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La prima di Vergallito. La scelta era stata giusta

05.06.2023
5 min
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Primi mesi da professionista per Luca Vergallito e i risultati cominciano ad arrivare. Risultati utili per togliere quel velo di scetticismo che aveva coperto il suo ingaggio all’Alpecin Deceuninck (squadra Development) in virtù della vittoria nel concorso Zwift, esattamente come prima di lui aveva fatto Jay Vine. I commenti social tesi allo scetticismo ormai sono parte del passato, perché il venticinquenne milanese inizia a mostrare di che pasta è fatto.

Sesto alla Fleche Ardennaise e 15° al Giro di Norvegia, poi l’acuto all’Oberosterreich Rundfarth, prova a tappe austriaca dove in un sol colpo ha conquistato tappa finale e classifica generale, da vero “bandito” com’è il suo soprannome nel mondo delle due ruote. E’ il momento giusto per fare il punto della situazione, considerando che chi corre in una squadra devo è sempre soggetto a vincoli, come l’impossibilità a confrontarsi con i migliori nelle prove WorldTour.

Vergallito solo al traguardo, battuto lo spagnolo Carda, secondo in classifica a 1″, 3° Messmer (AUT) a 9″
Vergallito solo al traguardo, battuto lo spagnolo Carda, secondo in classifica a 1″, 3° Messmer (AUT) a 9″

«E’ stato tutto come mi aspettavo – racconta Vergallito di ritorno dall’Austria – mi trovo in una squadra molto ben organizzata dove gli atleti sono seguiti bene, sia dal punto di vista dell’allenamento che da quello logistico per le trasferte, esattamente quello che ci si aspetta da una formazione WorldTour (Vergallito è tesserato con il Development Team, ndr), quindi diciamo che le aspettative sono state rispettate».

Tu avevi messo un po’ da parte le tue aspirazioni ciclistiche prima del concorso, che ciclismo hai ritrovato?

E’ un ciclismo diverso, questo è indubbio. Io avevo gareggiato fino alla categoria under 23, era un modo di correre più anarchico con prove più nervose, qui invece c’è un copione che di regola viene rispettato. Nelle prove che ho fatto, il gruppo gestisce la fuga iniziale e poi ci si gioca quasi sempre la corsa nelle fasi finali, come si vede in televisione. Nelle categorie inferiori c’è molta più confusione nello svolgimento.

Vergallito aveva chiuso la sua carriera nel 2017, ora la ripresa grazie al concorso Zwift
Vergallito aveva chiuso la sua carriera nel 2017, ora la ripresa grazie al concorso Zwift
In Austria hai fatto saltare il banco nell’ultima tappa. Com’è andata?

Si è deciso tutto sull’ultima salita, di 10 chilometri, eravamo una decina davanti compreso il leader della classifica, il belga Timo Kielich che aveva vinto le ultime due tappe. Gli austriaci hanno fatto un gran ritmo e si è fatta selezione, poi ai -4 è partito lo spagnolo Oscar Cabedo Carda e mi sono accodato, per poi partire a mia volta a due chilometri dalla conclusione mantenendo sempre qualche metro di vantaggio. Alla fine ho scoperto che avevo recuperato tutto il distacco delle prime tappe facendo bottino pieno.

Rispetto agli inizi dell’anno sei andato sempre in crescendo. In squadra ti hanno dato un ruolo definito o si cambia in base alla gara?

Per ora ho ancora poche esperienze, ho corso ancora abbastanza poco e non saprei dare una risposta chiara. Molto dipende comunque da qual è la gara, da come ci si presenta, il profilo altimetrico, la forma raggiunta in quel periodo… Io ho iniziato in aprile con il Circuito delle Ardenne dove avevamo un paio di ragazzi messi bene in classifica e ho lavorato per loro. La Fleche era una corsa molto dura, inizialmente avevamo altre punte ma poi la corsa si è messa in modo che potevo giocarmi le mie carte e ho chiuso nel gruppetto davanti.

Il milanese si sta ambientando, ritagliandosi spazi sempre più importanti
Il milanese si sta ambientando, ritagliandosi spazi sempre più importanti
Con Van Der Poel hai mai corso?

No, abbiamo calendari diversi visto che come appartenente al Team Devo non posso fare gare del massimo circuito ma è chiaro che la squadra è improntata su di lui su uno schema definito. Comunque prima delle gare si decide con il direttore sportivo che cosa fare, come impostare la corsa e su chi puntare e si va avanti sul quel piano.

Tu hai corso il Giro di Norvegia che, fra quelle extra WT è una delle più importanti, che corsa è stata per te?

Intanto era la mia prima esperienza con la squadra maggiore, un po’ particolare perché praticamente il cronoprologo del primo giorno ha delineato la classifica senza che poi ci fossero grandi cambiamenti. La seconda tappa è stata accorciata per maltempo ed era la più dura, le altre invece non erano così selettive. Io mi sono trovato bene, una prova che mi ha soddisfatto e mi ha dato fiducia al di là del piazzamento. La cosa che mi ha fatto più piacere e vedere che con la prima squadra mi trovo bene e riesco a muovermi a mio agio in contesti sempre più grandi e qualificati.

Al Tour of Norway l’italiano è stato il migliore in classifica del team, pur lavorando per le volate di Planckaert
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Il fatto di aver scelto il concorso Zwift, aver fatto quella scelta è stata quella giusta, una svolta nella tua vita?

Per adesso sì. Sono felice di quello che sto facendo e di come la mia vita è cambiata e stia cambiando, è un po’ tutto da scoprire, un anno fa non avrei pensato di essere qui a girare il mondo in bicicletta con un team professionistico. Il sogno si è avverato, ora è una realtà.