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Nevegal a Voisard che prima studia… e poi firma autografi

11.06.2021
4 min
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Forse non se lo aspettava neanche lui, Yannis Voisard, di firmare autografi in cima al Nevegal. Una bambina del Velo Club Bassano più coraggiosa dei suoi compagni dalla parte opposta della strada gli chiede la firma sul Garibaldi del Giro U23. I due fanno amicizia e alla fine è lui che chiede il nome a lei!

Lo svizzero si è preso la tappa numero nove, la più difficile. E lo ha fatto con un’azione che è quasi difficile da definire: da finisseur? Da scalatore? Da velocista? Per come ha vinto potrebbero andare bene tutte. Yannis è magrissimo, dopo l’arrivo si butta a terra stremato. Il primo a complimentarsi con lui è Alois Charrin. «Gli ultimi 200 metri non finivano mai», gli dice Voisard mentre sorseggia l’ormai classica lattina di aranciata. Una botta secca a due chilometri dall’arrivo e ciao a tutti.

Colpack e Dsm in testa al gruppo nelle prime fasi (foto Isola Press)
Colpack e Dsm in testa al gruppo nelle prime fasi (foto Isola Press)

Attacco programmato

Ma Voisard non è nuovo al Giro U23, era qui anche lo scorso anno. E anche lo scorso anno fece bene, finendo sesto nella generale. Dopo stasera è settimo. E’ uomo di fondo. Esce alla distanza. Ed è uno di quei classe 1998 che ha beneficiato della “proroga Covid” che consente la partecipazione degli “U24”.

«Oggi è stata durissima – racconta Voisard con un sorriso grosso così – Questa mattina avevamo programmato l’attacco. Abbiamo pensato di fare come ieri, cercando di entrare nella grande fuga ritenendo fosse buono anche per la generale. Era importante provarci. Abbiamo tentato sul primo colle (il Passo Valles, ndr) ma non andava perché dietro la Colpack pedalava forte. A quel punto ho deciso di starmene tranquillo in gruppo per risparmiare le forze per il finale. Ed è andata bene.

«Nel primo passaggio sul Nevegal ho studiato bene la salita. L’ho trovata subito interessante perché andava su a strappi ed era importante trovare il momento giusto per l’attacco».

Yannis Voisard (svizzero) vince la Cavalese-Nevegal, alle sue spalle Ayuso e Tobias Johannessen (foto Isola Press)
Yannis Voisard (svizzero) vince la Cavalese-Nevegal (foto Isola Press)

Leggero ma potente

Voisard è molto disponibile. A chi gli chiede se e con chi passerà professionista lui glissa, ma di certo un atleta così non resterà a secco. Almeno si spera…

«Per ora – dice lo svizzero – voglio fare bene nelle prossime gare: intanto mi aspettano il campionato nazionale la prossima settimana e il Tour de Savoie-Mont Blanc, che è una gran bella corsa per gli scalatori, e poi un po’ di riposo. Tornerò a Lenzerheide per l’altura a metà luglio».

Scalatore sì, ma Yannis è anche potente. E quando glielo facciamo notare lui annuisce con il capo. Su una salita del genere non si vince solo perché si è magri e filiformi come lui. Il Nevegal, almeno dal versante affrontato dalla corsa, non è una salita da scalatori puri, specie in un arrivo tanto tirato. Yannis viene dalla regione del Jura, ovest della Svizzera e lì le grandi montagne non mancano, quindi di salite se ne intende. E si è visto. 

«Mi piacciono le salite così irregolari. Perché sono potente? Negli allenamenti uso spesso la bici da crono, ma faccio anche degli sprint: in questo momento è importante essere il più completi possibile. E c’è da lavorare molto. Specie a crono».

Edoardo Sandri del Cycling Team Friuli è stato il primo italiano all’arrivo della nona tappa, quinto posto per lui
Edoardo Sandri (Cycling Team Friuli) è stato il primo italiano all’arrivo della nona tappa, quinto

Livello stellare

«Ho partecipato anche al Giro d’Italia dello scorso anno – continua Voisard – ma quest’anno credo che il livello sia più alto. Più alto nel suo complesso, non solo Ayuso (che oggi è anche scivolato ed ha forato, ndr), ma ci sono tanti corridori molto forti. Noi l’anno scorso siamo riusciti a correre prima del Giro ed era un vantaggio, avevamo fatto qualche gara in Svizzera. Quest’anno invece tutti sembrano super motivati e super allenati e di conseguenza il livello ne risente. E poi anche il percorso è più complesso: duro e con due tappe in più e questo conta molto, specie per quel che riguarda il recupero. No, non è stato facile quest’anno».

Prima di lasciarlo andare alle premiazioni gli chiediamo se ha un mito, se si ispira a qualche campione. Ci pensa un po’ e poi spara forte: «Mi piaceva Alberto Contador per il suo stile e il suo modo così offensivo di correre».