Tadej Pogacar

Sola e Swart. Forza e intensità: Pogacar può crescere ancora

12.01.2026
5 min
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BENIDORM (Spagna) – Puntualmente come ormai accade da qualche anno ecco che dopo aver parlato con i corridori scendono in campo loro, Javier Sola e Jeroen Swart, rispettivamente preparatore di Tadej Pogacar ed head of performance della UAE Emirates. Sono i due preparatori più attesi, ricercati e avvolti dal mistero se vogliamo, grazie ai grandi trionfi dello sloveno e al modo in cui li ottiene.

Una volta si pensava subito in modo sospetto, oggi invece (per fortuna) si cerca di capire e scovare quali metodologie di lavoro si usano. E per metodologie, come ci hanno fatto capire i due tecnici stessi, non si tratta solo di tabelle da svolgere in sella, ma preparazione a secco, nutrizione, integrazione in gara, materiali. Ormai l’atleta in corsa è il risultato di un “pacchetto” a 360 gradi (in apertura foto Fizza).

Tadej Pogacar
Per Sola gran parte del miglioramento di Pogacar è dovuto al lavoro a secco (foto Facebook)
Tadej Pogacar
Per Sola gran parte del miglioramento di Pogacar è dovuto al lavoro a secco (foto Facebook)

Non solo in bici

E’ nella struttura di allenamento quotidiano che emerge la prima grande differenza rispetto a quanto finora percepito dal grande pubblico che si chiede sempre come fa Pogacar a fare certi attacchi, come fa a fare fughe di 100 chilometri o giù di lì da solo.

«Il lavoro di forza e condizionamento fuori dalla bici – spiega Sola – non è un accessorio ma un pilastro centrale della programmazione. Tutto è preparazione. E’ soprattutto grazie al lavoro fatto sulla forza che nel 2025 è migliorato. Questo gli ha anche consentito di migliorare la sua conformazione corporea». Tradotto, una piccola percentuale di massa magra in più: meno grasso, più muscolo.

«Non ci sono rischi nei suoi attacchi solitari” perché la potenza e la resistenza derivano da basi costruite con anni di lavoro specifico. Il concetto di equilibrio tra resistenza aerobica e forza muscolare è essenziale per sostenere gli sforzi prolungati in salita, nelle cronometro e nelle transizioni di gara. E in questo Tadej è fortissimo, ma è qualcosa che abbiamo costruito e che stiamo costruendo negli anni. Mettiamoci poi che lui diventa sempre più esperto. E la sua efficienza aumenta, lo abbiamo visto soprattutto a crono».

«Quest’anno continueremo a lavorare sulla forza e l’alta intensità», ha aggiunto Sola. Poi è anche vero che durante gli allenamenti in Spagna, più di qualche volta Pogacar è rientrato un’ora dopo gli altri. La cara vecchia base aerobica insomma non è mancata.

Tadej Pogacar
Sola (a sinistra) e Swart, i due esponenti del settore tecnico della UAE Emirates
Tadej Pogacar
Sola (a sinistra) e Swart, i due esponenti del settore tecnico della UAE Emirates

Quali margini?

E poi c’è il tema che ha tenuto banco a Benidorm, vale a dire i margini di Tadej Pogacar. Ne ha ancora? Ha toccato l’apice? E’ addirittura in una fase discendente? Quest’ultima opzione, da quel che abbiamo visto anche nei recenti KOM stabiliti su Strava (che contano fino ad un certo punto, ovviamente) e da quel che ci dicono tecnici e compagni, è l’ipotesi meno probabile. Ma è chiaro che la sua crescita non sarà infinita.

«Tadej – dice Sola – ha dei margini. Pogacar non ha ancora raggiunto il limite assoluto delle sue possibilità. E’ ancora possibile aumentare forza e intensità senza compromettere la gestione dello sforzo complessivo. Ma non chiedetemi quanto sia questo margine perché non ho la sfera di cristallo».

«Non si tratta di rivoluzione – ha detto Swart – né di aggiungere volume di lavoro, ma di ottimizzazione continua: incrementare piccoli ma significativi aspetti della performance per trasformare il già eccellente in straordinario. Certo che non è facile, bisogna trovare quell’equilibrio dinamico tra sforzi al limite e capacità di recupero che permette di sostenere attacchi prolungati e di ripetere esplosioni di potenza nelle giornate più dure. Probabilmente ancora non conosciamo davvero il limite reale di Tadej».

Questa incertezza ci lascia riflettere. Forse non lo sanno davvero, ma è certamente uno spunto geniale dal punto di vista degli stimoli. Non solo per l’atleta, ma anche per l’intero staff. «L’obiettivo dichiarato è rendere il corridore non solo più forte, ma più intelligente nella gestione delle energie, capace di adattarsi alle diverse fasi di corsa con precisione strategica. Non si tratta solo di watt».

Da quello che emerge è come se lo sloveno lavorasse “a comparti stagni”, lasciateci passare questa espressione. Parte aerobica e lavori ad alta intensità: cicli dell’uno e cicli dell’altra. E tutto sommato sono aspetti che potrebbe realizzare bene, alla fine Pogacar ha un calendario ben dipanato e poco fitto per numeri di giorni di corsa. «Vogliamo una comprensione più profonda delle reazioni fisiologiche complessive – dicono i due tecnici – consentendo così di spingere i limiti personali senza però esporre il corridore a rischi inutili».

Tadej Pogacar, Enervit
Secondo Swart (e come ci dice sempre Pino Toni) l’utilizzo sapiente dei carbo ha rivoluzionato il fronte delle prestazioni
Tadej Pogacar, Enervit
Secondo Swart (e come ci dice sempre Pino Toni) l’utilizzo sapiente dei carbo ha rivoluzionato il fronte delle prestazioni

Nutrizione, integrazione e tecnologia

E’ un altro pezzo del puzzle: nutrizione e integrazione durante le gare non sono più aspetti secondari, ma componenti integrate del progetto prestazione totale. Nel corso delle discussioni Swart e Sola hanno chiarito come ogni sforzo fisico sia pianificato in stretta connessione con ciò che il corridore assume, fra alimentazione e integrazione, prima, durante e dopo la competizione.

«L’intento – dice Swart – è sempre quello di mantenere l’omeostasi energetica (cioè la capacità del corpo di mantenere un equilibrio dinamico tra l’energia assunta e quella consumata, ndr), il più possibile stabile, evitando i cosiddetti “buchi” metabolici che possono compromettere il rendimento nel finale. Dieci anni fa assumere 60 grammi di carboidrati l’ora sembrava impossibile, oggi i 120 sono la prassi». Detta in parole poverissime, l’alimentazione gioca un ruolo cruciale nel rendimento di Pogacar, e non solo lui chiaramente, in particolare la gestione dei carboidrati. La UAE è un laboratorio continuo.

E stando in tema di integrazione sempre Swart ci ha tenuto a sottolineare che la UAE Emirates non utilizza più la tecnica di respirazione artificiale del monossido di carbonio. Quasi una risposta, allora preventiva, a quel che ha detto l’MPCC qualche giorno fa.

E qui torniamo a quanto detto all’inizio. Non si tratta solo di tabelle quando si parla di preparazione. Per farlo, la squadra si avvale di strumenti tecnologici avanzati per monitorare in tempo reale parametri come glicemia, risposta alla fatica e variabili biometriche individuali. Materiali e attrezzature entrano in gioco a completare questo quadro: biciclette, componenti e indumenti sono scelti non solo per la leggerezza o l’aerodinamica, ma per come contribuiscono al comfort e all’efficienza del gesto atletico.

«Non si tratta più solo di pedalare forte – dice Swart – ma di farlo con la massima coesione di sistema. La nutrizione, quindi, è calibrata con precisione: fonti di carboidrati a rilascio graduale, elettroliti per l’equilibrio idrico, e integrazioni mirate nei momenti topici della tappa e degli allenamenti. L’allenamento ad alta intensità (che richiede molti carboidrati, ndr) è stato un ambito che ha registrato una grande evoluzione in termini di ricerca nell’ultimo anno e noi l’abbiamo colto bene».

Ancora una volta tutto ciò ci dice come il ciclismo professionistico sia divenuto ormai una scienza della performance, dove ogni variabile è misurata, analizzata e ottimizzata per produrre il massimo risultato.

Javier Sola-Jeroen Swart: il punto su Tadej con i due coach

12.12.2024
8 min
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BENIDORM (Spagna) – Un anno per parlare con Javier Sola. Ogni tentativo precedente di fare qualche domanda al nuovo allenatore di Pogacar è stato respinto con la promessa di un incontro al primo ritiro. Per questo quando lo spagnolo viene a sedersi assieme a Jeroen Swart, il coordinatore della performance, la curiosità è tanta. Al coach spetta il compito di farci capire in che modo hanno lavorato per dare allo sloveno il margine di strapotere che non aveva dodici mesi fa.

Javier Sola ha 38 anni e, rispetto alla foto sul sito della UAE Emirates, ha tagliato la barba. Parla in inglese e solo a tratti cede alla tentazione di rispondere in spagnolo agli spagnoli. Il suo compito è dimostrare che non è successo nulla di eccezionale e che qui l’unica eccezionalità sia costituita dal campione.

«Secondo me avrebbe anche potuto fare anche la Vuelta – inizia per dare al discorso il giusto ritmo – e sarebbe andato anche bene. Ma forse non sarebbe stato funzionale al suo sviluppo e all’obiettivo di vincere il mondiale. Non so se ci sarà un tentativo di questo tipo, di certo non il prossimo anno».

Il discorso va avanti a due voci, con la conferma di una sensazione che avevamo da tempo. Il Pogacar visto fino al 2023 non aveva raggiunto né cercato il suo limite. Non aveva gambe scavate, né la profondita nel lavoro dei suoi rivali. I tecnici si confrontano e completano l’uno le frasi dell’altro, anche se alla fine si guarderanno bene dall’entrare nei dettagli. Mandare avanti la preparazione di una squadra così grande è già di per sé stimolante, avere a che fare con la grandezza di Pogacar deve essere un viaggio straordinario. Si comincia con Javier.

Secondo Javier Sola, Pogacar avrebbe potuto puntare anche sulla Vuelta e andare bene
Secondo Javier Sola, Pogacar avrebbe potuto puntare anche sulla Vuelta e andare bene
Abbiamo visto alcune prestazioni incredibili da parte di Tadej in questa stagione. Puoi dire quali sono stati i principali cambiamenti mentali, fisiologici e nella sua preparazione?

Non abbiamo fatto grandi cambiamenti, in realtà. Dobbiamo seguire una linea, ma ovviamente Tadej ha il suo background. Fondamentalmente abbiamo incrementato gli allenamenti sulla forza, inoltre ha migliorato la sua composizione corporea rispetto agli altri anni. Inoltre ha lavorato di più con la bici da cronometro quest’anno, puntando anche più sull’intensità.

Tutto questo giustifica un simile miglioramento?

Tadej ha un anno di più e sta facendo esperienza. Abbiamo valutato che fosse il momento di provare a spingere un po’ verso l’alto. Abbiamo lavorato sulla forza in bici, ma anche fuori dalla bici. Abbiamo fatto lavori di intensità e penso che possa ancora migliorare, ma non posso prevedere quanto e dove. Non ho la sfera di cristallo. Lavoriamo tutti i giorni e cerchiamo di porci degli obiettivi ogni anno, per mantenerci motivati. Solo così potremo capire il range di miglioramento. Ovviamente la cosa più importante è che sia ancora motivato per continuare a migliorare e vincere.

Cosa hai imparato su Tadej in questo primo anno di lavoro insieme?

Che è super rilassato, è molto umile, un gran lavoratore. Questo è Tadej, il miglior corridore del mondo.

Ci sono dei fronti su cui concentrare il miglioramento?

Penso che possa progredire ancora sul fronte della forza, quindi ora ci stiamo concentrando su questo, anche un po’ di più rispetto all’anno scorso. In più pensando alle corse a tappe cercheremo di fare un po’ più di intensità, cercando di capire se possa gestire un carico superiore e così progredire ancora. Questo è un processo che cerchiamo di aumentare ogni anno.

E’ vero che la Zona 2 di Tadej è così alta da uguagliare la Zona 3 degli altri?

Parlare della Zona 2 di Tadej e confrontarla con gli altri è giusto fino a un certo punto. Più è alta la soglia aerobica e più in proporzione si alza tutto il resto. Quando Tadej è stato ospite del podcast di Peter Attia, si è parlato di 280-300 watt in Zona 2. Come per qualunque mortale, si tratta del 75 per cento della soglia, basta fare il calcolo. E quando la soglia si alza, il resto la segue in proporzione.

Sola e Swart hanno spiegato senza grandi dettagli la preparazione svolta da Pogacar per migliorare
Sola e Swart hanno spiegato senza grandi dettagli la preparazione svolta da Pogacar per migliorare

La parola a Swart

Finora Swart è restato in silenzio, annuendo alle risposte del collega. Ma quando è Sola a interpellarlo perché dica qualcosa sugli ultimi concetti, anche il sudafricano dimostra di avere utili argomenti. Il prossimo anno compirà 50 anni, arriva da Cape Town ed è nel team emiratino dai primi anni.

«Ogni anno – spiega – le squadre fanno passi avanti in termini di incremento della qualità del lavoro e della scienza che introducono nella loro preparazione. Stanno migliorando la nutrizione e anche i materiali. Ogni anno dobbiamo valutare quello che facciamo e vedere dove ci sono ancora aree in cui possiamo migliorare. Lo facciamo su base annuale e fortunatamente durante il 2023 ci sono stati alcuni passaggi chiave, che ci hanno permesso di intervenire nella preparazione del 2024. La squadra è andata bene con tutti i corridori, non solo con Tadej, quindi penso che sia importante concentrarsi su tutti».

C’è stato nel caso di Tadej un fattore decisivo per il miglioramento?

Non c’è un elemento specifico, ci sono varie sfaccettature. Javier ha menzionato l’allenamento sulla forza. Diciamo che monitoriamo quella che chiamiamo la produzione media di coppia massima per tutti i corridori. Così facendo, abbiamo potuto vedere che nell’espressione della potenza c’erano alcune carenze anche per Tadej. Siamo intervenuti e questo ha portato qualche piccolo vantaggio. Poi c’è la nutrizione, che negli ultimi 10 anni si è evoluta enormemente.

Tadej ha ammesso di aver faticato per adattarsi alle tabelle del nutrizionista.

Prima tutti consumavano 60 grammi di carboidrati all’ora e pensavano di essere vicini al limite massimo. Oggi lo standard è di 110-120 grammi e questo significa che il carburante a disposizione dei corridori è molto maggiore. Ce ne accorgiamo dalla capacità complessiva degli atleti di fare sforzi ad alta intensità per periodi molto più lunghi. Allo stesso modo, analizzando l’andamento delle gare, abbiamo puntato sull’allenamento con il calore, una grande area su cui si è fatta tanta ricerca. Nell’ultimo anno ci sono state dozzine di articoli praticamente solo in quella sfera. E quindi abbiamo implementato anche questo con successo».

Doppia borraccia al via di tappa, con i carboidrati in base alle indicazioni del nutrizionista
Doppia borraccia al via di tappa, con i carboidrati in base alle indicazioni del nutrizionista
Pogacar è davvero un’eccezione?

Ci sarebbero anche altri atleti del suo livello, ma non producono le stesse prestazioni perché non hanno l’intero spettro di quella capacità. Per essere una superstar che capita una volta nella vita, come Federer, Nadal o Tadej, devi possedere l’intera gamma e non tutti ce l’hanno. Se si combina il super talento naturale con il duro lavoro, i risultati arrivano. Se tralasci un aspetto, non raggiungerai lo stesso livello. Forse avrai delle vittorie, ma non diventerai una superstar globale come Tadej.

L’UCI di recente ha chiesto alla Wada di vietare l’uso del monossido di carbonio.

La respirazione con il monossido di carbonio è una tecnica convalidata da 20 anni e utilizzata da alpinisti, sportivi di resistenza e atleti di tutto il mondo per misurare la massa dell’emoglobina quando si recano in quota. Negli ultimi sette anni abbiamo ottenuto degli ottimi benefici grazie ai ritiri in altura, ma non c’era modo di quantificare i miglioramenti in modo chiaro se non misurando la massa dell’emoglobina. Così due anni fa abbiamo deciso di valutare se i nostri corridori stessero migliorando o meno rispetto alle nostre aspettative.

Come è andata a finire?

Abbiamo condotto per 18 mesi uno studio e valutato la massa dell’emoglobina usando la respirazione del monossido di carbonio, che ha una tecnica molto standardizzata con attrezzature molto specifiche. Il processo ormai è terminato e i risultati mostrano che i training camp in altura sono molto adatti ai nostri corridori, quindi non abbiamo bisogno né intenzione di andare avanti. Mentre penso che siano stati scritti articoli piuttosto sensazionalistici che speculano sull’abuso di una tecnica che sarebbe piuttosto complicata e difficile da attuare.

I ritiri in altura danno i risultati sperati: il test del monossido di carbonio sarebbe servito per dimostrarlo (foto Alen Milavec)
I ritiri in altura danno i risultati sperati: il test del monossido di carbonio sarebbe servito per dimostrarlo (foto Alen Milavec)

Torniamo da Javier Sola

Il tema è caldo, il fatto che del monossido di carbonio sia stato chiesto il divieto fa pensare che magari non tutti se ne servano per scopi di ricerca. Le domande riprendono, si torna a parlare di preparazione con Javier Sola.

In che modo il calendario influisce sulla sua preparazione?

La cosa più importante per noi è che Matxin continui a fare un ottimo calendario, che ci permette di dividere la stagione in due blocchi: quello delle classiche e quello con i Grandi Giri. Questa distinzione permette di programmare bene la preparazione, dato che le esigenze della gara di un giorno sono diverse rispetto al Tour de France, assecondando le esigenze specifiche di ogni evento.

Qual è la particolarità di Pogacar rispetto a queste programmazioni?

Il modo in cui risponde al piano di allenamento. E’ un monitoraggio che stiamo facendo, seguendo il lavoro con i dati oggettivi e i dati soggettivi, sommando tutte le informazioni possibili. Penso che Tadej sia incredibilmente professionale, lui segue il piano e fa quello che serve. A volte è anche troppo entusiasta e per questo dobbiamo tenerlo a bada. Ma la realtà è che spesso ha ragione lui, perché ha un’incredibile capacità di allenarsi, recuperare e adattarsi.

In altre parole?

La sua forza rispetto ad altri corridori è la capacità di assimilare il carico di lavoro a un ritmo molto più veloce. E’ in grado di raggiungere non solo il picco di forma molto rapidamente, ma anche queste prestazioni fenomenali. E questa è davvero una cosa che capita una volta in una generazione.

Le vittorie di Pogacar hanno motivato la squadra: grazie all’emulazione sono arrivate le 81 vittorie 2024
Le vittorie di Pogacar hanno motivato la squadra: grazie all’emulazione sono arrivate le 81 vittorie 2024
Fino a che punto pensi che oggi abbia raggiunto la piena capacità e sia in grado di fare un passo avanti?

Lo scopriremo nel prossimo anno. Sicuramente ha fatto davvero un buon passo dai 23 ai 24 anni, poi dai 24 ai 25 e ora dai 25 ai 26. Il tempo dirà se riuscirà a crescere ancora.

Come si fa a conciliare l’eccezionalità di Tadej col resto della squadra?

Non è un problema, perché si è creata ormai una cultura del successo. Quando un corridore vince così, gli altri vogliono emularlo e tutti sono spinti a un livello superiore. Lo abbiamo visto con i nostri atleti: tutti vogliono vincere e hanno l’opportunità di farlo quando sono al livello in cui devono essere. E’ come quello che accadde con la Ineos, che aveva ingaggiato tante stelle e costruito tutta la squadra intorno a loro. Penso che sia una cosa complessa da gestire, ma penso che Matxin lo faccia bene. Per questo abbiamo ottenuto una stagione con 81 vittorie, questa squadra sta progredendo in modo fenomenale.