Affini sorride: «Io travolto da… un’apertura atomica»

08.05.2021
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Affini si è tolto il cappello, ma negli occhi non aveva poi questa grande disperazione. Quando c’è in strada uno come Ganna, puoi sperare, ma in fondo sai che hai le ore contate. Il secondo posto di Torino brucia, ma non fa male. E anzi, è un ottimo segnale per il corridore mantovano che giusto stamattina ci aveva raccontato l’emozione della prima tappa e che alla Jumbo Visma ha iniziato in cammino di crescita che lo convince e in cui crede molto.

«Ho il telefono che scotta – dice – appena si fa qualcosa di buono, c’è tanta gente che vuole salire sul carro. Ma voi c’eravate anche prima e certe cose si notano. Ero sulla “hot seat” e ci ho sperato davvero. Anche quando ho visto l’intermedio, c’erano due secondi. Ho pensato che magari calava. Invece lui ha fatto la differenza nell’ultimo tratto, dove pure io sono andato forte. Non a caso tanti mi hanno avvicinato all’intermedio e poi sono finiti alle spalle. Ma Pippo ha dato un’apertura atomica e… ciao! E’ campione del mondo non a caso, ma due italiani davanti nella crono sono un bel segnale per tutto il movimento. Non so da quanto non accadeva…».

Dopo le classiche, Affini ha tirato il fiato per presentarsi più fresco al Giro
Dopo le classiche, Affini ha tirato il fiato per presentarsi più fresco al Giro

Non fa male

La sconfitta brucia, si diceva, ma non fa male perché il senso della pagina voltata con decisione resta davvero nel tono di voce. E così anche l’errore dopo il sottopasso lo racconta col sorriso…

«Per me è un buon risultato – dice – la mia condizione è migliore dell’anno scorso. Dopo le classiche ho tirato il fiato e la partenza qui è stata buona, speriamo sia di auspicio per il seguito del Giro. Se mi metto a riguardare la crono, vedo una sola sbavatura. Quella curva dopo il sottopasso, appunto. Mi si è spenta la centralina e ho smesso di pedalare anni prima. Poi mi sono reso conto che c’era ancora da spingere. Stamattina avevo fatto tre giri del percorso, lo conoscevo benissimo. Solo che sono andato nel pallone. Ma intendiamoci, potrò aver perso un secondo. Poca roba».

Le randellate

E’ quando gli riferiamo che Ganna ha parlato di randellate reciproche, che Edoardo fa una bella risata scrosciante. Soprattutto quando gli chiediamo quale sa la randellata data di cui vada più fiero.

«In realtà – ride – sono più le volte che mi ha randellato lui. Per trovare traccia delle mie randellate, c’è bisogno di andare indietro al secondo anno da allievi e i primo da juniores, quando io ho vinto il campionato italiano dell’inseguimento individuale e lui è finito secondo. Oppure l’europeo del 2019, quando ero neoprofessionista, quando io feci terzo e lui finì sesto. Poi lui ha cominciato la sua escalation. Quella che io spero di iniziare in questa squadra».

Terzo nella crono Tobias Foss, anche lui alla Jumbo Vsma, atleta di 23 anni
Terzo nella crono Tobias Foss, anche lui alla Jumbo Vsma, atleta di 23 anni

L’effetto pista

Potrebbe essere la pista che ancora pratica ad aver dato a Ganna quel cambio di ritmo nel finale? Affini ci pensa e poi risponde chiaro.

«Anche io continuo ad allenarmi su pista – dice – vado spesso nei velodromi di Padova o di Bassano, perché sono amico dei ragazzi che li gestiscono. Ma certo la preparazione specifica e la dedizione che ci mette, potrebbero aver dato a Pippo questo tipo di vantaggio. Ma su tutto domina la predisposizione per questo esercizio. Anche io ci sono predisposto, ma lui è più predisposto di me. Ripeto: il campione del mondo è lui. Però quando ci siamo salutati gli ho detto che a Milano mi piacerebbe invertire le parti. Lui secondo e io primo. Non ha risposto, io però un pensierino ce lo faccio».

A Torino come a Palermo, si riparte da un super Ganna

08.05.2021
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Quando sul traguardo di Torino è passato l’arcobaleno, la gente è esplosa in un boato. Sì, la gente. Tanta e contenta, con la mascherina e la voglia di applaudire tutti i corridori del Giro, ma soprattutto Filippo Ganna. Perché quando un nome lo senti circolare lungo la strada e lo senti ripetere quando sta per passare, come in un colossale passaparola di 9 chilometri, significa che il ragazzo con la maglia iridata è ormai entrato nei cuori.

Pippo guarda un punto fisso e racconta. La sbornia del podio è alle spalle, le interviste in inglese sono finite. Questo è il momento delle riflessioni più intime.

«Non era facile partire con tante sconfitte alle spalle – dice – per questo ero nervoso e cattivo. La volevo davvero. Sentire tanta gente che urla il tuo nome ti spinge anche oltre».

Traiettorie perfette nelle strade di Torino e finale in crescendo: 10 e lode
Traiettorie perfette a Torino e finale in crescendo: 10 e lode
Primo, come l’anno scorso a Palermo…

Tornare a vincere non è facile. Sono riuscito a recuperare bene dopo tanto lavoro in altura. Erano già cominciate le polemiche. Ganna non va più, Ganna non sa più vincere. Ragazzi, facciamo una stagione con 70 giorni di corsa e non si può essere sempre competitivi. E se lo sei, allora c’è un problema. Oggi è venuto il risultato all’inizio di un Giro che sarà più duro dell’ultimo. I nostri direttori ci hanno mostrato le salite, ci sarà da stringere i denti.

Hai parlato di tante sconfitte.

Nelle ultime tappe del Romandia ero gonfio di liquidi e fatica. In questi giorni in Italia con il nostro bellissimo gruppo sono riuscito a mettere a posto il peso. Poi è chiaro che nelle ultimissime ore io fossi teso, vi invito a salire su pullman di chiunque puntasse alla crono per vedere in che condizioni fosse.

Il vostro bellissimo gruppo è lo stesso che lo scorso anno dominò il Giro?

Quel gruppo si creò dopo cinque giorni, dopo che Thomas finì fuori per il suo incidente. Questa volta forse avremo bisogno di più tempo. Gli ultimi due giorni sono stati noiosi, fatti di ore in camera, allenamento e cena. Ora si comincia. Ci sarà da supportare e anche sopportare i capitani. Di sicuro avremo momenti di tensione, ma so che qualunque cosa diranno, sarà dettata dalla tensione. Siamo qua per vincere, non per fare secondi. Se riusciamo a switchare la testa e a divertirci, le cose verranno anche meglio.

Il podio ai piedi della Gran Madre, in uno scenario suggestivo con vista su Torino
Il podio ai piedi della Gran Madre, in uno scenario suggestivo
Supportare i capitani è nell’ordine delle cose, quanto spazio ci sarà per la tua maglia rosa?

E’ chiaro che dovrò guardare alla squadra, ma cercherò di tenerla più a lungo che posso. Penso che il primo arrivo in salita mi sarà fatale, a meno che quel giorno non mi venga fuori il coraggio del leone e la forza della formica che solleva cento volte il suo peso. Sono qua per la squadra, abbiamo dei grandi leader. Spero di cominciare qui come ho finito nel 2020.

Ti chiedono come tu faccia a sopportare tante pressioni. Le crono, la pista, il ruolo alla Ineos, le Olimpiadi…

Un atleta sa dove può arrivare e dove no. A volte siete voi giornalisti, che fate ottimamente il vostro lavoro, a tirare fuori certi aspetti cui noi non avevamo neanche pensato. Abbiamo bisogno di staccare. E’ tutto collegato. Se non avessi fatto quei lavori lattacidi in pista e la preparazione in palestra e se non fossi andato sul Teide, al Romandia sarei stato più pronto. Ma io ho questo sogno delle Olimpiadi, con due medaglie in palio. Lasciate che possa coltivarlo, sperando che il prossimo luglio ci divertiremo insieme.

Alle interviste finalmente rilassato, la tensione va giù: Torino ai suoi piedi
Alle interviste finalmente rilassato, la tensione va giù
Come credi che Affini abbia vissuto la sconfitta?

Di sicuro anche lui sognava la maglia rosa, come tutti noi alla partenza. Io ed Edo (Edoardo Affini, ndr) abbiamo un bellissimo rapporto, siamo cresciuti insieme. A volte ho preso io le randellate, a volte lui. Quando ci siamo incrociati gli ho chiesto di lasciarmi la maglia rosa per almeno tre giorni e lui ridendo mi ha chiesto chi potrebbe avere la forza di togliermela. So che in fondo è contento per me, come io lo sarei stato per lui.

Tu saresti stato contento se non avessi vinto?

E’ stata una vittoria voluta. Sono partito da casa con l’unico intento di vincerla. Se non ci fossi riuscito, non nego che nei prossimi giorni il mio umore sarebbe stato peggiore…

Affini Dorelan 2021

Affini: «Quante emozioni nella prima giornata»

08.05.2021
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L’approssimarsi di un grande Giro è un caleidoscopio di sensazioni che si moltiplicano man mano che si avvicina il momento del primo colpo di pedale. Sensazioni amplificate quando il primo atto è un cronoprologo, come nella maggioranza dei casi e come avviene anche quest’anno al Giro d’Italia, nella sede imponente di Torino.

Quando si parla di cronometro, in Italia fra i nomi dei maggiori specialisti emerge quello di Edoardo Affini (Jumbo Visma) anche se la sua esperienza al Giro è relativa: «Ho partecipato solo lo scorso anno, ma è un’emozione enorme, soprattutto per un italiano al Giro sapendo di poterti giocare qualcosa d’importante. Un pensierino alla maglia rosa è naturale farlo, anche se poi tra il dire e il fare…».

Di solito che sapore ha una prima giornata di un viaggio lungo tre settimane?

Senti che stai per affrontare qualcosa d’importante, lungo, pieno di avventure che potranno essere belle come spiacevoli, c’è l’incertezza del futuro. Un viaggio affrontato in una carovana ampia e ricca di colori, persone, ma soprattutto tante speranze e ambizioni, penso che sia così per tutti.

Inoltre la prima giornata è l’unica teoricamente nella quale tutti partono davvero alla pari e la maglia può andare a chiunque…

E’ vero, anche se naturalmente già alla vigilia ci sono gerarchie abbastanza prestabilite. La grande giornata può però esserci per ognuno. La prima giornata dà poi anche un senso di liberazione, dopo tanti ritiri, allenamenti, sacrifici. E’ ora di mettere in pratica quello che hai fatto, senti dentro di te molto nervosismo, ma io dico sempre che è un nervosismo buono…

Affini crono 2021
Edoardo Affini è al suo secondo Giro d’Italia: nel 2020 si è ritirato prima dell’ottava tappa
Edoardo Affini è al suo secondo Giro d’Italia
Che cosa cambia rispetto a una qualsiasi corsa a tappe?

Tantissimo, innanzitutto perché sai che non stai affrontando la “corsa del campanile” ma un evento di primaria importanza, che non riguarda solo chi ama il ciclismo. Io non sono ancora arrivato alla fine di un grande giro, troppo poche le mie esperienze in tal senso, ma tutti mi hanno detto che in tre settimane ci sono giornate buone e meno buone, bisogna saperle miscelare nella maniera giusta.

In un viaggio così lungo quanto contano i rapporti umani?

Se non c’è una buona atmosfera in squadra è difficile raddrizzare il timone quando le cose vanno male. Riuscire a vivere in un ambiente sereno nell’arco di tutte e tre le settimane è un aspetto fondamentale per ottenere risultati.

Si parte con un prologo di 9 chilometri, è più vicino a quelli classici di semplice introduzione o una cronometro vera e propria?

Diciamo che siamo un po’ a metà, perché comunque devi affrontarlo a tutta, partire forte e aumentare man mano finché non è finito. Molto dipenderà dal vento, sapersi gestire se sarà frontale all’inizio o alla fine e poi sarà importante partire già abbastanza riscaldati, proprio per sparare tutto sin dall’avvio.

Affini, spicchio d’Italia nella tana del lupo Van Aert

04.04.2021
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Nella tana del lupo Van Aert c’è anche un italiano. I nostri connazionali al via del Fiandre sono appena otto e fra loro c’è appunto Affini. Il gigante mantovano alla Jumbo-Visma c’è arrivato da pochi mesi, eppure i direttori l’hanno voluto fortemente alla partenza. Si sono accorti che quando c’è da caricarsi il gruppo sulle spalle, Edoardo sa farlo benissimo. E dato che oggi, vista la condizione di Van Aert, ci sarà da portarli tutti a spasso e anche a lungo, le leve dell’italiano sono quel che ci vuole.

Per i corridori che il mercoledì hanno corso a Waregem, ricognizione di venerdì
Per i corridori che il mercoledì hanno corso a Waregem, ricognizione di venerdì
Come stai?

Sto benino, ma non al 100 per cento. Dopo la Sanremo ho preso un mega raffreddore e per qualche giorno quasi non respiravo. Poi a forza di tamponi, perché se hai il raffreddore diventano tutti sospettosi, il naso me l’hanno sturato. In generale, comunque, è una fase che vivo molto bene. E’ chiaro che avendo in casa il più forte, siamo tutti molto motivati. Anche se secondo me Van der Poel si sta nascondendo.

Avendo in casa il più forte di solita significa tirare tutto il giorno…

Ci prenderemo la responsabilità, se sarà necessario. Dipende anche da come si muoveranno le altre squadre. Ci sono anche altri che stanno bene, non sperino che li portiamo in carrozza al finale.

Il percorso è un po’ cambiato.

Faremo qualche sezione differente. Mi pare di aver capito che i paesi con il Muur e il Bosberg non abbiano dato l’autorizzazione al passaggio. E così dopo il primo Qwaremont si farà un nuovo giro. Verrà fuori un corsone, c’è davvero una bella sequenza di muri.

Siete andati a vederli?

Siamo andati in due gruppi separati. Noi che abbiamo corso mercoledì alla Dwars door Vlaanderen siamo andati venerdì a vedere la parte più importante. Quelli che invece non hanno corso, giovedì hanno fatto un bell’allenamento sul percorso.

Van Aert è un vero lupo sui muri. Eccolo provare il percorso giovedì
Van Aert è un vero lupo quando la strada si fa impervia
Quale sarà il tuo ruolo?

Dovrò stare sveglio dalle prime battute e portare la squadra il più avanti che mi sarà possibile. Poi quando avrò finito, addio cari miei! Comunque essere qui dopo così poco tempo è gratificante e dà grande motivazione.

Con quale bici correrai?

Usiamo la Cervélo S5. Qualcuno nelle corse precedenti ha anche provato un nuovo modello, la Caledonia. Io stesso l’ho usata ad Harelbeke, ma per oggi usiamo tutti la S5. Ho cerchi da 60 e tubolari da 28. Ho usato gli stessi cerchi anche alla Gand-Wevelgem, dove il vento era decisamente forte. Ma sono pesante, difficile da spostare. Quanto ai rapporti, 39-54 e 11-30. Il 54 ormai lo uso in ogni corsa, si va così forte che perdere pedalate diventa difficile.

Come sta il capo?

Per come l’ho visto in questi giorni, è abbastanza tranquillo. Fa gruppo e devo dire che proprio questa sarà la nostra arma segreta in futuro. Si lavora bene, con una bella sinergia fra direttori e corridori.

Alla Tirreno, Affini ha dimostrato di saper fare anche il lavoro pesante
Alla Tirreno, Affini ha dimostrato di saper fare anche il lavoro pesante
Van Aert ha voce in capitolo nelle scelte?

Lui esprime sempre le sue idee e quando arriviamo a fare la riunione tattica, i direttori hanno già fatto il giro delle camere. Per cui alla fine si tratta di fare la sintesi delle varie opinioni. Fare la riunione la sera prima significa che al mattino sul bus diamo una ripassatina e semmai rifacciamo il punto sul meteo. Si pesava che avrebbe fatto freddissimo, invece il vento è calato e la temperatura è da primavera belga. Rigidina, ma sempre meglio che in inverno.

A che ora la sveglia stamattina?

Alle 6,45. Colazione prima delle 7 e poi partenza. C’è voluta quasi un’ora di pullman per arrivare in tempo alla presentazione dei team.

Cosa farai dopo il Fiandre?

Mi fermo un po’ e poi preparo il Giro. Qui c’è una bella pianificazione. Si decidono gli obiettivi e si pianificano gli allenamenti per arrivarci. Si fanno meno giorni di corsa, ma di maggiore qualità. Mi trovo bene, anche se siamo appena all’inizio. Alle corse ormai vanno tutti così forte che non si riesce a prenderle come allenamenti. E allora tanto vale prepararsi per bene in un posto che scegliamo noi, al ritmo che decidiamo di seguire…

Manubrio Cervélo S5 Jumbo Visma

La Cervélo S5 della Jumbo Visma? Ce la spiega Affini

18.03.2021
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Come abbiamo detto altre volte tra i componenti in piena evoluzione c’è sicuramente il manubrio. Uno dei più particolari è certamente quello montato sulle Cervélo S5 della Jumbo Visma. Abbiamo parlato con Edoardo Affini per capire meglio le qualità di questo manubrio e in generale della S5.

Il cambio di bici

Con la nuova stagione la Jumbo Visma è passata dalle biciclette Bianchi alle Cervélo e Wout Van Aert dichiarava a inizio stagione che era curioso di vedere come si sarebbe trovato con il nuovo materiale, soprattutto a cronometro. Dai risultati ottenuti alla Tirreno-Adriatico potremmo dire che il cambio di bicicletta sia stato metabolizzato bene e il campione belga si proietta verso la Milano-Sanremo con l’aerodinamica Cervélo S5.

Edoardo Affini
Edoardo Affini tira il gruppo alla Tirreno Adriatico
Edoardo Affini
Edoardo Affini tira il gruppo all’ultima Tirreno Adriatico

Veloce e reattiva

Anche il nostro Edoardo Affini è passato allo squadrone olandese da pochi mesi e anche per lui c’è stato il cambio di bicicletta, infatti ricordiamo che la scorsa stagione pedalava su Scott.
«Devo dire che finora in gara ho usato sempre la S5 – ci dice il corridore mantovano – anche perché è la bicicletta che si addice maggiormente alle mie caratteristiche». Ricordiamo che Affini è un passista molto forte a cronometro, tanto che ha vestito la maglia azzurra nella prova contro il tempo agli ultimi mondiali di Imola.
«E’ una bicicletta molto veloce che mantiene bene le alte velocità – continua Affini – ed è anche reattiva, risponde bene ai cambi di ritmo. Certo io non ho la potenza dei velocisti puri, però nei rilanci ho visto che è molto efficiente».

Wout Van Aert
Wout Van Aert in allenamento con la S5 nei primi raduni dell’anno
Wout Van Aert
Wout Van Aert in allenamento con la Cervélo S5 nei primi raduni dell’anno

Rigido e aerodinamico

Tra gli elementi che rendono la S5 molto veloce c’è sicuramente il cockpit, composto dall’attacco manubrio CS28 a forma di V e dal manubrio AB08.
«All’inizio ero molto curioso di questo manubrio – ci spiega Affini – anche perché è molto particolare e balza subito all’occhio. Devo dire che dopo qualche mese che lo sto provando mi trovo molto bene».

Il corridore della Jumbo Visma sottolinea alcune qualità: «E’ molto rigido e aerodinamico. Inoltre, la parte superiore piatta è molto confortevole e riesco ad avvolgerlo con tutta la mano senza problemi. E’ molto comodo per appoggiarsi con i gomiti e mettersi in posizione, ma adesso non lo posso più fare – dice ridendo – lo trovo meglio di un manubrio con la forma tonda tradizionale».

Cervélo S5 Jumbo Visma
La Cervélo S5 della Jumbo Visma
Cervélo S5 Jumbo Visma
La Cervélo S5 della Jumbo Visma, si notano le sue forme aerodinamiche

Facilità di regolazione

Cervélo ha sempre dichiarato che è stato scelto di realizzare questo manubrio in due pezzi separati, anziché in un pezzo unico, per dare più soluzioni di regolazioni ai ciclisti. In effetti Affini ci conferma questa qualità.
«Come misure ho riportato quelle che ho sempre avuto e non ho avuto particolari problemi, anche perché questo tipo di manubrio in due pezzi permette di avere diverse regolazioni sia come attacco che come spessori».

Manubrio e attacco CS28 Cervélo
Si nota la sezione piatta del manubrio e la forma a V dell’attacco
Manubrio AB08 e attacco CS28 Cervélo
Si nota la sezione piatta del manubrio e la forma a V dell’attacco

Misure disponibili

Ricordiamo che l’attacco CS28 è disponibile in diverse misure, che vanno da 80 millimetri fino a 130 millimetri, con incrementi di 10 millimetri. Il manubrio AB08 è disponibile in 4 misure di larghezza, che partono da 38 centimetri fino a 44 centimetri. Il manubrio può essere ruotato fino a +5 gradi con incrementi di 2,5 gradi. Ovviamente il massimo vantaggio aerodinamico si ha con un angolo di 0 gradi.

Edoardo, le crono poi con Groenewegen e Van Aert

01.02.2021
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Edoardo è tornato in Olanda, dove era cresciuto nella Seg Academy Racing prima di approdare alla Mitchelton-Scott. Lo hanno voluto quelli della Jumbo Visma, che prima sono andati a sondarlo, poi gli hanno proposto un bel progetto che lo riguarda. Non è stato facile convincerlo, almeno all’inizio, poi le cose si sono incanalate nel modo giusto. La squadra ha concluso il ritiro giusto due giorni fa, sabato. Proprio nel giorno in cui, rientrati dall’allenamento, i ragazzi hanno saputo che non avrebbero debuttato alla Vuelta Valenciana, che era stata appena cancellata.

Nel 2019 vince la tappa di Sandefjord al Giro di Norvegia
Nel 2019 vince la tappa di Sandefjord al Giro di Norvegia

Affini è mantovano, è alto 1,92 ed è uno dei nostri migliori cronoman. E’ stato campione europeo U23 nel 2018 e nello stesso anno ha vinto i Giochi del Mediterraneo. Da professionista ha vinto due corse. Una tappa in linea al Giro di Norvegia e la crono al Tour of Britain: entrambe nel 2019. Il suo 2020 si è concluso con il ritiro dal Giro d’Italia. Meglio voltare pagina e cominciare da capo.

Come va nel nuovo ambiente?

Mi sembra di essermi ben inserito. Sono uno dei pochi che non parla l’olandese e quel che ricordo del periodo alla Seg serve a malapena per scambiarsi un saluto. Meglio usare l’inglese. Detto questo, mi pare che le squadre WorldTour più o meno si somiglino tutte. La differenze è che alla Mitchelton ero lasciato più libero, mentre qui ci sono più linee guida su tutti i fronti, dall’alimentazione all’allenamento e ogni preparatore ha la sua filosofia.

Cambiato qualcosa, par di capire?

Ho fatto più intensità sin dall’inizio. Ero abituato a una ripresa tradizionale, facendo prima la base. Qui ho fatto un minino di adattamento e poi da inizio dicembre subito richiami di intensità. All’inizio mi è venuto qualche dubbio, ma alla fine sono riuscito a metabolizzare tutto bene.

Ai mondiali crono di Imola, Edoardo ha ottenuto il 14° posto
Ai mondiali crono di Imola, Edoardo ha ottenuto il 14° posto
Come hanno fatto a convincerti?

Il primo contatto l’abbiamo avuto ad aprile, ma io stavo bene alla Mitchelton e volevo capire che cosa sarebbe successo. Quando poi è venuta fuori la storia della Fundacion Manuela nella quale non si vedeva proprio chiaro, la proposta della Jumbo è stata superiore alla contro offerta della Mitchelton. Così ho accettato, anche perché mi hanno offerto tre anni di contratto che danno una certa sicurezza. Vuol dire che ci credono.

Cosa vogliono fare di Affini?

Il miglior corridore possibile, lavorando molto sulla crono per tirare fuori qualche risultato, sulle classiche in cui abbiamo un leader come Van Aert e poi sul treno per i velocisti. A maggio scade la squalifica di Groenewegen, ma quando ho firmato non era ancora successo il disastro del Polonia. Di certo è stato brutto vederlo alle prese con le minacce. Gli stava per nascere il bambino e gli scrivevano che non era degno di essere padre. Gli hanno scritto di ammazzarsi

Che cosa ti è parso del tuo capitano delle classiche?

Per quel po’ che ci ho pedalato assieme e il po’ che ci ho parlato, si vede che Van Aert ha classe. E’ forte, mi sembra tranquillo e giù dalla bici fa gruppo anche lui. Ha tre anni più di me, non c’è la soggezione davanti a uno più grande.

Nel ritiro spagnolo del team, per Edoardo tanti lavori specifici ad alta intensità (foto Jumbo Visma)
In ritiro tanti lavori specifici ad alta intensità (foto Jumbo Visma)
A proposito d leader, avete perso anche Dumoulin…

Tom era in ritiro con noi. Forse è venuto che già sapeva, perché l’ho visto parlare con tutti, come per salutarli. Siamo tornati dall’allenamento e ci hanno detto che era tornato a casa. Non conosco i dettagli, ma non siamo macchine. Posso capire che si abbia bisogno di spazio.

Da Scott a Cervelo, cosa cambia?

E’ una bella bici, molto rigida e sembra anche veloce. Anche quella da crono dà belle sensazioni, ma dobbiamo ancora lavorare sulla posizione, sviluppando ad esempio il manubrio. E’ un processo lento. Prima si trova la posizione. Poi si va in galleria del vento. E alla fine si mette a punto il componente su misura. Solo che con il Covid questi passaggi sono molto complicati.

Hai già corso due crono iridate da pro’: ci riproviamo?

In testa ho tutti gli obiettivi, sta al cittì decidere. Con Cassani non ho ancora parlato, ma sa che tengo alla maglia azzurra. Mi ha portato al mondiale negli ultimi due anni e sa che do sempre il massimo.

Edoardo sfinito dopo una serie di Sfr nel ritiro spagnolo (foto Jumbo Visma)
Edoardo sfinito dopo una serie di Sfr (foto Jumbo Visma)
Senza la Valenciana, il debutto dove va a finire?

All’Het Nieuwsblad, mentre dall’8 febbraio andrò a Tenerife, sul Teide, non facendo più la Valenciana. E’ una cosa che mi incuriosisce. Non ho mai visto quel posto e non ho mai fatto altura così presto. Poi dopo il debutto, farò Tirreno e Sanremo, Gand, Dwars door Vlaanderen e Roubaix. Non le faccio tutte perché sono nella squadra del Giro, dove verrà anche Bennett.

A proposito di Giro, non è andata benissimo l’anno scorso…

Sono caduto nel giorno dei ventagli e poi la squadra è andata a casa per la positività di Yates. E’ stato bello partire e respirare l’atmosfera, ma il resto possiamo anche dimenticarlo. E’ finita con un metacarpo rotto. Possiamo dire che del Giro 2020 mi restano 8 viti e una placca, che dovrei togliere a un anno dall’incidente, quindi se ne parla il prossimo ottobre. Ma sto bene, non ho fastidi, quindi non sarà un problema.

Quanto è fastidioso veder cancellare le corse?

Hai un programma, ma non puoi farci niente. Ti devi allenare e cambiare obiettivi. E se non corri, l’obiettivo è migliorarsi. Già averne uno ti dà un’altra grinta.