Chiara Consonni, Simone Consonni, montaggio

Chiara e Simone, fratelli Consonni: pianeti diversi

Giada Gambino
01.01.2021
8 min
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Simone è a Montichiari per allenarsi con la nazionale su pista. Mentre aspettiamo che partecipi alla videochiamata, Chiara, che invece si trova a casa con la madre, racconta quanta neve sia caduta a Ponte San Pietro; ha fatto anche qualche storia divertente sul suo profilo Instagram mentre ci gioca, mostrandosi «sempre senza filtri, io al 100%». Nel ciclismo che conta ci sono spesso fratelli e fratelli, raramente fratello e sorella. I due Consonni sono completamente diversi: uno è un po’ più saggio, l’altra è più “pazza”; entrambi, però, sono avvolti da tanta simpatia. Andiamo a conoscerli…

Elia Viviani, SImone Consonni, mondiali Berlino 2020
Elia Viviani, Simone Consonni, madison ai mondiali Berlino 2020
Elia Viviani, SImone Consonni, mondiali Berlino 2020
Viviani, Consonni, madison ai mondiali Berlino 2020

Cosa invidi dell’altro?

Chiara: «L’essere attento al minimo dettaglio per raggiungere i suoi obiettivi. In bici gli invidio tanto la costanza, una qualità che un po’ mi manca».

Simone: «La stessa caratteristica, sopra e giù dalla bici, è la sua spensieratezza nell’affrontare le cose. Prende tutto come viene, alla leggera, cosa che io non riesco mai a fare. Qualche volta bisognerebbe buttarsi come fa lei».

Chiara Consonni, Bergamo 2020 (foto Instagram)
Quanta neve a Ponte San Pietro, l’ideale per giocare un po’ (foto Instagram)
Chiara Consonni, Bergamo 2020 (foto Instagram)
Neve a Ponte San Pietro, tempo di giocare (foto Instagram)

Cosa non sopporti?

Chiara: «Il fatto che sia un po’ troppo permaloso» (cerca lo sguardo del fratello poi scoppia a ridere).

Simone: «Beh…».

Chiara: «Prepariamoci alla lista!» (ride).

Simone: «Non ha regole. O meglio, se c’è una regola fa di tutto per infrangerla. E’ troppo ribelle!».

Chiara sorella di Simone o viceversa?

Chiara: «No… Io la sorella di Simone. Da lui ho imparato tanto, è il mio fratello maggiore ed è un punto di riferimento, la persona più importante della mia vita. Quindi sono io sua sorella: non per i risultati, però per tutto il resto sì».

Simone: «In tutti questi anni sia come persone che come atleti ci siamo ritagliati il nostro spazio, la nostra personalità. La figura di nessuno dei due è succube dell’altra: lei è Chiara e io sono Simone. Nessuno è il fratello dell’altro».

Simone Consonni, Hamilton 2015
Simone secondo a Hamilton 2015: rimpianto per uno scatto fatto troppo tardi?
Simone Consonni, Hamilton 2015
Simone a Hamilton 2015, argento che fa ancora male

Se dovessi scegliere tra pista e strada?

Chiara: «Mamma mia…».

Simone: «Dai rispondo prima io. Pista, completamente pista. Sono innamorato di questa specialità. Ho iniziato da junior e la marcia in più è sicuramente il gruppo. Sembra una frase fatta, ma non lo è: siamo una famiglia! Andiamo in vacanza insieme, andiamo a far serata insieme. E quando si va a correre con ragazzi che sono veri amici, si nota la differenza. Io voglio davvero bene ai miei compagni di nazionale e questo è difficile da trasportare in strada. L’emozione, ad esempio, nel vedere Pippo vincere le medaglie in pista è unica, noi siamo sempre lì a tifare lui. Quando io faccio l’omnium sono tutti lì a fare il tifo per me, quando Liam Bertazzo fa la corsa a punti siamo tutti lì a tifare lui. L’affiatamento che c’è in pista è qualcosa di unico. E quindi, il cuore mi fa e mi farà sempre scegliere la pista».

Chiara: «Devo rispondere io? Non ci ho pensato ancora – ride – quello che dice Simo è vero, però anche con le mie compagne della Valcar sono molto legata. Siamo amiche, condividiamo tante cose, ci conosciamo fin da quando eravamo piccoline e questo è, senza dubbio, un punto a favore per rendere anche in gara. Scegliere è dura! Se scelgo la pista, ci sarà sempre qualcosa che la strada mi dà in più e viceversa».

Chiara Consonni, Martina Fidanza, europei U23 madison, 2020
Chiara Consonni, Martina Fidanza, oro nella madison agli europei U23 2020
Chiara Consonni, Martina Fidanza, europei U23 madison, 2020
Consonni-Fidanza, oro europeo 2020 madison U23

Da piccoli litigavate spesso?

Simone: «Abbiamo sempre avuto alti e bassi, ci siamo scontrati più volte e ci scontriamo ancora parecchio. Probabilmente la colpa è della nostra personalità completamente opposta».

Chiara: «Sì, la penso come lui».

Simone: «Eh no! Avevamo detto che doveva rispondere prima lei, lo sapevo che andava a finire così: dice che ho ragione io e non parla…» ( un sorriso iniziale, si trasforma in una burrascosa risata generale).

Se l’altro non facesse il ciclista…

Simone: «Pam pam pam…» ( in sottofondo, cerca di creare suspense, ndr).

Chiara: «Il geometra! No, no! Non riesco ad immaginarlo come geometra. Sinceramente non ci avevo mai pensato, forse… il panettiere! (ride, ndr). Perché i genitori della sua ragazza hanno un panificio».
Simone: «Lei sicuramente farebbe un lavoro che si sta espandendo molto: la fashion blogger. Cosa che, in parte, fa già!» ( ride ).

Simone Consonni, compagna Alice, Monselice, Giro d'Italia 2020
Simone Consonni con la compagna Alice, al traguardo di Monselice al Giro 2020 (foto Instagram)
Simone Consonni, compagna Alice, Monselice, Giro d'Italia 2020
Simone con la compagna Alice (Monselice), Giro 2020 (foto Instagram)

Tokyo 2021 su pista…

Chiara: «Per me è un sogno. Prima era un’utopia, adesso pian piano sta diventando sempre più una realtà vicina a me».

Simone: «Tokyo 20-21 è una novità! Doveva essere Tokyo 20-20, quindi spero innanzitutto che si possa concretizzare. Detto ciò… sarebbe l’atto finale di un libro che abbiamo iniziato a scrivere tanti anni fa (la voce e gli occhi si colmano d’emozione, ndr). E’ da quando sono junior che faccio quartetti, che do l’anima per questo gruppo, per questa nazionale, per questa specialità e spero di poterlo far diventare la pagina più importante della mia vita e della mia carriera d’atleta».

In casa seguivano più Chiara o Simone?

Chiara: «Tutte le cose che io dovevo ancora fare, lui le aveva già fatte e le aveva fatte bene. E’ stato un punto di riferimento ma, a volte, non nascondo che ero un po’ gelosa. Se c’era da scegliere chi andare a vedere quando gareggiavamo lo stesso giorno in posti diversi… molto spesso sceglievano di andare da lui. Forse perché le sue gare erano sempre più vicine (ride, ndr). Però, naturalmente, mi hanno sempre aiutata a fare tutti i sacrifici e devo molto anche a loro».

Simone: «Ho sempre avuto chiaro il fatto che il ciclismo potesse essere il mio lavoro; quindi, anche grazie al mio carattere, sono sempre stato più concentrato sulla bici. I miei genitori mi hanno spronato di meno, perché ero già convinto di diventare un professionista. Mia sorella è sempre stata un po’ titubante. Se c’era da uscire una volta in più e allenarsi una volta in meno, andava bene. Cosa anche giusta, quando si è giovani è meglio dedicare una giornata in più agli amici piuttosto che all’allenamento. La mia famiglia, però, guardando questi atteggiamenti, si è preoccupata di più per lei. Perché, comunque sia, lo sport arricchisce sempre una ragazzina. La differenza sta anche nel fatto che fino a qualche anno fa erano davvero poche le ragazze che riuscivano a vivere di ciclismo. Ora fortunatamente, le cose stanno cambiando. Sicuramente siamo stati fortunati, dal momento che fin dalle categorie giovanili non ci hanno mai assillato con il ciclismo. Ci hanno lasciato i nostri spazi e questo ci ha fatto bene. Mentre adesso vedo padri che rovinano i propri figli».

Chiara Consonni, Livigno 2020 (foto Instagram)
Novembre 2020, Chiara a Livigno: champagne… (foto Instagram)
Chiara Consonni, Livigno 2020 (foto Instagram)
Novembre 2020, Chiara e champagne… (foto Instagram)

Come vivono a casa il vostro successo?

Simone: «Rispondo prima io, questa è difficile – ride – e la metti in difficoltà. Nella nostra famiglia non c’è mai stato un ciclista, per tutti era il nostro hobby. Vedere che nel nostro piccolo siamo riusciti a crearci il nostro personaggio da atleta, ha fatto contenti anche loro. Li vedo sempre molto orgogliosi ed è bello sapere che apprezzino ciò che siamo riusciti a fare».

Chiara: «Entrare nel mondo del ciclismo e spiegarlo agli zii o alla nonna, che non avevano completamente idea, è stato bello. Vedere soprattutto che, poi, hanno iniziato ad interessarsi a ciò che facevamo è qualcosa di unico”.

Cosa vedi nel suo futuro?

Chiara: «Mio fratello può diventare davvero qualcuno e glielo auguro con tutto il cuore. Spero che un giorno diventi un grande campione perché ha la testa, le qualità e le caratteristiche per esserlo. E’ un punto di riferimento per me; si è fatto da solo ed è quello che sto cercando di fare anch’io. E’ importantissimo diventare qualcuno solo per merito delle proprie forze, senza essere ricordato come il “figlio di..”. Costruire da zero quello che si sta facendo è essenziale».

Simone: «Un bivio, che è semplicemente nelle sue mani. Come dicono a scuola “Suo figlio ha le capacità, ma non si applica” (ridiamo, ndr). Lei è padrona del suo futuro, se decide di fare una cosa e di impegnarsi… allora riesce. E’ tutto solo nelle sue mani».

Tifosi Simone Consonni, tricolore crono 2017, Asti
I tifosi di Simone lo seguono ogni volta che si può. Qui al tricolore crono 2017 ad Asti
Tifosi Simone Consonni, tricolore crono 2017, Asti
Per Simone, tifosi speciali. Qui al tricolore crono 2017, Asti

Un momento divertente passato insieme?

Simone: «Visto che io sono il maggiore e che abbiamo un fratello più piccolo, quando eravamo ragazzini, mi piaceva farli, come dire… “Litigare” (suggerisce la madre, ndr). Mi divertiva. Io facevo l’arbitro e loro la lotta» (ridiamo).

Il suo risultato più bello?

Chiara: «Anche se so che mi ammazzerà perché non se lo vuole ricordare, il secondo posto al mondial U23 di Richmond. Mi ricordo ancora che io e mia madre eravamo incollate alla televisione, urlavamo come delle pazze e piangevamo. E’ stato un momento davvero emozionante. E’ un ricordo che ho sempre impresso nella mia mente».

Simone: «Le tante vittorie in pista, ma forse un po’ di più la quinta tappa della Boels Ladies Tour. Ha fatto più show rispondendo all’intervista in inglese, che in corsa stessa» (ride).

Chiara Consonni 2020 (foto Instagram)
Chiara, ultimo sole 2020, prima della zona rossa e dell’inverno (foto Instagram)
Chiara Consonni 2020 (foto Instagram)
Ultimo sole 2020, prima della zona rossa (foto Instagram)

Chi è il tuo idolo?

Simone: «Non ne ho uno, da piccolo non sono mai stato appassionato di ciclismo. Però se penso ad un ciclista sensazionale, che spero un giorno di riuscire ad eguagliare… è un po’ imbarazzante (ride e il suo viso diventa leggermente rosso, ndr). E’ una persona che spesso nomino, ma adesso l’ho come compagno di squadra alla Cofidis e in questo momento è proprio accanto a me… Beh, se ti devo proprio dire il nome: Elia Viviani (si gira a guardarlo, ndr). L’ho sempre visto correre in pista, vincere tante medaglie; dopo la vittoria a Rio e i tanti altri successi, penso sia lui la persona a cui mi ispiro».

Chiara: «Anch’io non ho seguito il ciclismo da piccolina. Potrei dire quindi… mio fratello (ride, ndr). No dai… un’atleta che davvero ammiro è la Bastianelli. Negli ultimi anni è come se fosse stata un po’ una mamma; avendo una bambina è più sensibile per certe cose e cerca sempre di aiutarti. Vorrei diventare come lei, perché non è semplice riuscire ad avere una bella famiglia e continuare ad avere una carriera sportiva di un certo livello, senza trascurare né l’uno né l’altro».

Roberto Damiani

Damiani aiutaci a capire questo Viviani

22.09.2020
3 min
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Roberto Damiani era al Tour sull’ammiraglia di Elia Viviani ed ha avuto tutto il tempo di osservarlo e riflettere con lui sulla strada che dalla Francia lo avrebbe portato al Giro d’Italia. La trasferta non è andata come il veronese avrebbe voluto e, a ben vedere, è stata l’intera ripresa post Covid a non aver dato le risposte giuste.

«E questa sicuramente – spiega Damiani a bici.PRO – è stata la prima valutazione che abbiamo fatto. Elia ha sempre corso parecchio e ha fatto le cose migliori dopo un grande Giro. Per questo eravamo in Francia a stringere i denti, sperando che tutto quel masticare sarebbe servito per il Giro».

Elia Viviani, Tour de France 2020
In difficoltà sulle salite del Tour, ha stretto i denti fino a Parigi
Elia Viviani, Tour de France 2020
In difficoltà sulle salite del Tour, ha stretto i denti fino a Parigi

Scelte tecniche impopolari

Fra i motivi di disagio di Viviani, l’assenza di Fabio Sabatini ha inciso molto sulla sua tranquillità negli sprint. La Cofidis aveva deciso di affiancare degli uomini di qualità a Guillaume Martin e l’ultimo uomo del treno è stato sacrificato. Viviani ha compreso, non ne è stato entusiasta, ma da professionista ha fatto buon viso a cattivo gioco.

«Ma è chiaro – prosegue Damiani – che questa assenza ha ridotto il suo potenziale e le sue certezze in volata, in un 2020 in cui l’assenza di vittorie ha tolto qualche sicurezza. Non avere un treno da seguire è un fattore decisivo. Gli ho chiesto più di una volta quanto gli mancasse Morkov. Gli bastava guardare la sua ruota e lanciarsi quando lui si spostava. Elia ha i suoi schemi e perderli fa la differenza. E poi l’anno in più porta via la sfrontatezza dei bei tempi, la condizione non ottimale fa sì che il rischio sembri più un pericolo che un’occasione. Al Giro ci aspettiamo tutti qualcosa di meglio. Al Giro avrà tutto il suo treno».

Il doppio impegno di Consonni

Il lombardo ha concluso il Tour del debutto in buone condizioni, per cui l’impiego al Giro che inizialmente era soltanto un’ipotesi è diventato realtà.

«Perché Consonni ha recuperato bene – spiega Damiani – e soprattutto non è detto che i reduci dal Tour faranno il Giro per finirlo. Fisseremo una riga e quando l’avremo superata, decideremo di giorno in giorno. E’ meglio riuscire a gestire la fatica che mollare per sfinimento.

«Simone si è rivelato un ottimo corridore. E’ molto cresciuto e soprattutto è una persona onesta. Davanti alla condizione imperfetta di Viviani, avrebbe potuto voler fare la sua corsa, invece non c’è mai stata una spaccatura. Il terzo posto nel giorno del suo compleanno a Lione, Elia si era già chiamato fuori. E’ stato di un’onestà esemplare, tanto che nella tappa dello sterrato, si è rialzato, lo ha aspettato e hanno fatto la salita insieme».

Elia Viviani
Agli Europei su pista del 2019 ad Apeldoorn, Viviani ha vinto l’oro nell’eliminazione
Elia Viviani
Agli Europei su pista del 2019 ad Apeldoorn, Viviani ha vinto l’oro nell’eliminazione

La tensione del campione olimpico

Si sbaglierebbe a credere che il campione di Rio 2016 abbia vissuto il Tour con serenità, anche se il clima che ha respirato attorno a sé lo ha infine tranquillizzato.

«Ma all’inizio della corsa – ancora Damiani – era parecchio teso, molto in discussone con se stesso. Elia è il tipo che non si adagia sulle vittorie, fatta una, via la prossima. Ma è rimasto stupito nel sentire la fiducia della squadra, che non lo ha mai discusso e anzi lo ha coinvolto in ragionamenti sul mercato. Lo stesso Laporte, che nel 2019 ha vinto nove corse, ha sempre detto che sarebbe venuto al Tour per aiutare Viviani. Ed è stato di parola».

La strada insomma è ripida, ma non impossibile. Dopo il Giro, l’inverno che conduce alle Olimpiadi non ha ancora una forma. Hanno ragionato appena un po’ sull’ipotesi di andare al Tour Down Under per iniziare, ma nessuno alla fine di settembre avrebbe avuto voglia di guardare oltre. Per il futuro c’è tempo. Non troppo, a dire il vero… 

Simone Consonni, Elia Viviani, Tour Down Under 2020

Consonni al Giro: il Tour de France non basta

21.09.2020
5 min
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Simone Consonni ha debuttato al Tour de France ottenendo un buon terzo posto nella 14ª tappa vincendo la volata di gruppo (davanti c’era una fuga a due). Ma soprattutto è uscito dalla Grande Boucle con delle buone gambe. Per questo lo stiamo vedendo sulle strade del Giro d’Italia.

Ciao Simone, raccontaci la tua prima avventura al Tour…

Tutti mi dicevano che avrei visto una corsa incredibile, con tantissima gente, una festa ogni giorno. Chiaramente non è stato così per i motivi che conosciamo. Gli esperti mi hanno detto che non ho visto il vero Tour. Nonostante tutto l’importanza assoluta di questa corsa si è avvertita lo stesso. Poi sarà che sono in un team francese, la Cofidis, per cui il Tour de France è la corsa dell’anno. Per noi è stato un mondiale di 21 giorni. Siamo stati competitivi, ma purtroppo non siamo riusciti a vincere una tappa.

Simone Consonni (al centro) terzo nella Clermont Ferrand – Lione
Consonni (al centro) terzo a Lione
E tu sei quello che ci è andato più vicino…

In realtà Jesus Herrada ha colto un secondo posto, poi c’è il mio terzo, tra l’altro nel giorno del mio compleanno. Dispiace perché siamo sempre entrati nelle fughe o abbiamo corso davanti.

Quel giorno eri tu il capitano?

No, non era stata programmata la mia volata. A metà tappa c’era una salita di 10 chilometri e la Bora-Hansgrohe ha iniziato a tirare forte per far fuori i velocisti puri in favore di Sagan. Viviani si è staccato mentre io sono stato l’ultimo che è riuscito a restare agganciato al gruppo di testa. Solo dopo ho saputo che Elia non c’era e così mi sono giocato le mie carte.

Hai parlato dell’importanza e della grandezza del Tour de France, hai notato differenze anche nel modo di correre?

Sul piano tattico no, però il livello è impressionante. Nelle tappe da fuga cercava di scappare gente come Alaphilippe, Van Avermaet, Lutsenko… e quando sono questi nomi che fanno la corsa e tu sei un velocista in giornata no, rischi di restare solo a inizio corsa. E a quel punto vai a casa.

Fa impressione sentirti dire: «Noi velocisti». Hai vinto un italiano U23 che era piuttosto duro…

Ma quella durezza di percorso è il minimo tra i pro’ per non arrivare in volata. Chi è velocista puro tra i dilettanti, tra i grandi fa davvero fatica ad arrivare al traguardo. Al Tour de France ci sono state tappe velocisti con 3.000 metri di dislivello. Se ne fai una così tra gli under arrivano in dieci. Non a caso io sono andato più forte dei miei standard. La sera analizzando i dati ho visto che ho fatto dei personal best. E tutto questo per restare attaccato al gruppetto!

Hai mai avuto paura di finire fuori tempo massimo?

No perché il gruppetto era sempre grosso, anche di 70 corridori, però ci sono stati giorni in cui tenerlo è stato duro. Ricordo la tappa con quelle tre salite lunghe, quella con arrivo al Col de la Loze. Mi sono staccato al primo chilometro della Madeleine e da quel momento fino alla fine sono stato al limite. E’ stata una sofferenza davvero brutta.

E come hai fatto a tenere duro tutti quei chilometri. C’era qualcuno con te: compagni, ammiraglia?

No, eravamo senza ammiraglia. Una era con Guillame Martin e una con Herrada che era in fuga. Io ero con Viviani. Nessuno parlava. Solo nei tornanti ci lanciavamo delle occhiate per darci coraggio. La consolazione era che anche gli altri faticavano. Quei momenti sono delicati anche di testa. Non puoi permetterti nessun black out neanche per 500 metri, perché se ti stacchi in quel punto dal gruppetto sei fuori. Dietro, non si vede dalle telecamere, ma quando si può si va forte. Pensate che nella valle dopo la Madeleine, tutta in falsopiano, c’erano 50-60 corridori che giravano in doppia fila. In alcuni momenti il gruppetto recuperava persino sulla testa della corsa. Quindi se resti solo perdi anche più di un minuto a chilometro.

Tour de France 2021, Viviani e Consonni verso Col de la Loze
Consonni sul Col de Loze al Tour de France 2021
A proposito di Viviani, eravate in camera insieme? Elia ti ha dato dei consigli?

A volte ero con lui, a volte da solo, dipendeva dagli hotel, ma per tutto il resto del tempo in corsa e fuori siamo stati vicini. Il nostro rapporto era già buono, ma dopo il Tour si è cementato ancora di più. Più che consigli veri e propri la sera prima delle tappe in cui sarebbe potuta arrivare la volata mi chiamava per studiare il finale.

Ti aspettavi che Sam Bennet potesse rompere l’egemonia verde di Sagan dopo sette anni?

Sinceramente no. Al termine della seconda settimana era quello che tra i velocisti faceva più fatica, era finito. Poi invece dopo il secondo giorno di riposo è risorto. Succede nei velociti durante un grande Giro.

E tu come ne sei uscito? E hai perso peso?

Solo un chilo, ma perché sono partito già bello tirato: sapevo cosa mi aspettava. E ne sono uscito bene tutto sommato. Affaticato, stanco, ma non sfinito. Per questo mi hanno portato al Giro. Mi hanno detto: “Vediamo come va e semmai andiamo al Giro”. Sono rientrato il lunedì mattina dalla Francia, ho fatto un’oretta di agilità perché ne sentivo il bisogno e poi ho staccato tre giorni totali, più la domenica successiva. Ho fatto solo qualche richiamo di forza e di medio in salita prima del Giro.

Come mai niente volate? Non si perde brillantezza in questi casi?

Ma io non devo vincere le volate e poi per adesso l’obiettivo è quello di migliorare il fondo e la resistenza. Poi non vorrei essere un velocista puro, per dirla tutta. Ho provato fare gli sprint di gruppo, ma può andarmi bene una volta su venti, meglio quelli con qualche sprinter puro in meno.

Pogacar scorta Consonni alla Volta Algarve 2019
Pogacar scorta Consonni alla Volta Algarve 2019
Ultima domanda: l’anno scorso eri nella Uae con Tadej Pogacar, cosa ci dici di questo giovane sloveno?

Ero con lui nella Volta Algarve, sua terza gara da professionista, non lo conoscevo. Pensate, nella prima tappa lui era il mio uomo, quello che doveva proteggermi, portarmi avanti. Ci riuscì benissimo e rimasi colpito della sua abilità anche nel sapersi infilare tra i buchi nonostante non avesse una stazza grossa. E poi faceva le cose con facilità e infatti vinse la frazione successiva e la classifica generale. Di lui mi ha stupito soprattutto l’aspetto umano: fa le cose con una naturalezza tremenda. Non sente la pressione.

E del suo exploit?

Al Tour de France il giorno della crono ha fatto un numero. Alla fine Roglic ha perso 20” da Tom Dumoulin a crono e ci sta, ma il vero valore della prestazione di Pogacar va fatto con Richard Carapaz. Lui era in lotta per la maglia a pois e fino all’imbocco della salita è andato a spasso, ciò nonostante Tadej gli ha rifilato 1’20” solo sulla salita.