Valentino Sciotti

Sciotti, il ciclismo costa poco e rende bene

10.10.2020
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Valentino Sciotti, il signor Vini Fantini, si aggira per le partenze e fra i pullman come nel giardino di casa. I suoi marchi sono sulla maglia di Israel Startup Nation e Vini Zabù-Ktm. E il prossimo anno, se tutto va come pensa, i Vini Fantini saranno anche sulla maglia di Chris Froome. Impossibile non fregarsi le mani. Un po’ perché il ciclismo è la sua grande passione. Ma soprattutto perché tra i soldi spesi e quelli ricavati, il rapporto è così vantaggioso da chiedersi come mai anche altri non si precipitino sulla torta a due ruote.

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Al Giro d’Italia del 2019, la vittoria di Damiano Cima a Santa Maria di Sala
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Al Giro d’Italia del 2019, la vittoria di Damiano Cima a Santa Maria di Sala
Perché si investe sul ciclismo?

Sia per passione sia per tornaconto. Ma di sicuro è l’investimento che rende di più a livello sportivo. In termini di costo/contatto sono i soldi spesi meglio.

C’è differenza fra la resa di una professional e di una WorldTour?

Hanno entrambi dei ritorni molto buoni. I numeri sono diversi e il tipo di esposizione è diverso. Quindi l’uno o l’altro, ciascuno nel suo, non fa un’immensa differenza.

Quanto rende partecipare al Tour de France?

Se tu pensi che una gara come il Tour raggiunge più di un miliardo di persone e tu vendi un bene di largo consumo, che si presta ad essere consumato da una platea molto ampia, capisci bene che davvero non ci sia un investimento che abbia un costo più basso.

Ci sono termini concreti di riscontro?

Io ho aperto parecchi mercati grazie al ciclismo. Ho aperto la Turchia, ne ho aperti tanti in Sudamerica. In Belize non mi volevano nemmeno ricevere perché il mio interlocutore era in campagna elettorale. Ma appena ha letto il nome Fantini, ha chiesto alla segretaria di informarsi se fosse quello del ciclismo.

E quando lei ha detto di sì?

Il tipo è arrivato di persona, si è presentato. E ha cominciato a dire: «Io sono un fan, sono un appassionato». Si è girato verso la segretaria e ha detto: «Questi vini li voglio dentro».

Da sponsor, c’è una vittoria che le è rimasta dentro?

Sull’Etna c’è andato vicino Visconti, ma sicuramente quella dell’anno scorso di Damiano Cima. E’ stato un giorno da prendersi l’infarto.

Dispiaciuto di non avere più una squadra tutta sua?

Non ho rimpianti. Lo sponsor deve fare lo sponsor, il team manager il team manager e via dicendo. Io ho altre preoccupazioni. Devo dare il 100 per cento di me stesso per il resto. Arriverà Froome? Penso di sì, si deciderà a breve.

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Yates: Algeri svela il mistero del 2019

04.10.2020
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Incontro per caso con Vittorio Algeri, tecnico della Mitchelton-Scott, alla partenza della tappa di Alcamo. L’imminente arrivo di Agrigento un paio di anni fa avrebbe solleticato la fantasia del suo Simon Yates. Ricordate il Giro vinto poi da Froome? Yates annichilì tutti nelle prime due settimane, poi iniziò a vacillare e alla fine venne spinto giù dalla classifica proprio da Chris e dalla sua impresa sul Colle delle Finestre.

Simon abbozzò, Vittorio fece la sua analisi. Digerirono la sconfitta, poi Yates andò alla Vuelta e la vinse. Salvò la stagione, ma nelle sue gambe rimase un carico di fatica che avrebbe dovuto smaltire. Tuttavia non lo fece.

Simon_Yates_Giro2020
Nella tappa di Agrigento, adattissima a lui, è rimasto coperto dietro i compagni
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Nella tappa di Agrigento, adattissima a lui, è rimasto coperto dietro i compagni

«Dopo allora – dice Algeri – Yates ha cambiato preparatore. Quando un corridore fa una stagione così impegnativa, poi deve avere il tempo di recuperare. Il corpo umano non è inesauribile. Invece a gennaio era già a tutta, pronto a lavorare per trovare più resistenza nelle tre settimane. Il guaio è che se fai certi lavori su un organismo fresco, la condizione migliora. Se lo fai su un ragazzo già in crisi, ottieni il risultato opposto».

Yates: esplosività a rischio

Si spiega così l’opaco 2019 del fenomenale Simon Yates, dice Algeri, che lo scorso anno iniziò il Giro con il secondo posto nella crono di Bologna. Poi sparì dai piani alti. Ricomparve a Courmayeur, con un secondo posto. Poi l’indomani a Como, con il terzo. Ma da uno così ti aspettavi la vittoria, invece alla fine chiuse con l’ottavo posto. Poi andò al Tour. Vinse la tappa di Bagneres de Bigorre e quella di Foix, ma chiuse la classifica al 49° posto.

«Dal 2018 – prosegue Algeri – abbiamo fatto tesoro di tante esperienze. Ci siamo resi conto delle forze che abbiamo sprecato e capito che se si punta alla terza settimana, nelle prime due è bene stare tranquilli. Per cui, unitamente al cambio di preparatore, Yates ha capito anche di doversi nascondere. A Bologna l’anno scorso si è salvato, perché le doti di esplosività le ha sempre avute. Eppure, con quel tipo di lavoro, stava perdendo anche quelle. Era necessario fermarsi e ripartire. Quello che abbiamo fatto».