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Protocollo “alte temperature”: il punto con Salvato

07.02.2024
4 min
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Come promesso a dicembre, in occasione dei mondiali di cross di Tabor, l’UCI ha ratificato  un nuovo protocollo per le condizioni meteorologiche estreme. Ma forse sarebbe meglio parlare di una nuova appendice. Un’estensione dovuta ai cambiamenti climatici e in particolare al surriscaldamento globale. Non a caso, questo supplemento si chiama “alte temperature”.

Fa sempre più caldo, lo vediamo costantemente sulla nostra pelle. Magari chi vive in pianura con l’alta pressione di questi giorni se ne è reso conto meno. Tuttavia bastava salire qualche centinaio di metri, in collina, per scoprire che era primavera. Zero termico a quote elevatissime, come dovrebbe accadere a luglio. Giusto due giorni fa sul Monviso, a 3.800 metri, c’erano 5 gradi. E siamo a inizio febbraio.

Caldo e acqua, sempre più spesso si vedono scene così. Qui, Pogacar al Tour
Caldo e acqua, sempre più spesso si vedono scene così. Qui, Pogacar al Tour

Cosa cambia

E così l’UCI ha ampliato l’Extreme Weather Protocol con un’appendice speciale per temperature estremamente elevate, il cosiddetto protocollo “alte temperature” appunto.

«Nei prossimi anni – si legge nel comunicato – sempre più gare saranno organizzate in condizioni climatiche molto difficili. E questo non farà altro che aumentare il rischio di incidenti dovuti al caldo».

Il nuovo protocollo prevede la creazione di cinque diverse zone termiche: bianca, verde, gialla, arancione e rossa. 

Vengono suggerite numerose possibili misure, come spostare la zona di partenza in un luogo ombreggiato. Consegnare bevande fredde e ghiaccio alle squadre durante la corsa. Avere più moto con bottiglie d’acqua. Modificare l’orario di partenza ed eventualmente neutralizzare alcune parti della competizione.

Qui però scatta la discussione: «Si tratta di raccomandazioni – chiarisce l’UCI – perché la responsabilità della decisione spetta sempre al gruppo di lavoro competente», insomma all’organizzatore.

Cristian Salvato (classe 1971) ex corridore, è oggi presidente dell’Accpi
Cristian Salvato (classe 1971) ex corridore, è oggi presidente dell’Accpi

Parola a Salvato

A questo punto abbiamo chiesto il parere di Cristian Salvato, presidente dell’Accpi, con il quale tra l’altro avevamo toccato questo tasto già in passato. Lo avevamo fatto alla partenza del campionato italiano in Puglia del 2022, quando sotto un sole ad oltre 35 gradi già alle 9,30 del mattino partì una corsa rovente, durante la quale si toccarono i 43 gradi.

«Già all’epoca in Puglia – spiega Salvato – parlai di possibili cambi di orario di partenza. Ma il problema, come sempre, e ribadisco come sempre, è che servono regole univoche. Limiti certi. Numeri. E in base a quei limiti si stabilisce se partire o no. Altrimenti ogni volta ci troviamo a discutere con giudici, organizzatori, atleti…

«Se ci sono 2 gradi con pioggia gelata e il regolamento dice che da 3 gradi in giù non si può correre, non si corre. Se ce ne sono 5 si parte. Stop. Noi da tempo invochiamo regolare chiare. Anche per il vento, per esempio, non c’è un limite fissato. Nella vela esiste: oltre un certo numero di nodi non si gareggia. Sembra una cosa banale, ma è una faticaccia da mettere in atto».

Salvato insiste soprattutto sul discorso del freddo, quello per cui sono sempre nate le maggiori dispute. E i recenti casi del Giro d’Italia ne sono un esempio.

«Un vecchio adagio ciclistico – va avanti Salvato – dice: meglio sudare che tremare. Non ho mai sentito grosse lamentele rispetto al gran caldo. E’ soprattutto sul freddo che bisogna concentrarsi. Poi è chiaro che si deve prestare attenzione anche al caldo». 

Staff sempre più corposi e maggiori mezzi: i corridori hanno un costante apporto di acqua e ghiaccio anche da terra oltre che dall’ammiraglia
I corridori hanno un costante apporto di acqua e ghiaccio anche da terra oltre che dall’ammiraglia

Intervento banale?

Con Salvato si passa poi ad un commento degli interventi del protocollo “alte temperature”. Interventi che chiaramente, Cristian non giudica sbagliati, ma che forse a ben pensare rischiano di essere più di facciata che concreti. Almeno per il ciclismo ai più alti livelli.

Quando si parla di cercare location di partenze ombreggiate o più fresche, la chiosa di Salvato è semplice quanto ficcante: «Sì, okay partenze al fresco, ma oggi i corridori sono sul bus fino all’ultimo e lì c’è l’aria condizionata impostata alla temperatura ideale. Scendono per firmare e poi ritornano al bus o partono. In alternativa ci sono le aree hospitality che sono ombreggiate.

«E lo stesso vale per una moto in più per l’acqua. Oggi i corridori, con tutti i rifornimenti a terra che ci sono, non hanno problemi di approvvigionamento di acqua. Poi è chiaro che una moto in più non darebbe fastidio a nessuno. Non ce li vedo lamentarsi per questo».