Agili e scorrevoli a prescindere dalla tipologie di ruote utilizzate, dai profili più alti a quelli bassi.

Il cambio di gomme prevede anche pressioni di esercizio variate?

Di pochissimo, nel senso che con Hutchison rimaniamo più bassi.

Le pressioni sono concordate con il team?

Sì, con delle tolleranze in base al feeling e condizioni delle strade o del meteo. Tutto è concordato con lo staff tecnico e con una sorta di supervisione di Hutchinson che ha dato delle indicazioni per sfruttare al meglio gli pneumatici. Per quanto mi riguarda, rimango sempre tra le 4,5 e 4,7 atmosfere, tra bagnato e asciutto.

In test gomme prototipo per le gare del Nord? Possiamo scommetterci (foto @cyclingmedia agency)
In test gomme prototipo per le gare del Nord? Possiamo scommetterci (foto @cyclingmedia agency)
E’ stato fornito solo un modello, oppure diversi modelli di pneumatici?

Un modello di tubeless specifico per le gare e montato sulle ruote da gara. Con Hutchinson abbiamo, per ora, una sola versione. Con Continental non di rado usavamo i tubeless TT anche per le corse in linea con clima caldo ed asciutto, al posto dei TR. Poi abbiamo una versione Hutchinson più durevole da usare a casa sulla bici da allenamento. Entrambi tubeless.

Sempre tubeless anche in allenamento?

Sempre. Oltre ad una questione legata alla fornitura tecnica c’è anche la volontà del corridore di mantenere lo stesso feeling, per il training e in gara.

I vermicelli e la punta di Effetto Mariposa, nella tasca di Colleoni durante l’allenamento (foto Colleoni)
I vermicelli e la punta di Effetto Mariposa, nella tasca di Colleoni durante l’allenamento (foto Colleoni)
Quando esci in allenamento cosa porti con te, per contrastare eventuali forature e danni alle gomme?

Partiamo dal presupposto che da quando uso i tubeless non ho mai più avuto la necessità di farmi venire a prendere lontano da casa. Direi che non è male. In caso di microforature il liquido chiude e spesso non ci si accorge neppure di aver forato.

E se il buco è più grande?

Ho e abbiamo preso l’abitudine di mettere in tasca i vermicelli (EffettoMariposa, ndr) che ci ha fornito lo sponsor. Nel caso di un taglio, o danno importante con grosse dimensioni, difficile da chiudere con il solo liquido.

Molto buone le sensazioni di scorrevolezza e grip (foto @cyclingmedia agency)
Molto buone le sensazioni di scorrevolezza e grip (foto @cyclingmedia agency)
Come funziona quando devi cambiare e/o integrare un componente che utilizzi in allenamento?

Durante il primo ritiro ci viene data una fornitura che prevede anche un cambio. Parliamo di tubeless, quindi una coppia in uso e una di scorta. Nel caso ci fosse un danno, o il semplice consumo, si chiede al team quando si resta lontano dalle corse per un lungo periodo, oppure si chiede un’integrazione al momento in cui ci trova per le gare.

Per quanto concerne le sezioni?

Larghezza da 28, sempre. Quelli da 30 e oltre solo per le gare del pavé e del Nord in genere.